Pubblicato in: Ven, Ott 31st, 2014

Commemorazione dei Fedeli Defunti/“Ai bambini la Morte va spiegata”

Il Pedagogista/A colloquio con il Prof. Nicola Paparella.

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“Soprattutto dopo i tre anni è bene portare i bambini al cimitero, senza mai cedere alla tentazione di banaliz­zare”. Queste e altre sono le considerazioni che il Prof. Paparella, esperto di educazione, offre alla no­stra riflessione.

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Professore, come possia­mo spiegare la Morte ai bambini?

La Morte è un mistero, al pari della vita. Possiamo parlarne; anzi, dobbiamo parlarne; ma non riuscire­mo mai a spiegare ciò che in ogni caso resta un mistero. Il primo atteggiamento è allora quello dell’accetta­zione. C’è un tempo per ogni stagione; c’è un luogo per ogni condizione; e c’è una certezza per ogni speran­za. Questo è importante: cerchiamo di spiegare come si sopravviva nel ricordo di chi rimane. Facciamolo con­tinuamente: quando ci ca­pita di adoperare l’oggetto donatoci da uno zio tanto simpatico, che ora non c’è più, quando ricordiamo la folla di uomini illustri che continua a vivere accanto a noi: quelli che hanno dato il nome delle strade, quelli presenti nelle foto che cu­stodisce la nonna, il lungo elenco dei Santi, i parenti dei nostri genitori, gli amici dei nostri parenti… Non ci sono più; ma vivono nel ri­cordo e negli affetti di chi ne conserva la memoria. 

È giusto allora andare al Camposanto con i bambini?

Certamente, soprattut­to dopo i tre anni. Senza mai cedere alla tentazione di banalizzare: evitiamo di far pensare ad una passeg­giata fra piccole casette e aiuole fiorite… No, al cam­posanto si va in silenzio; si parla sottovoce; si tiene un comportamento corretto, perché là, abbiamo un com­pito da svolgere: mantene­re in vita il ricordo di coloro che non ci sono più. Là, più che altrove, ci si mette in ascolto del mistero, che parla attraverso le parole che vengono dal cuore. 

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Però, qualche volta il bam­bino si ribella alla Morte: la trova ingiusta…

La Morte è un mistero terribile, diceva San Gio­vanni Damasceno. Per que­sto è sempre difficile ac­cettarla. Anche quando la consideriamo alla luce della fede, come passaggio da questa vita alla vita eter­na; anche allora non è facile accettarla e “spiegarla”… perché è un mistero. E’ scorretto dire: vedrai, ora sei piccolo, ma un giorno ca­pirai. Non serve e nel bam­bino crea confusione. C’è invece da prendere atto del dolore che la morte procura in coloro che rimangono: un dolore che va accolto con affettuosa partecipazione e che può essere mitigato soltanto dall’impegno di ri­cordare chi è scomparso. Nell’ottica della fede, c’è poi da coltivare la speranza della resurrezione. 

Qual è la stagione propizia per preparare il bambino al mistero della Morte?

Ogni giorno dell’anno. Purtroppo nella cultura contemporanea la morte è un evento di cui nessuno vuol parlare: anche soltan­to a nominarla, si dice che porti male, meglio esclu­derla dai discorsi… Non se ne deve parlare e non si deve vedere: quando acca­de, si chiamano gli esperti, ai quali consegniamo il com­pito di provvedere, con l’at­tenzione e la discrezione che servono. E a pensare che la nostra cultura, nelle sue radici ebraico-cristiane e nelle sue matrici gre­co-romane interpretava la morte come evento socia­le, come momento di gran­de responsabilità, perché spettava alla comunità ac­costarsi alla persona mo­rente per accompagnarla nei suoi ultimi momenti di vita. 

È giusto far vedere il ca­davere ad un bambino?

Con prudenza, per po­chi istanti e in un contesto di silenziosa commozione. Se ci sono persone che non riescono a contenere la propria disperazione, è meglio evitare. Se invece si riesce a creare il clima di un sereno saluto, del dono di un fiore come se­gno dell’impegno a coltiva­re la memoria del defunto, e di una grande famiglia che con la preghiera ac­compagna il defunto all’in­contro con il Padre, allora i bambino può partecipare. Per pochi minuti. Avendo cura di farlo parlare, quan­do, più tardi, avrà voglia di chiedere e di commentare. 

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