Carlo Maria Martini/Quando invitò i giovani leccesi a toccare ‘Il Lembo del mantello’
Un inedito incontro nel capoluogo salentino. Un lungo e appassionato dibattito con gli universitari e gli operatori della comunicazione: “Se i mass media sono in parte devianti dipende dal fatto che la società ha gli strumenti che si merita”.
Il dibattito si è aperto con il saluto iniziale dell’allora Rettore dell’Università di Lecce, Oronzo Limone, che ha introdotto il tema di “estrema attualità sul rapporto tra sistemi di comunicazione sociale e coscienza dei cittadini, all’interno di prospettive non sempre chiare e necessarie per consolidare i valori”.
Interviene, poi, il giornalista Marcello Favale, che rende “omaggio a un uomo che ha fatto del dialogo la sua ragione di vita ed ha fatto del suo sacerdozio una testimonianza molto apprezzata”.
È seguita una riflessione di presentazione di Mario Signore, già Prorettore, che saluta il Cardinale definendolo “portatore di messaggi molto pregnanti” e sottolineando: “colgo alcuni aspetti relativi alla densità culturale che si presenta nella lettera Pastorale Il lembo del mantello, un titolo che rivela un’operazione semantica importantissima, poiché coglie efficacemente simboli umili del Vangelo con un linguaggio al quale siamo abituati secondo lo stile del “grembiule” di don Tonino Bello: umili indumenti metaforici e simbolici che hanno una forte carica, travalicando il significato immediato ed evocando le perle preziose del primato del servizio”.
A questo punto il presule, rispondendo ai saluti, esprime innanzi tutto la sua soddisfazione per l’incontro con la gente del nostro lembo d’Italia: “Sono venuto principalmente per ascoltare, essendo, tra l’altro, la mia voce fievole, al tempo stesso vi confido che sono lieto di fare la conoscenza di tanta gioventù del Salento. Vi saluto davvero cordialmente, ne sono molto lieto”. Ed aggiunge. “È stato già menzionato don Tonino, un grande comunicatore, poeta, credente: lo stimavo e lo ammiravo con molto affetto. Era una persona davvero straordinaria che invitai a Milano, per la solennità di S. Ambrogio.

















