Pubblicato in: Sab, Mar 29th, 2014

Carla Fracci: “Quando col mio balletto si danzava all’Apollo”

A colloquio con la famosa danzatrice, a Lecce ospite straordinaria dell’ultima opera in cartellone della Stagione Lirica. 

“Il futuro dei giovani nella danza, purtroppo, è senza sicurezze. L’importante è difendere questa categoria con orgoglio. L’arte della danza è un’arte nobile”. 

La danza è una car­riera misteriosa, che rappresenta un mondo imprevedi­bile ed imprendi­bile”. Così Carla Fracci ha sintetiz­zato la sua vita, la sua pas­sione, il suo tenace amore per una vita sulle punte. La grande ètoile sarà ospite straordinaria del Balletto del Sud per Orfeo ed Euridice di Gluck, terzo ti­tolo della 45ma Stagione lirica della Provincia di Lecce, or­ganizzata dall’assessorato alla Cultura guidato da Simona Manca con la direzione artisti­ca di Sergio Rendine, in scena al Teatro Politeama di Lecce dal 28 marzo al 30 marzo.

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Impossibile descrivere in poche pennellate la straordi­naria carriera artistica di Carla Fracci, protagonista raffinata, elegante e unica di molteplici registri interpretativi, sempre improntati ad una professio­nalità lineare e mai scontata, ottenuta con sottesa disciplina emotiva prima ancora che fi­sica. La incontriamo a Lecce e siamo immediatamente affa­scinati dalla sua immutata pas­sione e rispetto per il lavoro.

Signora Fracci, cosa si­gnifica per lei questo ri­torno a Lecce?

È una città che mi pia­ce moltissimo e dove ho fatto tanti spettacoli, all’Apollo in particolare. Insieme all’inte­ra compagnia. Anche perché era un promuovere il reperto­rio, la tradizione, il balletto, e spaziavamo dai grandi classici come “Giselle” e “Bella ad­dormentata” fino alle proposte contemporanee. E soprattutto portavo lavoro. Non promuo­vevo solo me come ospite, ma investivo in un gruppo stabile.

Come vede ora il futuro dei giovani nella danza?

Senza sicurezze, purtrop­po. L’importante è difendere questa categoria con orgoglio. L’arte della danza è un’arte nobile e non sottovalutata. Ci sono alcune compagnie come quella di Franzutti eccezio­ nali, ma lo Stato cosa fa, cosa pensa di fare? Manca la volon­tà. Le compagnie che offrono un lavoro continuativo sono anco­ra poche. E questo ci fa perdere talenti. Molti fuggono all’este­ro. Poi certo bisogna rinnova­re la compagnia, fare spazio ai giovani, ma bisogna farlo con molta cautela, perché comun­que servono i giovanissimi ma anche i meno giovani che pos­sano interpretare i personaggi richiesti dalla tessitura del bal­letto con competenza ed espe­rienza. La competenza è una parola fondamentale per creare qualità. A questo proposito ri­cordo esemplarmente Margot Fonteyn, la maestra che ho ve­nerato in maniera totale, che, con il passare degli anni, è stata interprete di donna Capuleti in “Romeo e Giulietta”, mentre io ero Giulietta.

A proposito di Franzutti, per lei non è una novità lavorare con il coreografo leccese…

Infatti. Sono felice di collabora­re nuovamente con Franzutti, che ho invitato diverse volte a Roma. Ha vero talento, è intelligente e lo dimostra anche in questo spettacolo con il mettere in evidenza un aspet­to simbolico con riferimenti a Calliope e Tersicore. So che c’è molta attesa e come sempre questo mi crea molta ansia!

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