Carla Fracci: “Quando col mio balletto si danzava all’Apollo”
Lei ha dato tantissimo alla danza, ma c’è ancora qualcosa che non è riuscita a realizzare?
Ci vorrebbe una Compagnia soprattutto il nostro talento con orgoglio.
Signora Fracci, come è nata la sua grande passione per la danza?
Ho incontrato questo mondo per caso. Non sapevo cosa fosse un teatro. Alcuni amici di famiglia, vedendomi ballare il tango e il valzer, dissero ai miei genitori: “perché non la iscrivete alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala? Ha molta musicalità ed anche grazia”. Scoprire questo mondo fu una rivelazione ma è stata una costrizione anche cominciare gli studi di danza classica. A dodici anni però mentre facevo una comparsa nel balletto “La Bella Addormentata”, vidi Margot Fonteyn e dentro di me scattò una molla. In quell’istante ho capito anche l’importanza di studiare e impegnarmi con sacrificio, per arrivare al livello di Dame Margot Fonteyn. E così ho lavorato tanto, tutti i giorni. Anche ora. Puoi viaggiare, andare ovunque, ma non bisogna mai smettere di studiare. In molti mi chiedono perché continui a farlo. Ed io continuo a rispondere che è necessario farlo tutti i giorni con il maestro che ti corregge. L’insegnamento e l’esercizio e la disciplina sono fondamentali.
Tra i tanti, quale aspetto le piace ricordare nella sua carriera?
Danzare il repertorio classico è stato fondamentale, ma ancor di più la mia capacità di rinnovarmi, di trovare nuovi personaggi da interpretare e proporre, ovunque. Ho, infatti, sempre frequentato tutti i tipi di teatro, anche quelli piccolissimi, di piazze, sono andata perfino in carcere quando non era di moda rappresentare spettacoli in quelle sedi. Una volta a Paestum c’era solo prato e abbiamo preso le cabine elettorali per creare i camerini. Ho fatto veramente un lavoro da pioniera, ma con orgoglio, perché amo il mio lavoro. Ed era mio dovere fare questo. A prescindere dalla celebrità, dalla Scala, a tutto il mondo, dove si prostravano e forse lo fanno ancora.
Una persona molto importante della sua vita è il Maestro Beppe Menegatti….
Si, mio marito è stata ed è una figura importantissima. Come donna ho avuto la fortuna di incontrare un uomo di teatro, di grande sensibilità e genialità. Lui andava all’università con la fotografia della Duse tra le pagine dei libri. Poi all’accademia Zeffirelli segnalò il suo nome a Visconti come assistente per un balletto che dovevamo fare alla Scala con la coreografia di Leonide Massine. E li ci siamo conosciuti! Beppe mi è stato accanto nella mia carriera, nei viaggi che facevo per lavoro. Durante le mie tournée all’estero, mi portava sempre anche mio figlio. Tutto questo calore familiare ha contribuito al mio successo. Molte esperienze di teatro, di cinema e di televisione le ho fatte grazie a lui. Come non ricordare lo sceneggiato televisivo su Giuseppe Verdi in cui interpretavo la Strepponi? Tutte esperienze positive, importanti. Non avendo studiato recitazione, è stato Beppe ad aiutarmi… ed hanno detto che sono stata brava!
Il suo entusiasmo mi ha sempre contagiata e, se fosse possibile, vorrei regalargli un teatro! La preziosa intervista termina con un’energia creativa talmente intensa da riportare alla memoria i versi di Montale dedicati a Carla Fracci nella poesia “La danzatrice stanca” scritta nell’assenza dalle scene dell’ètoile durante la maternità: “poi potrai rimettere le ali non più nubecola celeste ma terrestre e non è detto che il cielo non se ne accorga”. Basta che uno stupisca che il tuo fiore si rincarna e si meraviglia ed ancora ci stupiamo della unicità di questa grande donna italiana.
Pagine a cura di Maria Agostinacchio















