Pubblicato in: Ven, Lug 5th, 2013

Chiesa e Questione Fiscale/Un solo privilegio: la vicinanza all’uomo

Quando pagare le tasse è giusto?

Secondo la Costituzione (art.53) la tassazione è giusta quando è proporzionata alla capacità contributiva del cittadino: si tratta di applicare i principi  di giustizia e di equità alle condizioni soggettive del contribuente. Concetto analogo è espresso nel “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” (n. 335) laddove si afferma che principio fondamentale in un sistema valori di giustizia ed equità è che gli oneri fiscali siano proporzionati alla capa­cità contributiva del cittadino, con l’esplicita aggiunta dell’obbligo di restituzione nei casi di infrazione degli stessi. Dinanzi a un sistema fiscale oppressivo ed esoso che sottrae al con­tribuente anche quel minimo vitale per sé e la propria famiglia, teologi e tributaristi legittima­no anche l’evasione.

La Chiesa gode di privilegi fiscali?

La propaganda anticlericale periodicamente dipinge la Chiesa come un male per l’economia a causa degli innumerevoli privilegi fiscali di cui gode e dei quali non si vedono i benefici nella società. Gli Enti della Chiesa godono di benefici nella stessa misura in cui ne godono gli Enti della Società civile che operano nella sconfinata area del no profit che abbraccia attività di preminente interesse generale, come quella assistenziale, previdenziale, didattica, ricettiva, culturale, spor­tiva, ricreativa, politica, di religione: a titolo esemplificativo diciamo che godono di benefici fiscali i partiti politici, i sindacati, gli enti di patronato, le associazioni, le fondazioni, i comitati, le onlus, etc.

La differenza tra i due Enti consiste nei risultati visibili: se gli Enti della Chiesa sono presenti laddove c’è un bisogno dell’uomo che la società civile rifiuta o ignora del tutto, portando un contributo di aiuto e solidarietà; non altrettanto può dirsi degli Enti della Società ciivile. La crescente disaffezione della gente verso la politica ed il suo stratificato apparato è la silen­ziosa ma inappellabile condanna dei privilegi di cui godono. 

Giuseppe Mascello

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