“C’è tanta fame di Papa in giro”
Ci racconta Cordova?
È una tappa solitamente trascurata. Bergoglio vi ha risieduto l’ultima volta per 22 mesi, all’inizio degli anni Novanta, quando smise di fare il provinciale del proprio Ordine all’atto della nomina a vescovo ausiliare di Buenos Aires. Era rettore del Collegio massimo, grande all’incirca come il Quirinale, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Ma quando è arrivato lì, ci pioveva dentro, e non c’erano soldi: il futuro Papa gettò il cuore oltre l’ostacolo e convinse i confratelli a rifare il tetto, fidandosi di san Giuseppe.
L’impresa gli riuscì, e senza fare debiti… Ho chiesto di visitare la stanza che occupava a Cordova: era la camera con più crepe di tutte, e talmente evidenti che oggi hanno preferito farci un magazzino, perché ripararla era troppo difficile. Ancora oggi, le camere dei gesuiti non hanno bagno: lo stile è sostanza. Papa Francesco fa quello che dice, e prima lo fa e poi lo dice.
Qual è il rapporto del Papa con la comunicazione?
Lui non guarda la tv, non ha la tv in casa, ma è interessato alla televisione, perché sa quanto incida sui comportamenti. Canale 21 era dei francescani, che avevano deciso di dismetterlo: perché non andasse in mano ad altri, ha fatto un sacrificio enorme, si è affidato alla Provvidenza, mettendosi nelle mani di san Giuseppe, e ha vinto la scommessa.
È arrivato dall’Argentina avendo la convinzione della grande utilità dei mezzi di comunicazione, ma era molto restio ad andare in tv: in quella laica non era mai andato, non voleva indebitarsi, e quando andava a Canale 21 spesso il video era da rifare, perché Bergoglio era troppo serio, non si sentiva a suo agio…
Il giorno dell’elezione a Papa, sembrava un blocco di ghiaccio, poi ha cominciato a muoversi e a sciogliersi, e ora è perfettamente a suo agio quando con la jeep fa il giro di piazza San Pietro. Anche qui era un po’ restio ad avere sempre i fotografi e le telecamere del Ctv tra i piedi, ma già a Casal del Marmo ha cominciato a chiedere se ci fossero il fotografo e le telecamere: non per la sua persona, ma perché i media trasmettono al mondo la testimonianza del Papa.
Come ha cambiato il “ciclone Francesco” i vostri linguaggi televisivi?
L’attenzione alle persone è il primo contenuto della nuova evangelizzazione: questo Papa vuol far sentire ogni singola persona ‘toccata’ dal Signore, e il prete è il veicolo di questo. Mentre con Benedetto XVI si potevano fare anche serate sui suoi contenuti, questo Papa bisogna mostrarlo: è lui l’icona viva, poi ci si può ragionare. Partire dalla sua testimonianza: dobbiamo far vedere lui, come si muove, come si rapporta alle persone. Papa Francesco che fa fermare la jeep davanti a un handicappato immobile sulla sua lettiga, e il modo in cui lo accarezza e lo bacia, senza nessuna fretta, è l’icona più efficace di questo Papa.
M. Michela Nicolais















