Pubblicato in: Gio, Ott 8th, 2015

Comunicare… Vocazione speciale

Vincenzo Varagona a Lecce per presentare il suo ultimo libro.

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Sì è svolta venerdì scorso presso la Libreria Paoline di Lecce la presentazione del libro “Comunicare Dio. Dal­la Creazione alla Chiesa di Papa Francesco” scritto da Vincenzo Varagona, gior­nalista Rai delle Marche, ha iniziato la sua carriera gior­nalistica con la collaborazione col giornale diocesano di Ancona-Osimo “Presenza”, poi con “Avvenire”.

Varagona

La penultima esperien­za prima della Rai è stata con il “Corrie­re Adriatico” nella redazione di Ancona e successivamente di Fermo. Vanta nella sua carriera la presidenza regionale dell’Uc­si (Unione Cattolica Stampa Italiana). Per l’occasione, L’Ora del Salento lo ha in­contrato per chiedere la sua opinione sulla comunicazione ecclesiale dal punto di vista teologico, storico e tecnologico.

Come nasce l’idea di scrivere questo libro sul tema della comunicazione?

Questo libro trova le sue origini, an­zitutto, dalla sensibilità ecclesiale che ho maturato grazie al mio impegno pastorale all’interno dell’Azione Cattolica, col pe­riodico diocesano “Presenza” della dio­cesi di Ancona-Osimo e dal desiderio di riuscire, con la mia professione, a offrire anche segnali di speranza. In particolare, quest’ultimo libro si collega al primo, usci­to nove anni fa (“Pollicino nel bosco dei media”) che fornisce indicazioni di ‘media education’, diretto soprattutto a educato­ri. Tenendo come riferimento l’utilizzo dei media, attraverso il percorso universitario ultimato da poco con una tesi in Diritto Ca­nonico, ho scelto di intervistare quattordici figure di spicco della comunicazione eccle­siale e vaticana sugli ultimi dieci anni della comunicazione ecclesiale che vanno dalla pubblicazione nel 2004 del Direttorio “Co­municazione e missione” ad oggi.

Oggi la comunicazione all’interno della Chiesa è più efficace rispetto al passa­to? La tecnologia la sta aiutando?

Io penso che complessivamente sia mi­gliorata e la tecnologia la stia aiutando. Va anche detto che sarebbe un errore pensare che basti utilizzare mezzi potenti per ren­derla più efficace. L’esperienza in ambito ecclesiale ne è un esempio. La Chiesa stes­sa, che ha investito molto sulla tecnologia si pone il problema dell’efficacia del suo an­nuncio. La risposta alla domanda arriva di­rettamente da papa Francesco: occorre che ci sia la congruenza tra ciò che si annun­cia e il comportamento etico. Nel pontefice tra questi due elementi non c’è soluzione di continuità. La comunicazione ecclesiale sarà dunque se ci sarà un giusto equilibrio fra contenuti, potenza dei mezzi, ma soprat­tutto congruenza nella testimonianza che è l’annuncio del Vangelo.

Copertina

Papa Francesco è presentato come fenomeno mediatico. Come si colloca nel contesto della comunicazione ec­clesiale e qual è la sua originalità?

Credo che la gente colga la ca­pacità di Francesco di interpreta­re una chiesa umile e aderente al Vangelo. Si è reso protagonista di scelte storiche, che hanno colpito l’immaginario collettivo: la decisio­ne di dimorare a Casa Santa Marta, di utilizzare l’utilitaria al posto della ‘papa mobile’. Il suo è il magistero dei gesti e delle parole intimamente connessi. Credo che se Francesco si sentisse dire che è un comunicatore di professione storcerebbe la bocca. È’ un gesuita, quindi i suoi gesti sono da una parte frutto di una scelta precisa, non impulsivi, ma non c’è una strate­gia della comunicazione dietro quello che fa. Comunica Cristo semplicemente, con la sua vita, spesso stupendo o esponendosi anche a critiche perché non sempre il mon­do è pronto ad accogliere questo genere di ‘rivoluzioni’.

Le parabole di Gesù sono un metodo, si legge nel libro, per comunicare Dio. Possiamo dire che la Chiesa con Papa Francesco si pone sulla stessa scia e come?

Un’assioma della comunicazione è pro­prio quello di adeguare le tecniche e i con­tenuti al ricevente, in modo da mettersi in sintonia completa con lui. Gesù parlava a gente che nella maggior parte dei casi non aveva una grande preparazione culturale. Francesco ha aperto un suo canale di co­municazione, molto quotidiano, quasi fa­miliare. Corre anche il rischio di apparire banale ma non lo è affatto. Il risultato è che arriva ai cuori, li scuote, e di grande effica­cia. Arriva anche a scuotere le coscienze, non cerca il consenso. Gesù ha accettato di finire in croce per salvare l’uomo. Vedremo in questo scorcio di inizio secolo se il sacri­ficio di 2000 anni fa ha portato alla costru­zione di un uomo diverso, più consapevole e intelligente.

A cura di Simone Stifani

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