Carceri in Terra d’Otranto/La Casa Mandamentale di San Cesario di Lecce
Un nuovo viaggio nella Storia. Il regime punitivo in archivio.
Di carcere oggi se ne parla tanto e se ne muore troppo. È strano notare, come nella sua lunga e tormentata evoluzione storico-legislativa, nulla o quasi nulla sia cambiato in meglio. Dal confronto con le istituzioni carcerarie da circa e più un secolo fa, a farla vinta è stata sempre la sconfitta, morale e sociale. Sin dalle loro origini i luoghi di segregazione ove espiare la pena da parte del colpevole avevano un solo fine, quello di “annullamento della dignità umana” e diverse erano le loro denominazioni, carceri, prigioni o più confusamente “case dei poveri”.
Si era puniti non solo per colpe politiche o immorali, ma anche per troppa povertà; contadini, poveri e vagabondi rappresentavano un problema di ordine pubblico affrontato dalla borghesia e giustificato dalle leggi dello Stato con il loro internamento, visto come atto benefico e punitivo, perché la povertà era espressione e conseguenza di vizio e peccato.
Nell’anno 1838 l’editto regio del 27 luglio avviò il rinnovamento delle istituzioni giudiziarie del Regno di Sardegna, ponendo alla base del nuovo ordinamento i “mandamenti”, nel cui capoluogo un giudice, poi pretore, aveva giurisdizione nelle cause civili e penali di minore importanza avvalendosi di forme processuali semplificate. Saranno i decreti del 13 e 20 novembre del 1859 a confermare le preture, denominate giudicature di polizia, struttura base dell’organizzazione del Regno Sardo-Piemontese; il R. D. 6 dicembre 1865 n.2626 le renderà parti rilevanti dell’ordinamento giudiziario dello Stato Italiano, istituendole sull’intero territorio.
Le riforme carcerarie e l’uniformata legislazione del diritto penitenziario ebbero forte impatto anche sui territori della Provincia di terra d’Otranto e sulla locale amministrazione dei vari Comuni. Nel fondo “Prefettura” conservato presso l’Archivio di Stato di Lecce, vari sono i documenti attestanti gli affari sulle case mandamentali e le relative domande o pratiche burocratiche che intercorrono tra i comuni, gli uffici di prefettura e quello del Procuratore del Re.
In un documento datato 29 settembre 1877 e diretto dal “Uffizio del Procuratore del Re presso il Tribunale Civile e Correzionale di Lecce al Prefetto della Provincia”, avente come oggetto il carcere del Comune di San Cesario, si legge: “Il Pretore di S. Cesario con rapporto del 24 stante mi riferisce che non ancora si siano fatte le riparazioni al carcere di quel mandamento, comunque deliberarle di urgenza, e nonostante che il carcere medesimo sia stato sgomberato dei detenuti che vi erano rinchiusi”.
La corrispondenza tra il comune di San Cesario e il Prefetto, datata al precedente 30 giugno 1877, metteva, infatti, in evidenza la richiesta di restauro della vecchia Casa Comunale con annessa la casa mandamentale, a causa delle profonde lesioni createsi ai muri delle stanze superiori , con una richiesta di 900 ducati per le coperture delle spese occorrenti.
Il nuovo regolamento giudiziario aveva di fatto istituito una commissione visitatrice, con funzioni di controllo e consultiva, composta dal sindaco, Procuratore del Re, Parroco e quattro cittadini nominati dal Consiglio Comunale, che esercitava il controllo su vitto, materiale, salubrità degli ambienti, disciplina e istruzione religiosa.
Maria Teresa Friolo















