Pubblicato in: Ven, Apr 19th, 2013

Carceri in Terra d’Otranto/La Casa Mandamentale di San Cesario di Lecce

Un nuovo viaggio nella Storia. Il regime punitivo in archivio. 

Di carcere oggi se ne parla tanto e se ne muore troppo. È strano nota­re, come nella sua lunga e tormen­tata evoluzione storico-legislativa, nulla o quasi nulla sia cambiato in meglio. Dal confronto con le istituzioni carcerarie da circa e più un secolo fa, a farla vinta è stata sempre la sconfitta, morale e sociale. Sin dalle loro origini i luoghi di segregazione ove espiare la pena da parte del colpevole avevano un solo fine, quello di “annullamento della dignità umana” e diverse erano le loro denominazioni, carceri, prigioni o più confusamente “case dei poveri”.

Si era puniti non solo per colpe politiche o immo­rali, ma anche per troppa povertà; contadini, poveri e vagabondi rappresentavano un problema di ordine pubblico affrontato dalla borghesia e giustificato dalle leggi dello Stato con il loro internamento, visto come atto benefico e punitivo, perché la povertà era espressione e conseguenza di vizio e peccato.

Nell’anno 1838 l’editto regio del 27 luglio avviò il rinnovamento delle istituzioni giu­diziarie del Regno di Sardegna, ponendo alla base del nuovo ordinamento i “mandamenti”, nel cui capoluogo un giudice, poi pretore, aveva giurisdizione nelle cause civili e penali di minore importanza avvalendosi di forme processuali semplificate. Saranno i decreti del 13 e 20 novembre del 1859 a confermare le preture, denominate giudicature di polizia, struttura base dell’organizzazione del Regno Sardo-Piemontese; il R. D. 6 dicembre 1865 n.2626 le renderà parti rilevanti dell’ordina­mento giudiziario dello Stato Italiano, istituen­dole sull’intero territorio.

Le riforme carcerarie e l’uniformata legisla­zione del diritto penitenziario ebbero forte impatto anche sui territori della Provincia di terra d’Otranto e sulla locale amministrazione dei vari Comuni. Nel fondo “Prefettura” conservato presso l’Ar­chivio di Stato di Lecce, vari sono i documenti attestanti gli affari sulle case mandamentali e le relative domande o pratiche burocratiche che intercorrono tra i comuni, gli uffici di prefettura e quello del Procuratore del Re.

In un documento datato 29 settembre 1877 e diretto dal “Uffizio del Procuratore del Re presso il Tribunale Civile e Correzionale di Lecce al Prefetto della Provincia”, avente come oggetto il carcere del Comune di San Cesario, si legge: “Il Pretore di S. Cesario con rapporto del 24 stante mi riferisce che non ancora si siano fatte le riparazioni al carcere di quel mandamento, comunque deliberarle di urgenza, e nonostante che il carcere mede­simo sia stato sgomberato dei detenuti che vi erano rinchiusi”.

La corrispondenza tra il comune di San Cesario e il Prefetto, datata al precedente 30 giugno 1877, metteva, infatti, in evi­denza la richiesta di restauro della vecchia Casa Comunale con annessa la casa man­damentale, a causa delle profonde lesioni createsi ai muri delle stanze superiori , con una richiesta di 900 ducati per le coperture delle spese occorrenti.

Il nuovo regolamento giudiziario aveva di fatto istituito una commissione visitatrice, con funzioni di controllo e consultiva, composta dal sindaco, Procuratore del Re, Parroco e quattro cittadini nominati dal Consiglio Comunale, che esercitava il con­trollo su vitto, materiale, salubrità degli ambienti, disciplina e istruzione religiosa.

Maria Teresa Friolo

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