Città Europea della Cultura/Quella nociva rivalità tra Lecce e Taranto…
Era proprio improponibile una sola candidatura da parte di tutte le comunità pugliesi, con possibilità di successo certamente maggiori? Come già da due anni ha fatto la Regione Basilicata, che sta virtuosamente concentrando le diverse sinergie sulla proposta della città di Matera.
Il prossimo 20 settembre occorre consegnare il nome della località indicata con un’esauriente documentazione. Intanto, la nostra Regione registra due designazioni. Per ognuna di esse si tratta di dimostrare che intende favorire in modo originale la formazione dell’Europa nel segno di una chiara appartenenza e di un positivo protagonismo. Costituiscono requisiti fondamentali i progetti conformi a obiettivi comunitari della popolazione e uno sperimentato ed efficiente percorso operativo capace di prospettare un valido modello di sviluppo europeo.
Il titolo di Capitale della cultura, attribuzione attiva dal 13 giugno 1985 su impulso di Melina Mercuri, è assegnato a chi propone il proprio patrimonio culturale in un contesto di possibile crescita per l’intero continente. Bari, che si era proposta per prima, da un paio di settimane ha rinunciato a motivo delle difficoltà economiche ed ha proposto Taranto come segno di solidarietà dopo la crisi dell’Ilva, stimolo di rigenerazione del territorio e occasione di speranza mediante un’adeguata riconversione post industriale.
A sua volta, Lecce, unitamente a Brindisi, si è affidata alla vasta esperienza internazionale del manager artistico Airan Berg e sta cercando di allargare la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini con le diverse forme di comunicazione del web e la ricerca di partnership di privati ed enti pubblici. Certamente, la designazione tocca molteplici interessi, in quanto l’investitura europea promuove la presenza di molti visitatori, con ovvie ripercussioni culturali e socio-economiche.
Ma la divisione e lo spirito di concorrenza risultano svantaggiosi. Le città pugliesi, preso atto dell’attuale situazione culturale e sociale complessa e in spirito di cooperazione con tutte le istituzioni territoriali impegnate a realizzare armoniosamente opzioni politiche e pianificazioni di accrescimento sociale ed economico, sono chiamate pertanto a integrare le diverse esigenze in modo più articolato e in uno spazio temporale più ampio. Un armonioso pluralismo civile, culturale sociale favorisce la partecipazione e la solidarietà e può aiutare a conseguire obiettivi diversificati e utili a tutti.
Adolfo Putignano















