CASERMETTE: CHIESA NUOVA, VITA DI FEDE NUOVA
IL NUOVO COMPLESSO PARROCCHIALE DEDICATO A SAN PIO DA PIETRELCINA.
Intervista a don Fernando Doria: “Sarà luogo di crescita umana e spirituale. Accanto al culto, esperienze di comunione”.
Don Fernando Doria parla della sua parrocchia e dell’esperienza vissuta nei quartieri periferici di Lecce, invocando per tutti una pastorale di strada. È una parrocchia matura, che si espande materialmente e spiritualmente, quella di S. Vincenzo de Paoli a Lecce, pronta ad accogliere la nuova chiesa, il cui progetto è stato presentato due giorni fa. Il parroco, don Fernando Doria, ci mostra la radiografia del quartiere e della Chiesa di Lecce alla luce del suo sacerdozio trentennale.
Come ha impostato la pastorale all’interno della sua parrocchia?
Siamo da 30 anni in questo piccolo salone con due stanze per tutte le attività, la cui programmazione è subordinata alla disponibilità degli ambienti. Accanto alla catechesi abbiamo un percorso fondato sui gruppi, soprattutto gli scout Agesci, con circa 100 ragazzi, e le comunità neocatecumenali. Le periferie hanno bisogno di vivere l’aspetto aggregativo della fede. I desideri sono tanti e la progettazione della nuova chiesa permetterà altre realizzazioni.
In cosa la prossima chiesa sarà nuova, oltre all’aspetto strutturale?
Ci sarà una comunità che è cresciuta: nel corso degli anni la parrocchia è stata vista come luogo dai significati diversificati, luogo di crescita umana e spirituale, ed è qui che vedo la maturità dei fedeli. L’adesione alle esperienze aggregative è significativa, e la nuova chiesa deve rispondere non tanto alle esigenze del culto quanto a quelle di una comunità giovane che vuole trovare un luogo in cui aggregarsi, che trovi risposte ai suoi bisogni.
Quali saranno queste risposte?
Saranno i movimenti e le aggregazioni laicali; ricordiamoci che la chiesa in quanto edificio viene sempre dopo la comunità. Sicuramente l’esperienza maestra del mio percorso risale a quando mons. Mincuzzi, con ineguagliabile sapienza, mi af fidò la parrocchia di S. Massimiliano Kolbe e mi mandò a celebrare la Messa senza nemmeno una stanza a disposizione… mi suggerì di trasformare le case in chiese e le strade in luoghi di preghiera, per cui cominciammo una pastorale di strada che accostò le famiglie; dopo c’è stata l’esperienza della chiesa-tenda, e poi il tempio, ricalcando un po’ l’immagine del percorso di Israele. La Chiesa deve gettare una pluralità di reti al largo e non attendere staticamente i pesci davanti agli scogli, come fanno i pescatori davanti ai trabucchi di legno, che una volta mons. D’Ambrosio mi mostrò portandomi a Peschici. Non èla Chiesa del trabucco quella di cui abbiamo bisogno.
















