Pubblicato in: Gio, Set 27th, 2012

CASERMETTE: CHIESA NUOVA, VITA DI FEDE NUOVA

IL NUOVO COMPLESSO PARROCCHIALE DEDICATO A SAN PIO DA PIETRELCINA.

Intervista  a don Fernando Doria: “Sarà luogo di crescita umana e spirituale. Accanto al culto, esperienze di comunione”.

Don Fernando Doria par­la della sua parrocchia e dell’esperienza vissuta nei quartieri periferici di Lec­ce, invocando per tutti una pastorale di strada. È una parrocchia matura, che si espande materialmente e spiritual­mente, quella di S. Vincenzo de Pa­oli a Lecce, pronta ad accogliere la nuova chiesa, il cui progetto è stato presentato due giorni fa. Il parroco, don Fernando Doria, ci mostra la radiografia del quartiere e della Chie­sa di Lecce alla luce del suo sacerdo­zio trentennale. 

 

 

Come ha impostato la pastora­le all’interno della sua parroc­chia?  

Siamo da 30 anni in questo pic­colo salone con due stanze per tutte le attività, la cui programmazione è subordinata alla disponibilità de­gli ambienti. Accanto alla cateche­si abbiamo un percorso fondato sui gruppi, soprattutto gli scout Agesci, con circa 100 ragazzi, e le comunità neocatecumenali. Le periferie hanno bisogno di vivere l’aspetto aggrega­tivo della fede. I desideri sono tanti e la progettazione della nuova chiesa permetterà altre realizzazioni. 

In cosa la prossima chiesa sarà nuova, oltre all’aspetto struttu­rale?  

Ci sarà una comunità che è cre­sciuta: nel corso degli anni la par­rocchia è stata vista come luogo dai significati diversificati, luogo di crescita umana e spirituale, ed è qui che vedo la maturità dei fedeli. L’a­desione alle esperienze aggregative è significativa, e la nuova chiesa deve rispondere non tanto alle esigenze del culto quanto a quelle di una co­munità giovane che vuole trovare un luogo in cui aggregarsi, che trovi ri­sposte ai suoi bisogni. 

Quali saranno queste risposte?  

Saranno i movimenti e le aggre­gazioni laicali; ricordiamoci che la chiesa in quanto edificio viene sem­pre dopo la comunità. Sicuramente l’esperienza maestra del mio percor­so risale a quando mons. Mincuzzi, con ineguagliabile sapienza, mi af­ fidò la parrocchia di S. Massimilia­no Kolbe e mi mandò a celebrare la Messa senza nemmeno una stanza a disposizione… mi suggerì di trasfor­mare le case in chiese e le strade in luoghi di preghiera, per cui comin­ciammo una pastorale di strada che accostò le famiglie; dopo c’è stata l’esperienza della chiesa-tenda, e poi il tempio, ricalcando un po’ l’imma­gine del percorso di Israele. La Chie­sa deve gettare una pluralità di reti al largo e non attendere staticamente i pesci davanti agli scogli, come fanno i pescatori davanti ai trabucchi di le­gno, che una volta mons. D’Ambro­sio mi mostrò portandomi a Peschici. Non èla Chiesa del trabucco quella di cui abbiamo bisogno. 

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