Giochi pericolosi/Cellulari, ai bambini è meglio vietarli
L’oncologa Lorella Paolelli: “I telfonini generano elettromagnetismo, sono quindi dannosi per tutti”.
“Gli studi scientifici non hanno mostrato correlazioni significative tra i campi magnetici e l’insorgenza di cancro. No, comunque, i cellulari ai bambini”.
Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato segnali significativi e degni di nota, anche se non propriamente definitivi, sulle conseguenze cancerogene dell’utilizzo dei cellulari. I danni alla salute sarebbero causati dai campi elettromagnetici delle radio frequenze generati da questi apparecchi. Ne parliamo con la dottoressa Lorella Paolelli, laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel 2006 si è specializzata in Oncologia a Siena. Per sei anni si è occupata, con dedizione, dei pazienti del reparto di Oncologia di Gallipoli, diretto dal dottor Giuseppe Serravezza, attualmente lavora a Lecce all’Ospedale “Vito Fazzi” nel reparto di Oncologia diretto dalla dottoressa Assunta Tornesello.
Dottoressa Paolelli, l’uso dei cellulari può, realmente, causare problemi alla salute?
I campi elettromagnetici sono presenti ovunque nell’ambiente, generati sia da sorgenti naturali (elettricità nell’atmosfera e campo magnetico terrestre), sia da sorgenti artificiali come i telefoni cellulari. Il principale effetto biologico della penetrazione delle onde elettromagnetiche nel corpo umano è il riscaldamento. Tuttavia i livelli a cui siamo normalmente esposti sono troppi bassi per causare un riscaldamento e quindi un danno cellulare significativo.
Si può, dunque, escludere una correlazione tra l’insorgenza dei tumori e la presenza di campi elettromagnetici artificiali generati dai cellulari?
Gli studi epidemiologici e sperimentali condotti fino a oggi non hanno mostrato correlazioni significative tra l’esposizione a campi magnetici e un’aumentata insorgenza di cancro, né nei bambini e né negli adulti. Particolare attenzione è stata posta nei confronti dei tumori intracranici; sebbene dalla metà degli anni ’80 il numero dei cellulari in Europa e nel Nord America sia lievitato, non si è assistito ad un aumento dell’incidenza di queste forme di neoplasia.
Quali sono i soggetti più a rischio?
Per motivi biologici i bambini sono più sensibili degli adulti ai rischi ambientali; tutti i processi metabolici e di assorbimento sono accelerati e la vulnerabilità dei tessuti all’esposizione a sostanze tossiche è molto più accentuata in età pediatrica. Inoltre l‘esposizione può avvenire molto precocemente anche prima della nascita, e per un arco di tempo molto prolungato. Per questi motivi la sorveglianza è alta, anche se attualmente diversi studi nord americani concordano sul fatto che non esistono prove convincenti a favore di una correlazione diretta tra tumori infantili ed esposizione a campi elettromagnetici. Certamente iniziare ad usare il cellulare da bambini o da adolescenti significa sottoporre l’organismo ad un’esposizione superiore rispetto a quella attualmente sperimentata dagli adulti.
A che punto sono le ricerche epidemiologiche relative all’inquinamento elettromagnetico?
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) ha classificato i campi elettromagnetici come cancerogeni di gruppo 2B, ovvero come sospetti agenti cancerogeni. Vi sono in questa lista tutte le sostanze sulle quali sono state fatte sperimentazioni ad altissimi dosaggi in laboratorio, ma per le quali non c’è al momento alcuna prova di pericolosità per l’uomo alle concentrazioni comunemente presenti nell’ambiente. Ad oggi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) non è stato dimostrato alcun effetto sanitario avverso causato dall’uso dei telefoni cellulari, ma ulteriori ricerche sono in corso per colmare residue lacune. D’altra parte, non sono ancora disponibili osservazioni a distanze superiori a 15 anni dall’inizio dell’uso e per esposizioni iniziate durante l’infanzia e l’adolescenza. Pertanto in linea con quanto raccomandato dall’Oms, è opportuno proseguire la sorveglianza epidemiologica dell’andamento dei tumori celebrali nel tempo, e gli studi prospettici attualmente in corso.
È più opportuno parlare di emergenza per una corretta informazione, o allarmismo giustificato dalla sottovalutazione del problema?
I telefoni cellulari come altre applicazioni dei campi elettromagnetici a radiofrequenza nel settore delle telecomunicazioni fanno ormai parte della nostra vita. Alla fine del 2011 risultavano attivi nel mondo 6 miliardi di contatti di telefonia mobile. Tuttavia, nell’attesa di avere i dati degli studi a lungo termine, il buon senso consiglia di evitare un uso spregiudicato in generale, e precoce nei bambini.
Esiste una normativa specifica in merito alla regolamentazione dei campi elettromagnetici?
Sotto il profilo della sicurezza, tutti i telefoni cellulari immessi nel mercato europeo devono soddisfare i requisiti e gli standard stabiliti dalla Direttiva 1999/5/Ce sulle apparecchiature radio e i dispositivi terminali di telecomunicazione, e il reciproco riconoscimento della loro conformità recepita dal Dlgs del 9 maggio 2001, n°269, e dalla Raccomandazione 1999/519/Ce, relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con frequenze da 0 Hz a 300 GHz. In particolare l’assorbimento di energia elettromagnetica all’interno della testa non può essere superiore a 2 Watt/kg, per ogni elemento di tessuto pari a 10 g.

















