Comunicare… Vocazione speciale
Vincenzo Varagona a Lecce per presentare il suo ultimo libro.
Sì è svolta venerdì scorso presso la Libreria Paoline di Lecce la presentazione del libro “Comunicare Dio. Dalla Creazione alla Chiesa di Papa Francesco” scritto da Vincenzo Varagona, giornalista Rai delle Marche, ha iniziato la sua carriera giornalistica con la collaborazione col giornale diocesano di Ancona-Osimo “Presenza”, poi con “Avvenire”.
La penultima esperienza prima della Rai è stata con il “Corriere Adriatico” nella redazione di Ancona e successivamente di Fermo. Vanta nella sua carriera la presidenza regionale dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana). Per l’occasione, L’Ora del Salento lo ha incontrato per chiedere la sua opinione sulla comunicazione ecclesiale dal punto di vista teologico, storico e tecnologico.
Come nasce l’idea di scrivere questo libro sul tema della comunicazione?
Questo libro trova le sue origini, anzitutto, dalla sensibilità ecclesiale che ho maturato grazie al mio impegno pastorale all’interno dell’Azione Cattolica, col periodico diocesano “Presenza” della diocesi di Ancona-Osimo e dal desiderio di riuscire, con la mia professione, a offrire anche segnali di speranza. In particolare, quest’ultimo libro si collega al primo, uscito nove anni fa (“Pollicino nel bosco dei media”) che fornisce indicazioni di ‘media education’, diretto soprattutto a educatori. Tenendo come riferimento l’utilizzo dei media, attraverso il percorso universitario ultimato da poco con una tesi in Diritto Canonico, ho scelto di intervistare quattordici figure di spicco della comunicazione ecclesiale e vaticana sugli ultimi dieci anni della comunicazione ecclesiale che vanno dalla pubblicazione nel 2004 del Direttorio “Comunicazione e missione” ad oggi.
Oggi la comunicazione all’interno della Chiesa è più efficace rispetto al passato? La tecnologia la sta aiutando?
Io penso che complessivamente sia migliorata e la tecnologia la stia aiutando. Va anche detto che sarebbe un errore pensare che basti utilizzare mezzi potenti per renderla più efficace. L’esperienza in ambito ecclesiale ne è un esempio. La Chiesa stessa, che ha investito molto sulla tecnologia si pone il problema dell’efficacia del suo annuncio. La risposta alla domanda arriva direttamente da papa Francesco: occorre che ci sia la congruenza tra ciò che si annuncia e il comportamento etico. Nel pontefice tra questi due elementi non c’è soluzione di continuità. La comunicazione ecclesiale sarà dunque se ci sarà un giusto equilibrio fra contenuti, potenza dei mezzi, ma soprattutto congruenza nella testimonianza che è l’annuncio del Vangelo.
Papa Francesco è presentato come fenomeno mediatico. Come si colloca nel contesto della comunicazione ecclesiale e qual è la sua originalità?
Credo che la gente colga la capacità di Francesco di interpretare una chiesa umile e aderente al Vangelo. Si è reso protagonista di scelte storiche, che hanno colpito l’immaginario collettivo: la decisione di dimorare a Casa Santa Marta, di utilizzare l’utilitaria al posto della ‘papa mobile’. Il suo è il magistero dei gesti e delle parole intimamente connessi. Credo che se Francesco si sentisse dire che è un comunicatore di professione storcerebbe la bocca. È’ un gesuita, quindi i suoi gesti sono da una parte frutto di una scelta precisa, non impulsivi, ma non c’è una strategia della comunicazione dietro quello che fa. Comunica Cristo semplicemente, con la sua vita, spesso stupendo o esponendosi anche a critiche perché non sempre il mondo è pronto ad accogliere questo genere di ‘rivoluzioni’.
Le parabole di Gesù sono un metodo, si legge nel libro, per comunicare Dio. Possiamo dire che la Chiesa con Papa Francesco si pone sulla stessa scia e come?
Un’assioma della comunicazione è proprio quello di adeguare le tecniche e i contenuti al ricevente, in modo da mettersi in sintonia completa con lui. Gesù parlava a gente che nella maggior parte dei casi non aveva una grande preparazione culturale. Francesco ha aperto un suo canale di comunicazione, molto quotidiano, quasi familiare. Corre anche il rischio di apparire banale ma non lo è affatto. Il risultato è che arriva ai cuori, li scuote, e di grande efficacia. Arriva anche a scuotere le coscienze, non cerca il consenso. Gesù ha accettato di finire in croce per salvare l’uomo. Vedremo in questo scorcio di inizio secolo se il sacrificio di 2000 anni fa ha portato alla costruzione di un uomo diverso, più consapevole e intelligente.
A cura di Simone Stifani


















