Carla Fracci: “Quando col mio balletto si danzava all’Apollo”
A colloquio con la famosa danzatrice, a Lecce ospite straordinaria dell’ultima opera in cartellone della Stagione Lirica.
“Il futuro dei giovani nella danza, purtroppo, è senza sicurezze. L’importante è difendere questa categoria con orgoglio. L’arte della danza è un’arte nobile”.
La danza è una carriera misteriosa, che rappresenta un mondo imprevedibile ed imprendibile”. Così Carla Fracci ha sintetizzato la sua vita, la sua passione, il suo tenace amore per una vita sulle punte. La grande ètoile sarà ospite straordinaria del Balletto del Sud per Orfeo ed Euridice di Gluck, terzo titolo della 45ma Stagione lirica della Provincia di Lecce, organizzata dall’assessorato alla Cultura guidato da Simona Manca con la direzione artistica di Sergio Rendine, in scena al Teatro Politeama di Lecce dal 28 marzo al 30 marzo.
Impossibile descrivere in poche pennellate la straordinaria carriera artistica di Carla Fracci, protagonista raffinata, elegante e unica di molteplici registri interpretativi, sempre improntati ad una professionalità lineare e mai scontata, ottenuta con sottesa disciplina emotiva prima ancora che fisica. La incontriamo a Lecce e siamo immediatamente affascinati dalla sua immutata passione e rispetto per il lavoro.
Signora Fracci, cosa significa per lei questo ritorno a Lecce?
È una città che mi piace moltissimo e dove ho fatto tanti spettacoli, all’Apollo in particolare. Insieme all’intera compagnia. Anche perché era un promuovere il repertorio, la tradizione, il balletto, e spaziavamo dai grandi classici come “Giselle” e “Bella addormentata” fino alle proposte contemporanee. E soprattutto portavo lavoro. Non promuovevo solo me come ospite, ma investivo in un gruppo stabile.
Come vede ora il futuro dei giovani nella danza?
Senza sicurezze, purtroppo. L’importante è difendere questa categoria con orgoglio. L’arte della danza è un’arte nobile e non sottovalutata. Ci sono alcune compagnie come quella di Franzutti eccezio nali, ma lo Stato cosa fa, cosa pensa di fare? Manca la volontà. Le compagnie che offrono un lavoro continuativo sono ancora poche. E questo ci fa perdere talenti. Molti fuggono all’estero. Poi certo bisogna rinnovare la compagnia, fare spazio ai giovani, ma bisogna farlo con molta cautela, perché comunque servono i giovanissimi ma anche i meno giovani che possano interpretare i personaggi richiesti dalla tessitura del balletto con competenza ed esperienza. La competenza è una parola fondamentale per creare qualità. A questo proposito ricordo esemplarmente Margot Fonteyn, la maestra che ho venerato in maniera totale, che, con il passare degli anni, è stata interprete di donna Capuleti in “Romeo e Giulietta”, mentre io ero Giulietta.
A proposito di Franzutti, per lei non è una novità lavorare con il coreografo leccese…
Infatti. Sono felice di collaborare nuovamente con Franzutti, che ho invitato diverse volte a Roma. Ha vero talento, è intelligente e lo dimostra anche in questo spettacolo con il mettere in evidenza un aspetto simbolico con riferimenti a Calliope e Tersicore. So che c’è molta attesa e come sempre questo mi crea molta ansia!
















