Col. Nicodemo Macrì: “Noi carabinieri nelle scuole per insegnare la legalità”
Intervista esclusiva/Si è insediato alla guida del Comando Provinciale dei Carabinieri di Lecce lo scorso 23 agosto. Dopo poco più di sei mesi di lavoro, non traccia un bilancio ma esprime alcune considerazioni sulla “vivacità” del territorio salentino.
“La sicurezza del territorio si basa sul rapporto di fiducia reciproca tra le Forze dell’Ordine e i cittadini”.
“Le priorità del mio mandato in continuità con il Col. Ferla: la criminalità organizzata e l’attacco ai patrimoni illeciti”.
Sono il primo presidio di legalità dello Stato con la loro presenza, anche nei comuni più piccoli e remoti del Paese. I Carabinieri rappresentano per il Paese un punto fermo : l’Arma quest’anno festeggia i duecento anni dalla sua fondazione. Il Col. Nicodemo Macrì – Comandante Provinciale dei Carabinieri è arrivato da sei mesi nel nostro territorio.
Comandante Macrì si può tracciare un primo bilancio?
Di solito i bilanci vengono redatti annualmente ma, nonostante il breve periodo trascorso da quando ho assunto il comando, posso esprimere delle considerazioni vista l’intensità con cui ho vissuto questi sei mesi. Il primo aspetto che ha contraddistinto questo periodo è la grande collaborazione e disponibilità di cui ho fruito sia da parte dei miei dipendenti che dalle altre forze di polizia; collaborazione da cui non si può prescindere se si vuole assicurare una buona vivibilità in termini di sicurezza del territorio La prima impressione che ho avuto riguardo alla provincia di Lecce, confermata poi nel tempo, è che si tratta di una provincia abbastanza “vivace”, c’è tanto da lavorare e spero di dare un contributo tangibile mettendo a diposizione le mie esperienze pregresse.
Sempre più il termine legalità sembra essere al centro di progettualità che in qualche modo tendono a coinvolgere l’interesse e l’autocoscienza dei cittadini e degli alunni delle scuole, futuri cittadini dell’imminente domani. Molto spesso si afferma che è il Sud il luogo d’Italia dove meno questo termine è percepito come significato primo del vivere associato. È vero o è un luogo comune? Perché?
La legalità va insegnata nelle scuole. Bisogna imprimere, proprio come imparano a leggere e scrivere, nei piccoli cittadini quelli che sono i principi di un vivere civile, di cosa è lecito o illecito, del rispetto di noi e degli altri perché le nostre libere scelte non vadano a precludere la libertà e la sicurezza altrui. A tale proposito abbiamo iniziato un progetto scolastico che prevede periodicamente la presenza di un ufficiale dei carabinieri che dia voce al concetto di legalità nelle scuole. Nutro grande fiducia nei confronti dei ragazzi di oggi, negli uomini di domani e nei miei collaboratori che, in maniera interessante e non noiosa, si raccontano, portando sui banchi di scuola la loro esperienza lavorativa, spiegano come si combattono gli atteggiamenti malavitosi, il bullismo e come ci si difende dalle insidie dei social network. In quanto al Sud visto come luogo d’Italia dove il termine legalità è meno percepito reputo che sia un luogo comune di oggi. Il Sud d’Italia è cambiato e sta cambiando ancora.
La crisi morde, i giornali quest’estate hanno riportato spesso notizie di furti in appartamento ed episodi di micro-criminalità dei quali da tempo non si sentiva parlare. Ritiene ci sia un nesso tra questa recrudescenza e le crescenti difficoltà che molti incontrano?
Stiamo vivendo un periodo di grande difficoltà, come potrei negarlo, ma ciò non giustifica l’atteggiamento di chi, non avendo come procacciarsi da vivere, commette reati a scapito di altri. I reati contro il patrimonio sono purtroppo sempre esistiti e statisticamente aumentano durante il periodo estivo incentivati dall’esodo verso località marine. Le forze di polizia aumentano in questo periodo i servizi di sorveglianza sempre facendo i conti con l’estensione del territorio.
Quali sinergie sono da attivarsi per realizzare un miglior rapporto tra forze dell’ordine e cittadini?
Per un proficuo rapporto tra forze dell’ordine e cittadini necessita “fiducia” reciproca. Noi in quanto Carabinieri abbiamo bisogno della collaborazione del cittadino perché denunci i soprusi di cui è vittima in modo tale da poter intervenire tempestivamente, anche in maniera preventiva. Nel momento in cui siamo messi nelle condizioni di lavorare bene noi diamo sfogo alla passione per cui ci siamo arruolati e di contro i cittadini migliorano la qualità della loro vita acquistando sicurezza personale e del territorio.
Quali sono, secondo Lei, le criticità di Lecce dal punto di vista della sicurezza?
Come dicevo prima la fiducia reciproca tra le forze di polizia e i cittadini è il cardine intorno al quale ruota la sicurezza del territorio. Gli atteggiamenti omertosi fanno in modo che i castelli che edifichiamo, dopo mesi di indagini, si sgretolino perché chi è a conoscenza di certe situazioni non ci aiuta a porne le fondamenta. Il mio auspicio è che in futuro si agisca con la coscienza del buon padre di famiglia e che si rispetti la legalità non solo a scopo personale ma anche per il bene comune.
Esistono zone più “sensibili” di altre?
Non esistono, a mio parere, zone più o meno sensibili. Il territorio va attenzionato nella sua interezza.
Quali sono le priorità che ha individuato per il suo mandato?
Quando ho assunto il Comando il primo proposito è stato di dare continuità di indirizzo al lavoro svolto dal mio predecessore il Colonnello Ferla. Chiaramente le attività operative già in atto, e quelle poste in essere sotto il mio comando, hanno come priorità la lotta alla microcriminalità ed alla criminalità organizzata, con relativo attacco ai patrimoni detenuti da quest’ultima. Allo stesso modo reputo importanti le attività investigative volte al contrasto delle estorsioni di varia natura e dell’usura che trae la propria linfa vitale dalle crescenti criticità economiche di piccoli imprenditori locali, con difficoltà ad accedere al credito ordinario. Come ultimo obiettivo, ma non per questo di minore rilievo, la sinergia tra le forze dell’ordine e tra quest’ultime e la magistratura. Lottiamo tutti sotto la stessa bandiera in nome della giustizia per raggiungere un unico scopo quello di annientare i malavitosi.

















