Pubblicato in: Ven, Apr 4th, 2014

Col. Nicodemo Macrì: “Noi carabinieri nelle scuole per insegnare la legalità”

Intervista esclusiva/Si è insediato alla guida del Comando Provinciale dei Carabinieri di Lecce lo scorso 23 agosto. Dopo poco più di sei mesi di lavoro, non traccia un bilancio ma esprime alcune considerazioni sulla “vivacità” del territorio salentino. 

“La sicurezza del territorio si basa sul rapporto di fiducia reciproca tra le Forze dell’Ordine e i cittadini”.

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“Le priorità del mio mandato in continuità con il Col. Ferla: la criminalità organizzata e l’attacco ai patrimoni illeciti”.

Sono il primo pre­sidio di legalità dello Stato con la loro presenza, anche nei comu­ni più piccoli e remoti del Pae­se. I Carabinieri rappresentano per il Paese un punto fermo : l’Arma quest’anno festeggia i duecento anni dalla sua fonda­zione. Il Col. Nicodemo Ma­crì – Comandante Provinciale dei Carabinieri è arrivato da sei mesi nel nostro territorio.

Comandante Macrì si può tracciare un primo bilan­cio?

Di solito i bilanci vengono redatti annualmente ma, nono­stante il breve periodo trascor­so da quando ho assunto il co­mando, posso esprimere delle considerazioni vista l’intensità con cui ho vissuto questi sei mesi. Il primo aspetto che ha contraddistinto questo perio­do è la grande collaborazione e disponibilità di cui ho fruito sia da parte dei miei dipenden­ti che dalle altre forze di poli­zia; collaborazione da cui non si può prescindere se si vuole assicurare una buona vivibi­lità in termini di sicurezza del territorio La prima impressio­ne che ho avuto riguardo alla provincia di Lecce, confermata poi nel tempo, è che si tratta di una provincia abbastanza “vi­vace”, c’è tanto da lavorare e spero di dare un contributo tan­gibile mettendo a diposizione le mie esperienze pregresse.

Sempre più il termine le­galità sembra essere al centro di progettualità che in qualche modo tendono a coinvolgere l’interesse e l’autocoscienza dei cit­tadini e degli alunni del­le scuole, futuri cittadini dell’imminente domani. Molto spesso si afferma che è il Sud il luogo d’I­talia dove meno questo termine è percepito come significato primo del vive­re associato. È vero o è un luogo comune? Perché?

La legalità va insegnata nelle scuole. Bisogna impri­mere, proprio come imparano a leggere e scrivere, nei pic­coli cittadini quelli che sono i principi di un vivere civile, di cosa è lecito o illecito, del ri­spetto di noi e degli altri per­ché le nostre libere scelte non vadano a precludere la liber­tà e la sicurezza altrui. A tale proposito abbiamo iniziato un progetto scolastico che prevede periodicamente la presenza di un ufficiale dei carabinieri che dia voce al concetto di legalità nelle scuole. Nutro grande fi­ducia nei confronti dei ragazzi di oggi, negli uomini di doma­ni e nei miei collaboratori che, in maniera interessante e non noiosa, si raccontano, portan­do sui banchi di scuola la loro esperienza lavorativa, spiega­no come si combattono gli at­teggiamenti malavitosi, il bullismo e come ci si difende dalle insidie dei social network. In quanto al Sud visto come luogo d’Italia dove il termine legalità è meno percepito reputo che sia un luogo comune di oggi. Il Sud d’Italia è cambiato e sta cam­biando ancora.

La crisi morde, i giornali quest’estate hanno ripor­tato spesso notizie di furti in appartamento ed epi­sodi di micro-criminalità dei quali da tempo non si sentiva parlare. Ritiene ci sia un nesso tra questa re­crudescenza e le crescenti difficoltà che molti incon­trano?

Stiamo vivendo un periodo di grande difficoltà, come po­trei negarlo, ma ciò non giu­stifica l’atteggiamento di chi, non avendo come procacciar­si da vivere, commette reati a scapito di altri. I reati contro il patrimonio sono purtroppo sempre esistiti e statisticamente aumentano durante il periodo estivo incentivati dall’esodo verso località marine. Le forze di polizia aumentano in questo periodo i servizi di sorveglian­za sempre facendo i conti con l’estensione del territorio.

carabinieri

Quali sinergie sono da at­tivarsi per realizzare un miglior rapporto tra forze dell’ordine e cittadini?

Per un proficuo rapporto tra forze dell’ordine e cittadini necessita “fiducia” reciproca. Noi in quanto Carabinieri ab­biamo bisogno della collabo­razione del cittadino perché denunci i soprusi di cui è vitti­ma in modo tale da poter inter­venire tempestivamente, anche in maniera preventiva. Nel mo­mento in cui siamo messi nel­le condizioni di lavorare bene noi diamo sfogo alla passione per cui ci siamo arruolati e di contro i cittadini migliorano la qualità della loro vita acqui­stando sicurezza personale e del territorio.

Quali sono, secondo Lei, le criticità di Lecce dal punto di vista della sicu­rezza?

Come dicevo prima la fi­ducia reciproca tra le forze di polizia e i cittadini è il car­dine intorno al quale ruota la sicurezza del territorio. Gli atteggiamenti omertosi fanno in modo che i castelli che edi­fichiamo, dopo mesi di indagini, si sgretolino perché chi è a conoscenza di certe situazioni non ci aiuta a porne le fonda­menta. Il mio auspicio è che in futuro si agisca con la coscien­za del buon padre di famiglia e che si rispetti la legalità non solo a scopo personale ma an­che per il bene comune.

Esistono zone più “sensi­bili” di altre?

Non esistono, a mio pare­re, zone più o meno sensibili. Il territorio va attenzionato nella sua interezza.

Quali sono le priorità che ha individuato per il suo mandato?

Quando ho assunto il Co­mando il primo proposito è stato di dare continuità di in­dirizzo al lavoro svolto dal mio predecessore il Colonnello Ferla. Chiaramente le attività operative già in atto, e quelle poste in essere sotto il mio co­mando, hanno come priorità la lotta alla microcriminalità ed alla criminalità organizzata, con relativo attacco ai patri­moni detenuti da quest’ultima. Allo stesso modo reputo impor­tanti le attività investigative volte al contrasto delle estor­sioni di varia natura e dell’u­sura che trae la propria linfa vitale dalle crescenti criticità economiche di piccoli impren­ditori locali, con difficoltà ad accedere al credito ordinario. Come ultimo obiettivo, ma non per questo di minore rilievo, la sinergia tra le forze dell’ordine e tra quest’ultime e la magi­stratura. Lottiamo tutti sotto la stessa bandiera in nome della giustizia per raggiungere un unico scopo quello di annienta­re i malavitosi.

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