Colf e badanti: contributi e minimali per il 2014
L’Inps ha aggiornato gli importi, che variano in base alla retribuzione e all’orario di lavoro, dei contributi per colf e badanti. Confermata l’innovazione partita lo scorso anno: il rapporto a tempo determinato costa di più, a meno che non sia una sostituzione di lavoratore assente. I nuovi valori serviranno all’inizio di aprile per calcolare il versamento relativo al primo trimestre del 2014. Ma anche, da subito, quando si interrompe un rapporto di lavoro e quindi bisogna versare tutti i contributi maturati dal lavoratore fino al momento delle dimissioni o del licenziamento.
Per ottenere la somma da versare ogni trimestre, occorre moltiplicare l’importo del contributo dovuto per le ore retribuite al lavoratore. Gli importi: nel caso di lavoro a tempo indeterminato – quello a termine costa un po’ di più – per le retribuzioni fino a 7,86 euro l’ora, si pagano 1,39 euro di contribuzione (di cui 0,35 di quota del lavoratore); oltre 7,86 e fino a 9,57 euro l’ora, si versano 1,57 euro (di cui 0,39 a carico del domestico); oltre 9,57 euro orari, infine, si pagano 1,91 euro (0,48 euro del lavoratore) per ciascuna ora. Attenzione ad una preziosa occasione di risparmio per i datori di lavoro con colf “costanti”: il contributo orario, per chi lavora più di 24 ore a settimana con lo stesso datore di lavoro, si riduce a 1,01 euro l’ora (0,25 la quota a carico del lavoratore). Il 2014 porta ai lavoratori domestici anche un’altra ovvia novità. Sono stati determinati i nuovi minimi retributivi derivanti dalla variazione del costo della vita.
Le classificazioni del Ccnl vigente, previste su otto livelli, dalla “A” alla “D super”, recepiscono i mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro. In particolare, prestano attenzione ai bisogni di lavoro di cura, ad esempio per l’assistenza notturna degli anziani, che viene distinta dalle mansioni di lavoro domestico. E vediamo i minimali mensili per il 2014. Proprio per l’assistenza notturna (dalle 20 alle 8) le tre fasce di retribuzione minima mensile sono le seguenti: la prima in fascia Bs di euro 964,22, per autosufficienti; la seconda e la terza, rispettivamente in fascia Cs e Ds, sono di euro 1.092,78 e 1.349,92, ma riguardano i non autosufficienti. Per la sola presenza notturna (dalle 21,00 alle 8,00) è invece previsto un unico livello della retribuzione mensile, ammontante a 645,61 euro.
Le retribuzioni orarie – di fatto quelle maggiormente utilizzate – dei lavoratori non conviventi partono invece da un minimo di 4,47 euro fino ai 7,93 della fascia massima. I livelli salariali aggiornati, che in linea di massima corrispondono alle paghe reali del mercato, riconoscono ai lavoratori conviventi a tempo pieno una retribuzione mensile che può andare dai 614,86 euro della categoria A – quella di base – fino ai 1.339,14 euro della categoria massima, la DS. Per la descrizione delle categorie utilizzate dal contratto è opportuno rinviare al testo integrale del Ccnl stesso, reperibile sul web oppure presso le associazioni ed i sindacati del settore.
Antonio Silvestri
















