Carceri in Terra d’Otranto/Il Regolamento del 1892
Viaggio nella Storia Salentina…
Nel largo uso delle parole comuni, molto spesso impieghiamo espressioni come riscatto sociale e presa di coscienza, senza riflettere appieno sulla profondità etimo-morale e l’esatta posizione contestuale del loro contenuto. Il riscatto, inteso come redenzione, ritorno alla luce, meglio giustifica il suo significato se affiancato a un concetto di politica penitenziaria e di trattamento del reo e inquadrato nel contesto storico di fine ottocento, dopo l’approvazione del regolamento carcerario del 1891. È dominante il pensiero che il periodo di esecuzione della pena diventi il momento teso alla rieducazione del condannato e della sua coscienza.
Il Regolamento interno del 1892, emanato dalla direzione degli stabilimenti carcerari di Lecce, disciplinando il comportamento negli istituti di segregazione, evidenzia che “nei movimenti che gli inquisiti, segregati, dovranno eseguire, si potrà, in qualche caso di riconosciuto sentimento di dignità, permettere al detenuto che possa indossare un cappuccio ad uso maschera ed anche che non venga riconosciuto da persone estranee.” Lo Stato, con le sue leggi, cerca di tutelare la dignità del condannato “nascondendo la sua colpa, oscurando la vergogna”, perché una volta espiata la pena, grande o piccola che sia, possa tornare alla luce, nel giusto, ma ancor più si sforza di assistere ciò che il carcere produce, l’abbandono della famiglia, dei figli.
La questione dell’infanzia abbandonata diviene un problema altamente sociale; la teoria del prevenire, piuttosto che reprimere, è un potente mezzo di saggia amministrazione. In questo periodo, la nascente costituzione dei Comitati provinciali di assistenza, collegata con le società di patronato, e nuova emanazione delle Congregazioni di Carità, avvierà nuove opere filantropiche in molti capoluoghi di provincia, organizzando comitati locali, su iniziativa dei Prefetti, per l’opera pia di assistenza ai figli “derelitti” dei condannati.
In un documento prodotto dalla regia prefettura di Terra d’Otranto troviamo atto dell’istituzione a Lecce dell’Opera Pia, costituita in Ente Morale, con R. D. 27 gennaio 1898; il nuovo Comitato provinciale di assistenza, sotto la supervisione del Consiglio Superiore dell’Opera pia e la Direzione Generale delle carceri di Roma, era composto, per citare alcuni dei componenti, dal Barone Sebastiano Apostolico, dal Cav. Vincenzo De Martino, direttore degli stabilimenti penali, dal Cav. Luigi Gioia, Procuratore del Re e dal Cav. Avv. Giuseppe Pellegrino, sindaco di Lecce.
Maria Teresa Friolo















