Caritas/In duemila nel girone dell’estremo bisogno
IL PARROCO/“LA DOMENICA INSIEME CON I PIÙ POVERI”
PICCOLI SEGNI/È molto bello che la famiglia che ha preparato il pranzo viene a mangiare con i poveri. La Parrocchia è una grande rete, alla quale non sfuggono i problemi sociali della comunità.
La povertà è un esito collaterale dell’egoismo umano e non è mai un’opera di Dio; caso mai può essere scelta o vissuta da qualcuno come un Suo dono. Per questo la Chiesa di Dio vuole essere povera ma nello stesso tempo si impegna contro la povertà. La Caritas, il Banco delle Opere di Carità e il Banco Alimentare onlus sono tre istituzioni presenti a Squinzano con le sezioni parrocchiali della Caritas, che sono convenzionate con il Banco Alimentare di Taranto o con il Banco delle Opere di Carità, che a Squinzano ha un depositato organizzato e coordinato dall’Arciprete Nicola Macculi, un sacerdote con grandi doti manageriali.
“Con il Banco delle Opere di Carità di Squinzano sono convenzionati ben 85 Enti, parrocchie e Comuni soprattutto, del Nord Salento e del Sud di Brindisi, che mensilmente ritirano generi alimentari in base ad una convenzione annuale. Ma la lotta alla povertà ha diversi capitoli: non solo la distribuzione di viveri, ma c’è anche il progetto Policoro, un’iniziativa delle Diocesi per combattere la disoccupazione giovanile”.
Mons. Macculi, come parroco ed arciprete di Squinzano, come vede il problema della povertà a Squinzano?
“Squinzano ha fantasia nel superare le difficoltà: la gente si sa inventare un lavoro precario e trovare sempre qualcosa da fare, magari a part-time. Ho visto giovani che si sono inventati attività lavorative in ogni settore, anche in campagna, ma Squinzano non riesce a dare tutte le risposte che i suoi giovani si aspettano, i quali spesso cercano altrove. È incredibile, per esempio, il numero dei ragazzi di Squinzano che riescono a sistemarsi, arruolandosi nelle Forze dell’Ordine o nelle Forze Armate”.
L’arciprete Macculi, però, non nasconde la povertà sommersa che esiste e per la quale la sua parrocchia ha organizzato il “pranzo domenicale”, che funziona da novembre a giugno. Una singola famiglia più benestante prepara un pranzo festivo per almeno 20 persone povere, che consumano insieme il pasto nelle sale parrocchiali.
“È molto bello quando la famiglia che ha preparato il pranzo viene a mangiare con i poveri: la partecipazione è il segno più solidale di accettare gli altri. È in quel momento che mi accorgo che la Parrocchia è come una grande rete, alla quale non possono sfuggire i problemi sociali dell’intera comunità. Ed è in quel momento che si stabiliscono gli agganci e gli anelli di congiunzione per aiutare chi ha più bisogno”. La povertà si combatte così, semplicemente con la solidarietà.
















