Carceri in Terra d’Otranto/Tra Riforme e Amministrazioni locali
Viaggio nella Storia Salentina…
Il carcere come un abito a misura d’uomo. È il concetto che meglio concretizza le disposizioni e le misure in materia di gestione strutturale carceraria, quando nel 1889 fu emanata la prima legge relativa l’edilizia penitenziaria e gli stanziamenti di bilancio cui farvi fronte. L’istituto carcerario, e in particolare la cella di detenzione, aveva l’obbligo legale e punitivo di trattenere il detenuto, limitarlo nello spazio e nella visione di una vita libera e dignitosa, nel contempo doveva permettere movimento e respiro per obliare l’umano tormento della pena, facendo fronte a ciò con strutture capaci e idonee ma anche economiche.
Nei documenti ufficiali, indirizzati ai Prefetti del Regno dalla Direzione generale delle carceri, si evidenziano indicazioni e progetti tecnici “riguardo l’esecuzione in economia di stabilimenti carcerari”. L’art. 9 del regolamento, approvato con R.D. 16 ottobre 1880, per i lavori da eseguirsi negli edifici carcerari, stabilisce, infatti, che le misure finali delle “opere d’arte”, saranno compilate dagli Uffici del Genio Civile, in concorso con la Direzione dello stabilimento carcerario.
Sul piano pratico, i comuni, sede di case mandamentali o pretura, attuano gli elenchi di verifica dei fabbricati carcerari, nei quali si riportano lavori di costruzioni o migliorie eseguite secondo le disposizioni di legge. Nel documento avente per oggetto la costruzione dei locali della pretura di Novoli, il Consiglio comunale locale sostiene che occorre “un mutuo passivo per completare i locali, poiché è venuto a risultare dai relativi studi che tutti i locali si possono avere con minore spesa del previsto e riuniti tutti nell’attuale Casa Comunale, coll’aggiungere soltanto il fabbricato che si attacca dal lato di ponente nella strada Molini”.















