Pubblicato in: Ven, Mag 22nd, 2015

Chiesa di Lecce/8xMille… Un dono per il Culto, i Poveri, le Chiese

Una semplice firma che non costa nulla da apporre sulla Dichiarazione dei Redditi. 

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Il tempo che viviamo spinge un po’ tutti a ripiegarsi su di sé, a curare il proprio orticello, a pretendere di bastarsi; quello che viene a mancare è uno sguardo che sappia allargarsi sugli altri,sulle necessità, sugli orizzonti della carità. Senza questo sguardo viene meno il sentimento della reciproca appartenenza, quindi la solidarietà e la condivisione; a quel punto, non c’è nemmeno possibilità autentica di famiglia, comunità società. Quando ognuno pensa solo a se stesso e perde la sincerità e il calore dei rapporti umani, si diffonde l’indifferenza verso la sorte degli altri, come ha sottolineato con forza Papa Francesco. Sono parole che travalicano la circostanza e di cui ci sentiamo a nostra volta destinatari: come non riconoscerci, ad esempio, nella denuncia del Papa che – parla della malattia dell’“impietrimento” mentale e spirituale? “È pericoloso – avverte Francesco – perdere la sensibilità umana necessaria per piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono! È la malattia di coloro che perdono “i sentimenti di Gesù” (cfr. Fil 2,5) perché il loro cuore, con il passare del tempo, si indurisce e diventa incapace di amare incondizionatamente il Padre e il prossimo (cfr. Mt 22, 34-40). Essere cristiano, infatti, significa “avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5), sentimenti di umiltà e di donazione, di distacco e di generosità”. Accanto a questa malattia è necessario richiamarne un’altra, ossia la malattia dell’accumulare. Essa diventa un vero demone quando porta a “colmare un vuoto esistenziale nel cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. In realtà, nulla di materiale potremo portare con noi perché “il sudario non ha tasche” e tutti i nostri tesori terreni – anche se sono regali – non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo. A queste persone – ricorda il Papa – il Signore ripete: “Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo… Sii dunque zelante e convertiti” (Ap 3, 17.19). L’accumulo appesantisce e rallenta il cammino inesorabilmente!”.

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I principi dell’insegnamento sociale della Chiesa rimandano al bene comune, nella cornice di un “umanesimo integra­le e solidale”, che sia “capace di animare un nuovo ordine sociale, economico e politico, fondato sulla dignità e sulla libertà di ogni persona umana, da attuare nella pace, nella giustizia e nella solida­rietà (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 19). La verità e l’attualità di tali principi è fortemente legata allo stile di vita delle nostre comunità e quindi alla loro azione pastorale. È doveroso quindi sostenere un impegno innanzitutto culturale. Nel contesto di individualismo esasperato e di materia­lismo pratico che connota questo tempo, le nostre comunità devono abbracciare la sfida impegnativa di educare all’ap­partenenza, all’attenzione per il prossi­mo, alla solidarietà e alla condivisione con particolare attenzione per i più bisognosi. Non c’è chi non veda come non si tratti solo di impegno per un mutuo aiuto economico, ma – appunto – della promozione di una cultura diversa, nella quale la proposta evangelica faccia fiorire l’essere nel dare e nel dare “non con tristezza né per forza”, ma con gioia, come evidenza l’Apostolo Paolo (cfr. 2 Cor 9,7).

Intro

Lecce, Casa della Carità, realizzata grazie al contributo dell’8xMille

Il discorso sulle risorse economiche di cui la Chiesa abbisogna, pur necessario, non può contraddire, anzi deve profondamente intrecciarsi con l’imperativo evangelico e con la virtù cristiana della povertà, che valgo­no non soltanto per i singoli fedeli ma anche per la realtà istituzionale e per le modalità d’azione della Chiesa medesi­ma” (Cei, Sovvenire alle necessità della Chiesa. Corresponsabilità e partecipa­zione dei fedeli 1988, 2). Così le risorse economiche contribuiscono a garantire autonomia – e quindi libertà – alla Chie­sa: le somme che le vengono assegnate per effetto delle firme poste dai contri­buenti sulla dichiarazione dei redditi e le offerte volontarie per i Sacerdoti ven­gono ripartite tra culto e pastorale, carità e sostentamento del Clero. Una buona parte, quindi, viene destinata a opere di carità, in Italia come nel mondo: non dobbiamo aver timore che la Chiesa su questo fronte non debba ricevere lezioni da nessuno (basterebbe dare un’occhiata alle cifre, veramente irrisorie, che il nostro Paese destina agli aiuti e alla coo­perazione internazionale per averne una riprova…). Anche su questo tema delle risorse quanto è dunque importante che si diffonda una mentalità, una cultura, capace di cogliere che “una sufficiente autonomia economica della comunità… è condizione necessaria per permettere alla Chiesa di disporre delle risorse complessive in favore di tutte le finalità che urgono e stimolano la sua sollecitu­dine universale”. Non è per avere di più, ma per essere di più: infatti, se le nostre Chiese non potessero contare su beni economici, a farne le spese sarebbero in­nanzitutto e soprattutto i più bisognosi.

Antonio Castoro

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