Carlo Calcagni: “Ora mi batto per chi soffre come me”
Quel che ha fatto lo Stato fino ad oggi/Il prof. Minelli: in alcuni pazienti il male rimane latente per anni
Le varie commissioni che si sono susseguite dal 2000 ad oggi non hanno mai documentato la relazione di causa-effetto tra l’esposizione all’uranio impoverito e l’insorgere di patologie. Per ovviare a questa lacuna, in veste di Consulente della commissione, il prof. Mauro Minelli, nel gennaio 2011 propose la creazione di una bio-banca all’interno del Centro Imid di Campi Salentina di cui è direttore.
Sarebbe la prima bio-banca su tutto il territorio nazionale con il compito di monitorare i soldati nelle missioni all’estero, attraverso il prelievo e l’archiviazione di materiale cellulare (sangue, siero, urine, sperma e capelli, che sono grandi accumulatori di metalli) in diverse fasi: prima della partenza, durante la missione e precisamente dopo tre mesi, e al loro rientro.
Il prof. Minelli, tiene a sottolineare che “l’uranio impoverito, piuttosto che agire in maniera diretta, crea un’azione di danno indiretta in quanto rende l’organismo più vulnerabile, più sensibile e, dunque, iperattivo. In questa iperattività, ogni volta che la sostanza (fattore epigenetico, o esterno) entra in contatto con l’organismo (fattore genetico), quest’ultimo subisce delle modificazioni a livello cellulare che agevolano l’insorgere della malattia.
A creare differenze tra caso e caso è il fattore genetico: esistono, infatti, pazienti nei quali la malattia rimane latente per anni”.
CHE COS’È L’URANIO IMPOVERITO?/ESPLODENDO INVADE L’ORGANISMO INTERO
Il suo utilizzo in campo militare è motivato tanto dalla capacità di sviluppare temperature fino a tremila gradi, quanto dal bassissimo costo. Le nano-particelle sprigionate dall’esplosione delle munizioni all’uranio impoverito entrano nell’organismo tramite le vie respiratorie e, non essendo biodegradabili, si depositano provocando tumori, malattie neurologiche e genetiche.
DICHIARATO DECEDUTO NEL 2007/UN MESE ALL’ANNO IN UNA CLINICA LONDINESE
Carlo Calcagni è in attesa di trapianto allogenico al midollo osseo. Oggi è degente a Londra presso il Breakspear Hospital Medical Group, unico centro di altissima specializzazione in Europa, per sottoporsi a cure e terapie salvavita impossibili in Italia. Nel 2007, per errore, è addirittura risultato deceduto nella graduatoria delle vittime del dovere aggiornata dal Ministero dell’Interno.
Pagine a cura di Serena Carbone

















