Cinque secoli/I Tesori del Museo Diocesano d’Arte Sacra
Pitture di Catalano, Finoglio, De Matteis, Elmo e Giordano. Sculture di Fumo, Gigante e Starace.
Nella scenografica Piazza del Duomo, una delle più belle piazze d’Italia che intrigò anche Guido Piovene in quel suo memorabile “Viaggio in Italia”, lo splendido Seminario voluto dal Vescovo Michele Pignatelli e costruito su progetto di Giuseppe Cino risulta essere una sorta di occasione culturale multipla con il suo custodire l’Archivio Diocesano, la Biblioteca Innocenziana, il Museo Diocesano d’Arte Sacra e la Galleria d’Arte Sacra Contemporanea. Esempi quest’ultimi della continuità dell’attenzione della Chiesa, anche quella di Lecce, nei confronti dell’arte e del suo ruolo testimoniale e liturgico. Situato al primo piano, il Museo Diocesano d’Arte Sacra documenta la storia della Arcidiocesi a partire dalla fine del ‘400 per quasi quattro secoli, secondo un percorso quanto mai ricco di dipinti, sculture, argenti paramenti liturgici, che possiamo far iniziare dalla “Vergine del Carmine” di ambito veneziano.
Fermandoci ai dipinti, notevoli ci appaiono le presenze di Gian Domenico Catalano e di Paolo Finoglio, oltre che di Paolo De Matteis e di Serafino Elmo, senza dimenticare le tredici tele dell’“Apostolado” di un anonimo copista del Ribera, la “Crocifissione di San Pietro” della scuola di Luca Giordano, il “Pasce oves meas” attribuibile a Nicolas Poussin e le tante tele di Oronzo Tiso protagonista assoluto del Museo, di cui ci piace rammentare la “Natività della Vergine”. Poche le sculture, a dire il vero, anche se di grande qualità come l’“Ecce Homo” di ambito napoletano e la splendida “Assunta” di Nicola Fumo, entrambe in legno policromo, e la “Giuditta con la testa di Oloferne”, la cartapesta policroma di Raffaele Caretta. Quanto mai ricca, invece, la presenza degli argenti, in gran parte legati a quelle che sono le pratiche di culto, tra tabernacoli, ostensori, reliquari, pastorali, croci astili, statue di santi, calici e quant’altro. Quasi tutti di fattura napoletana come ben testimoniano il “Busto di S. Oronzo” di Domenico Gigante, il “Tronetto” e il “Pastorale” di Gaetano Starace e le tantissime opere anonime.
Il percorso si completa con i paramenti sacri, tra pianete, stole, mitrie e veli di calice di differenti manifatture, dall’italiana alla francese, e ancora una volta alla napoletana. A piano terra, articolata in spazi diversi, la Galleria d’Arte Sacra Contemporanea, nata nel 2007 in occasione della Prima Triennale d’Arte Sacra Contemporanea (e arricchitasi in seguito con le opere del collegato Premio “Paolo VI”) consente di chiudere quasi l’itinerario d’arte, giungendo fino ai nostri giorni. Poco più di sessanta opere (da Paolo Lunanova a Gabriela Bernales, da Vito Capone a Romano Sambati, da Salvatore Sava a Lino Sivilli, a Giulio Telarico, a Gaetano Carboni, oltre che il bozzetto della Porta bronzea della Cattedrale di Lecce opera di Armando Marrocco, la “Maternità” di Piero Maggioni e le sei grandi sculture in pietra leccese di Marcello Gennari) testimoniano come gli artisti contemporanei avvertano le problematiche sacre e come siano stati capaci di risolverle in piena fedeltà al messaggio da trasferire e alla propria maniera personale.
Toti Carpentieri


















