Pubblicato in: Ven, Mag 10th, 2013

Carceri in Terra d’Otranto/Tra Riforme e Amministrazioni locali

Viaggio nella Storia Salentina…

Il carcere come un abito a misura d’uomo. È il concetto che meglio con­cretizza le disposizioni e le misure in materia di gestione strutturale carce­raria, quando nel 1889 fu emanata la prima legge relativa l’edilizia penitenzia­ria e gli stanziamenti di bilancio cui farvi fronte. L’istituto carcerario, e in particola­re la cella di detenzione, aveva l’obbligo legale e punitivo di trattenere il detenuto, limitarlo nello spazio e nella visione di una vita libera e dignitosa, nel contempo doveva permettere movimento e respiro per obliare l’umano tormento della pena, facendo fronte a ciò con strutture capaci e idonee ma anche economiche.

Nei documenti ufficiali, indirizzati ai Pre­fetti del Regno dalla Direzione generale delle carceri, si evidenziano indicazioni e progetti tecnici “riguardo l’esecuzione in economia di stabilimenti carcerari”. L’art. 9 del regolamento, approvato con R.D. 16 ottobre 1880, per i lavori da eseguirsi negli edifici carcerari, stabilisce, infatti, che le misure finali delle “opere d’arte”, saranno compilate dagli Uffici del Genio Civile, in concorso con la Dire­zione dello stabilimento carcerario.

Sul piano pratico, i comuni, sede di case mandamentali o pretura, attuano gli elenchi di verifica dei fabbricati carcerari, nei quali si riportano lavori di costruzioni o migliorie eseguite secondo le dispo­sizioni di legge. Nel documento avente per oggetto la costruzione dei locali della pretura di Novoli, il Consiglio comunale locale sostiene che occorre “un mutuo passivo per completare i locali, poiché è venuto a risultare dai relativi studi che tutti i locali si possono avere con minore spesa del previsto e riuniti tutti nell’at­tuale Casa Comunale, coll’aggiungere soltanto il fabbricato che si attacca dal lato di ponente nella strada Molini”.

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