Pubblicato in: Dom, Set 2nd, 2012

Chiesa e Ambiente/Educare alla custodia del Creato per sanare le ferite della Terra

“Celebrare la Giorna­ta per la salvaguar­dia del Creato signi­fica rendere grazie al Creatore”, senza “dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra”. Si apre così il messaggio Cei per la 7ª Giornata per la salvaguardia del Creato, che si celebra il 1° settembre sul tema “Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra”.

I Vescovi italiani ricordano, in particolare, “le tante soffe­renze sperimentate, in questo anno, da numerose comunità, segnate da eventi luttuosi”, come “le immense ferite inflitte dal terremoto nella Pianura Padana”: “Mentre ricono­sciamo la nostra fragilità, cogliamo anche la forza della nostra gente, nel voler ad ogni costo rinascere dalle macerie e ricostruire con nuovi criteri di sicurezza”. Ma anche “le alluvioni che hanno recato lutti e distruzioni a Genova, nelle Cinque Terre, in Lunigiana e in vaste zone del Messinese”. In questo senso è “significati­vo” che il 9 ottobre sia stato dichiarato dallo Stato italiano “Giornata in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’in­curia dell’uomo”.

Facendo riferimento alla storia biblica di Giuseppe (cfr Gen 37-49), venduto dai fratelli per rivalità e gelosia, i vescovi ricordano che “nella precarietà della crisi che si abbatte sul Paese, resa visibile dalle vacche magre e dalle spighe vuote, immagini di forte suggestione anche per il momento attuale, la relazione del popolo con la terra sarà sanata proprio grazie alla lungimiranza e alla responsabilità per il bene comune”. Tra “ecologia del cuore ed ecologia del creato” vi è un “nesso inscindibile”, come ricorda Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate”, visto che “l’ambien­te naturale non è una materia di cui disporre a piacimento”, e “molti danni allo sviluppo provengono proprio da queste concezioni distorte” che “ridu­cono la natura a un semplice dato di fatto o, all’opposto, la considerano più importante della stessa persona umana”. Occorre perciò “annunciare queste verità con crescente consapevolezza, perché da esse potrà sgorgare un concreto e fedele impegno di guarigione dell’ambiente calpestato”.

“Accanto all’annuncio – osser­vano – è necessaria anche la denuncia di ciò che viola per avidità la sacralità della vita e il dono della terra”. I vescovi citano, a questo proposito, la questione dell’eternit a Ca­sale Monferrato, “con i gravi impatti sulla salute di tanti uomini e donne, che continue­ranno a manifestarsi ancora per parecchi anni”. “Un caso emblematico – scrivono – che evidenzia lo stretto rapporto che intercorre tra lavoro, qua­lità ambientale e salute degli esseri umani. L’attenzione vigilante per tale drammatica situazione e per i suoi sviluppi deve accompagnarsi alla chia­ra percezione che l’amianto è solo uno dei fattori inquinanti presenti sul territorio.

Vi sono anzi aree nelle quali purtroppo la gestione dei rifiuti e delle sostanze nocive sembra avve­nire nel più totale spregio della legalità, avvelenando la terra, l’aria e le falde acquifere e po­nendo una grave ipoteca sulla vita di chi oggi vi abita e delle future generazioni”. “Annun­ciare la verità sull’uomo e sul creato e denunciare le gravi forme di abuso sottolineano – si accompagna alla messa in atto di scelte e gesti quali stili di vita intessuti di sobrietà e condivisione, un’informazio­ne corretta e approfondita, l’educazione al gusto del bello, l’impegno nella raccolta diffe­renziata dei rifiuti, contro gli incendi devastatori e nell’ap­prendistato della custodia del creato, anche come occasioni di nuova occupazione giovani­le”.

I Vescovi concludono con un invito “a tornare a riflettere sul nostro legame con la terra e, in particolare, sul rappor­to che le comunità umane intrattengono col territorio in cui sono radicate”: “Le stesse mani dell’uomo, sostenute e guidate dalla forza dello Spirito, potranno così guarire e risanare, in piena riconci­liazione, il creato ferito, a noi affidato dalle mani paterne di Dio, guardando con responsa­bilità educativa alle generazio­ni future”.  

Vincenzo Corrado

Giornalista

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