Come programmare l’Anno Pastorale/Operatori con la vocazione per la missione
Sempre in sintonia con il cammino della Chiesa Universale Diocesana.
È indispensabile all’inizio di un nuovo anno pastorale partire da una chiara programmazione che risponda al meglio alle esigenze della omunità, nell’interno di un progetto di ampio respiro che persegua delle reali mete di crescita, in sintonia con il cammino della Chiesa universale e diocesana. È da qualche anno che si insiste su tre grandi direttrici: la formazione alla vita evangelica; la comunione fraterna; la missionarietà. “Educare alla vita buona del Vangelo” (Cei 2010), rimane l’impegno dell’intera Chiesa italiana per l’attuale decennio da realizzare in ogni Comunità, anche nella nostra, impegnando ogni risorsa. Si incomincia dall’esistente: cammini di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Si è coscienti che non tutto va per il verso giusto, le cause sono facilmente individuabili: un ambiente non più permeato dalla testimonianza dei cristiani, famiglie lontane dalla comunità e dagli stessi principi evangelici e a volte anche dai valori umani, agenzie educative non sempre all’altezza del loro compito. Si tenta di avviare qualche nuova impostazione. Mentre i fanciulli continueranno nel modo tradizionale, in preparazione alla celebrazione della Messa della Prima Comunione, i ragazzi dell’età della scuola media faranno parte tutti dell’Oratorio, seguendone l’impostazione già sperimentata in numerose realtà della Chiesa Italiana, ispirandosi ad un recente documento della Conferenza Episcopale Italiana: “Il Laboratorio dei Talenti” (2013).
L’impegno educativo coinvolgerà anche giovani e adulti, attraverso la “Lectio divina”, l’approfondimento del “Catechismo della Chiesa Cattolica (Compendio), l’accostamento dei documenti del Magistero del Papa, dei Vescovi, del nostro Arcivescovo. Decisiva attenzione continueremo a porre agli operatori pastorali, a coloro a cui la Parrocchia affida settori fondamentali della sua missione: catechesi, liturgia, caritas, oratorio, famiglia. Da loro in particolare è richiesta una solida spiritualità, un vivo senso di appartenenza alla comunità, una più che sufficiente preparazione dottrinale, una soddisfacente capacità relazionale. Vuole essere questo un impegno costante, convinti che quasi sempre è la mancanza di validi operatori la vera causa della insufficiente vitalità di ogni comunità. “La sfida della comunione” è la proposta di mons. Arcivescovo per tutta la Diocesi, a meta ineludibile per ogni parrocchia e ogni altra istituzione.
È l’indicazione che Egli ricava al termine della 1^ Visita Pastorale, segno questo di quanto bisogno c’è di comunione autentica, tra i battezzati tra e nelle famiglie, tra e nei gruppi, tra e negli organismi pastorali, persino tra sacerdoti e fedeli laici. È da tempo che noi stiamo lavorando su questo campo, ma non possiamo dire di essere soddisfatti, anzi a volte si ha l’impressione di non riuscirci. Salvo in piccole realtà, per il resto si è molto lontani dalla vera fraternità, dalla capacità di accettarsi con i propri limiti e le diversità di pensiero. Emergono spesso all’improvviso individualismi, risentimenti, interessi, incapacità di dialogo e mancanze di rispetto per i carismi e dei ministeri. Si tenteranno con assiduità luoghi e iniziative d’incontro, di riflessione e di preghiera comunitaria, di verifica e di individuazione degli ostacoli, o meglio o del “male oscuro” che spesso non si riesce a percepire e superare. Avvertiamo con preoccupazione e sofferenza il problema dei lontani, sempre più lontani e numerosi, di chi ha voltato da tempo le spalle, insensibile ad ogni richiamo, di chi appare fugacemente in parrocchia solo per qualche rito o peggio per dei certificati.
Abbiamo anche una presenza abbondante di studenti universitari, senza alcun rapporto, con loro, e di extracomunitari di diversa religione o appartenenza confessionale. Ci proponiamo di essere accoglienti con tutti, di aiutare nei limiti delle possibilità. Chiunque ha realmente bisogno. Continueremo a mettere a disposizione i nostri ambienti per le loro iniziative, anche con il tentativo di realizzare qualcosa in comune. Ma non abbiamo ancora maturato una vera pastorale dell’annuncio”, che oggi proprio perché, almeno in città, i “vicini” son sempre di meno e i “lontani” sempre di più, di gran lunga la maggioranza, deve diventare l’azione pastorale più urgente, più della catechesi, più delle stesse celebrazioni che quasi sempre occupano la maggior parte del nostro tempo, del tempo dei “pochi”. Lo raccomandano anche i nostri Vescovi, nel recente documento “Incontriamo Gesù”: Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia” (giugno 2014). Lo confessiamo: non abbiamo esperienze di riferimento, ma soprattutto ci mancano, operatori “missionari” disponibili, coraggiosi, competenti.
Salvatore Carriero
















