Pubblicato in: Sab, Ott 17th, 2015

Chiamati al Sacerdozio… Può servire lo psicologo?

Il percorso per gli aspiran­ti al ministero sacerdotale e religioso è periglioso. Le moderne indicazioni all’o­rientamento vocazionale in­sistono sull’importanza della psicologia. Quando e come si deve inserire il supporto psicologico in tale iter?

Sicuramente il cammino che i candidati al sacerdozio decidono di intraprendere è im­pegnativo, in particolar modo nella società odierna piena di contraddizioni, fragilità, caratterizzata da forte indivi­dualismo e interesse per la vita materiale. È importante quindi sostenere la persona, accompa­gnandola ad affrontare le diffi­coltà che può incontrare lungo il percorso. Lo psicologo può fornire il proprio aiuto inter­venendo sia prima dell’ammis­sione al seminario, sia lungo il percorso formativo, offrendo supporto a vari livelli: a livel­lo puramente diagnostico, nel caso si sospetti la presenza di eventuali disturbi psichici nel soggetto. Ma senza dubbio il contributo più significativo è rappresentato dall’aiutare l’in­dividuo nella propria crescita personale, affinché raggiunga una piena conoscenza di sé ba­sata sulla consapevolezza dei propri punti deboli e dei pro­pri punti di forza, sviluppando e potenziando qualità umane e relazionali, indispensabili nell’esercizio del ministero. È importante inoltre sostenere il soggetto perché impari ad inte­grare i diversi aspetti della per­sonalità con quelli spirituali.

Possono essere le stesse guide spirituali ad aiutare i novizi o occorre una figura esterna?

Innanzi tutto è bene tener presente che si tratta di figure che hanno competenze diverse. La guida spirituale svolge un ruolo fondamentale nel cam­mino dell’aspirante sacerdote e il suo ruolo è insostituibile. Tuttavia, pur possedendo una preparazione psicologica ade­guata, questi potrebbe trovarsi in difficoltà in alcuni casi, per esempio in presenza di trau­mi irrisolti o disagi attuali che richiedono un intervento più specifico. In queste situazioni il padre spirituale o l’educatore del seminario possono suggeri­re all’individuo una consulenza psicologica ad un professionista esperto, il cui intervento è da intendersi sempre come integra­zione e supporto e non in sosti­tuzione alla guida spirituale.

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Come si fa a capire se la vo­cazione è reale o se è dettata da secondi fini? Uno psico­logo dopo aver concluso il percorso con l’aspirante sacerdote può azzardare di concludere se ha una per­sonalità matura alla vocazio­ne?

Si è di fronte ad una voca­zione autentica quando la per­sona ritiene di poter ritrovare il senso della propria esistenza solo rispondendo all’amore di Dio servendo gli altri e non per raggiungere la gloria persona­le. Non sempre la vocazione è reale; a volte si può decidere di intraprendere questo cammino attratti da dettagli secondari. Esempi di questo tipo possono essere: ottenere prestigio socia­le, fuggire da alcune difficoltà relazionali, ottenere l’appro­vazione della famiglia. Anche un’eccessiva idealizzazione del­la figura sacerdotale può creare problemi lungo il cammino e rischiare di far sviluppare un “falso sé”, che porta il sogget­to a reprimere difficoltà e sen­timenti negativi, mascherando la sua vera identità. Valutare l’autenticità della vocazione permette, quindi, di evitare il­lusioni e delusioni importanti in momenti successivi. Se lo psicologo al termine di un per­corso di sostegno psicologico dovesse ravvisare ancora nel soggetto la presenza di rigidi­tà psichiche, difficoltà inter­personali, instabilità emotiva, incapacità ad autocontrollarsi e ad integrare i vari aspetti del­la personalità, può ipotizzare un’immaturità della vocazione dal punto di vista psichico, af­fettivo, umano.

L’intervento psicologico po­trebbe essere utile anche al sacerdote maturo al fine di supportare il suo ministero o la decisione è opzionale e dettata dai casi specifici?

Essendo il sacerdote prima di tutto una persona, la sua cre­scita – come quella di chiunque altro – non si esaurisce ad alcu­ne fasi della vita ma riguarda tutto l’arco della sua esistenza. Pertanto, anche in questi casi, sarebbe opportuno pensare ad una “formazione permanente”. Senza dubbio i sacerdoti oggi possono vivere situazioni di disagio legate alla quotidiani­tà del loro operato fino a spe­rimentare veri e propri sintomi di stress. Dedicando la propria vita al servizio degli altri, an­che il sacerdote come altre professioni di aiuto, è soggetto al fenomeno del burnout carat­terizzato da perdita di entusia­smo, da momenti di stanchezza e di crisi, non sempre percepiti come tali e che possono porta­re ad un indurimento emotivo. È importante poter riconoscere questi segni e ritrovare le moti­vazioni, gli stimoli e la tensione emotiva che dovrebbe caratte­rizzare il rapporto con i fede­li. In questi casi è consiglia­bile aprirsi e confrontarsi con i confratelli o con quelli che sono stati i propri formatori, evitando di rimanere in silen­zio; se ciò non fosse sufficiente a superare la crisi, sarebbe au­spicabile che il sacerdote si po­tesse avvalere anche dell’aiuto dello psicologo. Un supporto psicoterapeutico ovviamente sarebbe di grande aiuto soprat­tutto al sacerdote che si trova in situazioni particolarmente critiche e delicate che richie­dono l’intervento di un profes­sionista esperto. Lo stesso Papa Francesco non esclude il ricor­so allo psicologo per il prete in difficoltà “anche se prima deve ricorrere alla Madonna e alla vigilanza spirituale”.

Pagine a cura Fatima Grazioli

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