Carlo Maria Martini/Quando invitò i giovani leccesi a toccare ‘Il Lembo del mantello’
Che rapporto c’è tra la relatività della notizia e la verità? “Io”, risponde l’insigne interlocutore, “ ho sempre rifiutato sistematicamente le lauree honoris causa , ma mi rallegro per Padre Mario e Scalfari. Non sono d’accordo sul fatto della relatività: le verità, a meno che non si tratti delle verità di fede, sono tutte relative; l’informazione, sempre legata a un punto di vista, fa capire che il comunicatore sociale mostra solo alcuni aspetti. Non vi è quindi il relativismo assoluto, ma il prospettivismo che indica da quale punto di vista io mi colloco, per cui nessuna informazione può pretendere di essere assolutamente vera”. Un Seminarista ricorda che oggi tutti siamo testimoni della triste realtà delle guerre e domanda: quanto la comunicazione può aiutare a non distruggere? La risposta del presule evidenzia che i conflitti spesso sono fomentati proprio dalla comunicazione offerta agli altri e menziona una bambina israeliana molto attiva per la pace con i palestinesi, vittima innocente del terrorismo, con la mamma ha superato la tentazione di reagire con la violenza cercando di capire, unitamente con altre madri palestinesi con figli uccisi in guerra, non i torti ma le ragioni dell’altro. E conclude: “Queste sono le vie della pace!”.
Don Nando Capone chiede: “Siamo simbolo del futuro, di una Speranza: come possiamo essere comunicatori di tale Speranza?”. Il presule, allora, fa riferimento alla promessa di Cristo del “bello che viene dopo” e alla consapevolezza che noi proclamiamo una fede nell’uomo salvato procurando con amore occasioni d’ incontro.
Don Antonio Murrone rileva che la comunità ecclesiale Non pensate che i profeti non ci siano, vanno trovati con il lanternino. Anche ora nella Chiesa è possibile una comunicazione valida, per la quale ringrazio Dio.
Maria Rosaria, una dei presenti, domanda: “Come affrontare la comunicazione con gli amici?”. Il presule risponde che, anche a livello semplice, nella comunicazione occorre più ascoltare che dire, valorizzando ciò che dice l’altro. Spesso la comunione vera viene soffocata nel troppo parlare. Anzi, la vera comunicazione nasce nel silenzio. In questa linea si inserisce Marcello Favale replicando: “Se i modelli sono quelli che oggi abbiamo, come è possibile imparare nuovi comportamenti?”. Il porporato, allora, constata che statisticamente i modelli della massa sono fuorvianti, in quanto essi non si impongono con la moda ma si scelgono per la loro autenticità.
Carmen, un’altra ascoltatrice ritiene un’utopia che una corretta comunicazione sulle guerre possa seppellire la guerra. Nel rispondere, il presule porta il discorso sull’impegno personale invitando a diminuire in noi stessi gli spazi di violenza, ingiustizia e oppressione, perché quante più persone saranno inserite nella comunità tanto più diminuiranno occasioni di guerra. Inoltre, Egli affronta anche il grande tema sociale della flessibilità, del lavoro considerata da uno dei presenti un grande errore in quanto impedisce di affermare: ‘Non voglio la vita – progetto ma un progetto di vita’. Conferma l valore dei diritti sindacali e vive nello stesso tempo l’esigenza di essere impegnati nella formazione per scegliere concretamente il bene o il male. È importante, infatti, promuovere la capacità di fare, ma anche sul maturare criteri di giudizio per opporsi a tutte le paure e le tante forme di massificazione.
















