Pubblicato in: Lun, Nov 7th, 2011

Carlo Casini: diritto alla vita, alziamo la voce. Lettera alle Regioni e al Ministro della Salute

Si è concluso, domenica 6 novembre, a Firenze il convegno “Nessuna vita ci è straniera”, che ha riunito 500 volontari dei 331 Centri di aiuto alla vita (Cav) di tutta Italia. Nel corso dei lavori è stato presentato il dossier sull’attività svolta nel 2010 dai 331 Cav operativi. Sono 16 mila i bambini sottratti all’aborto nello scorso anno con una media di 49 bambini per ogni Centro. Queste cifre sommate a quelle degli anni trascorsi dal 1975, quando è stato fondato a Firenze il primo Centro, portano a 130 mila i bambini complessivamente salvati. A Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita (Mpv), abbiamo chiesto di fare un bilancio dell’incontro.

 Lettera alle Regioni. “Il nostro specifico compito – afferma Casini – è dar voce a chi non ha voce, introdurlo nella società degli uomini. Questo avviene tutte le volte che i Centri di aiuto alla vita aiutano un bimbo a nascere. Bisogna far sentire questa voce nella società civile, nella cultura, nella politica. Ecco perché oggi abbiamo approvato, nell’assemblea conclusiva un documento che sarà inviato a tutti i Consigli e alle Giunte regionali per chiedere di inserire negli statuti regionali la promozione e la difesa della vita umana fin dal concepimento quale passo ineludibile per attuare il principio di uguaglianza tra tutti gli uomini e per promuovere iniziative educativo-culturali e concrete politiche per la vita umana e la famiglia”. Non si tratta, per il presidente del Mpv, di “una questione teorica, ma è un principio bioetico fondamentale da cui discendono tutte le altri possibili conseguenze”. In questo senso, prosegue Casini, “ci confortano le sentenze della Corte costituzionale italiana e la recentissima decisione della Corte di Giustizia europea per la quale l’inizio della vita umana è nel concepimento e la dignità umana deve essere rispettata sin da quel momento”.

 No alla pillola dei cinque giorni dopo. L’assemblea ha anche approvato un documento rivolto al ministro della Salute, Ferruccio Fazio, in cui “il Mpv chiede che non venga resa commerciabile la pillola detta dei ‘cinque giorni dopo’, EllaOne”. Un prodotto il cui utilizzo, secondo il Movimento per la vita, “è incompatibile con la legislazione del nostro Paese, e in contrasto con i principi – vincolanti per tutta la Comunità europea – recentemente espressi dalla Corte di Giustizia”. Per Casini si tratta di una vicenda esemplare: “Lo stesso ministro aveva chiesto al Consiglio superiore di sanità (Css) la garanzia che il farmaco non agisca dopo il concepimento, impedendo l’annidamento”. In sostanza, “aveva chiesto se ‘EllaOne’ è o no compatibile con la legge 405/75, istitutiva dei Consultori familiari, che definisce la procreazione responsabile e la finalizza alla tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento”. Il Css, secondo il presidente del Mpv, “ha eluso la domanda valutando esclusivamente la compatibilità di ‘EllaOne’ con la legge 194/78 che non disciplina la procreazione responsabile (di cui la contraccezione è uno strumento), ma tratta di gravidanze in atto e diagnosticate e ne disciplina le modalità di interruzione”. In base al parere del Css, “la procedura di approvazione ha ripreso il suo iter fino alla recente presa di posizione espressa dalla Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, che fa proprie le considerazioni del Css. Il farmaco potrebbe quanto prima entrare in commercio”. Perciò, il Movimento per la vita “chiede al ministro che imponga al Css di rispondere senza reticenze alla originaria richiesta di garanzie” e nel frattempo “di sospendere l’immissione in commercio del farmaco”.

 Impegnarsi per i valori non negoziabili. Durante il convegno dei Cav, molto spazio è stato dato al problema delle donne straniere incinte. “Abbiamo deciso di costituire un pool di esperti – spiega Casini – che possano dare risposta ai nostri Centri di aiuto alla vita riguardo alle problematiche anche giuridiche delle donne che si trovano in Italia, anche in posizione irregolare. Talvolta non si sa come aiutare queste persone: di qui l’idea di una sorta di servizio legale a favore delle donne incinte extracomunitarie”. Attenzione anche alla sindrome post-aborto, cioè alla sofferenza della donna che ha abortito. “Il Mpv vuole essere vicino a queste donne che hanno sbagliato chiedendo la loro testimonianza di dolore per evitare ad altre di commettere lo stesso grandissimo errore”, spiega il presidente del Mpv. Nell’incontro si è parlato, poi, “del progetto di creare una specie di assistenza domiciliare che può tradursi in un asilo nido di quartiere, ma anche nell’utilizzazione del volontariato per andare ad assistere a casa i bambini lasciati soli a casa dalle mamme che lavorano. In questo senso abbiamo delle esperienze positive a Torino e a Vercelli e ora vorremmo cercare di moltiplicarle in altre parti d’Italia”. “Abbiamo anche segnalato l’esigenza, in questo momento di grande crisi – conclude Casini –, che il tema della vita sia introdotto nello sforzo di progettare un futuro diverso per la nostra Italia e per la nostra Europa. I valori non negoziabili, come quello della difesa della vita, sono valori che ‘scomodano’ e per i quali dobbiamo essere disposti a pagare qualunque prezzo per realizzabili”.

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