Pubblicato in: Gio, Apr 3rd, 2014

Giochi pericolosi/Cellulari, ai bambini è meglio vietarli

L’oncologa Lorella Paolelli: “I telfonini generano elettromagnetismo, sono quindi dannosi per tutti”.

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Gli studi scientifici non hanno mostrato correlazioni significative tra i campi magnetici e l’insorgenza di cancro. No, comunque, i cellulari ai bambini”.

Organizzazione Mondia­le della Sanità ha lanciato segnali significativi e de­gni di nota, anche se non propriamente definitivi, sulle conseguenze can­cerogene dell’utilizzo dei cellulari. I danni alla salute sarebbero causati dai campi elettromagnetici delle radio fre­quenze generati da questi apparecchi. Ne parliamo con la dottoressa Lorella Paolelli, laureata all’Università Cat­tolica del Sacro Cuore, nel 2006 si è specializzata in Oncologia a Siena. Per sei anni si è occupata, con dedizione, dei pazienti del reparto di Oncologia di Gallipoli, diretto dal dottor Giuseppe Serravezza, attualmente lavora a Lec­ce all’Ospedale “Vito Fazzi” nel repar­to di Oncologia diretto dalla dottoressa Assunta Tornesello.

Dottoressa Paolelli, l’uso dei cel­lulari può, realmente, causare pro­blemi alla salute?

I campi elettromagnetici sono pre­senti ovunque nell’ambiente, generati sia da sorgenti naturali (elettricità nell’atmosfera e campo magnetico terrestre), sia da sorgenti artificiali come i telefoni cellulari. Il principale effetto biologico della penetrazione delle onde elettromagnetiche nel corpo umano è il riscaldamento. Tuttavia i livelli a cui siamo normalmente espo­sti sono troppi bassi per causare un riscaldamento e quindi un danno cel­lulare significativo.

Si può, dunque, escludere una correlazione tra l’insorgenza dei tumori e la presenza di campi elet­tromagnetici artificiali generati dai cellulari?

Gli studi epidemiologici e speri­mentali condotti fino a oggi non han­no mostrato correlazioni significative tra l’esposizione a campi magnetici e un’aumentata insorgenza di cancro, né nei bambini e né negli adulti. Partico­lare attenzione è stata posta nei con­fronti dei tumori intracranici; sebbene dalla metà degli anni ’80 il numero dei cellulari in Europa e nel Nord Ameri­ca sia lievitato, non si è assistito ad un aumento dell’incidenza di queste for­me di neoplasia.

Quali sono i soggetti più a rischio?

Per motivi biologici i bambini sono più sensibili degli adulti ai rischi am­bientali; tutti i processi metabolici e di assorbimento sono accelerati e la vulnerabilità dei tessuti all’esposizione a sostanze tossiche è molto più accentuata in età pediatrica. Inoltre l‘esposizione può avvenire molto pre­cocemente anche prima della nascita, e per un arco di tempo molto prolunga­to. Per questi motivi la sorveglianza è alta, anche se attualmente diversi studi nord americani concordano sul fatto che non esistono prove convincenti a favore di una correlazione diretta tra tumori infantili ed esposizione a campi elettromagnetici. Certamente iniziare ad usare il cellulare da bambini o da adolescenti significa sottoporre l’orga­nismo ad un’esposizione superiore ri­spetto a quella attualmente sperimen­tata dagli adulti.

Paolelli

A che punto sono le ricerche epi­demiologiche relative all’inquina­mento elettromagnetico?

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) ha classi­ficato i campi elettromagnetici come cancerogeni di gruppo 2B, ovvero come sospetti agenti cancerogeni. Vi sono in questa lista tutte le sostanze sulle quali sono state fatte sperimen­tazioni ad altissimi dosaggi in labora­torio, ma per le quali non c’è al mo­mento alcuna prova di pericolosità per l’uomo alle concentrazioni comune­mente presenti nell’ambiente. Ad oggi, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) non è stato dimo­strato alcun effetto sanitario avverso causato dall’uso dei telefoni cellulari, ma ulteriori ricerche sono in corso per colmare residue lacune. D’altra parte, non sono ancora disponibili osserva­zioni a distanze superiori a 15 anni dall’inizio dell’uso e per esposizioni iniziate durante l’infanzia e l’adole­scenza. Pertanto in linea con quanto raccomandato dall’Oms, è opportuno proseguire la sorveglianza epidemio­logica dell’andamento dei tumori cele­brali nel tempo, e gli studi prospettici attualmente in corso.

È più opportuno parlare di emer­genza per una corretta informazio­ne, o allarmismo giustificato dalla sottovalutazione del problema?

I telefoni cellulari come altre applicazioni dei campi elettromagnetici a radiofrequenza nel settore delle tele­comunicazioni fanno ormai parte del­la nostra vita. Alla fine del 2011 risul­tavano attivi nel mondo 6 miliardi di contatti di telefonia mobile. Tuttavia, nell’attesa di avere i dati degli studi a lungo termine, il buon senso consiglia di evitare un uso spregiudicato in ge­nerale, e precoce nei bambini.

Esiste una normativa specifica in merito alla regolamentazione dei campi elettromagnetici?

Sotto il profilo della sicurezza, tutti i telefoni cellulari immessi nel mercato europeo devono soddisfare i requisiti e gli standard stabiliti dalla Direttiva 1999/5/Ce sulle apparecchiature radio e i dispositivi terminali di telecomuni­cazione, e il reciproco riconoscimento della loro conformità recepita dal Dlgs del 9 maggio 2001, n°269, e dalla Rac­comandazione 1999/519/Ce, relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con frequenze da 0 Hz a 300 GHz. In particolare l’assorbimento di energia elettromagnetica all’interno della testa non può essere superiore a 2 Watt/kg, per ogni elemento di tessuto pari a 10 g. 

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