Comunicazione e violenza verbale/Alla ricerca della sobrietà perduta
CATTIVI ESEMPI DA NON SEGUIRE: LA BAGARRE INFINITA DEL PICCOLO SCHERMO
Prima era una eccezione, ora è diventata una costante. Ci riferiamo alla “violenza nella comunicazione”. In modo particolare a quella che quotidianamente si verifica in occasione di dibattiti (soprattutto televisivi) non necessariamente con argomento politico. Purtroppo c’è da registrare un aumento della litigiosità tra i partecipanti ai “salotti” vari che spesso si trasformano in ring con il deprimente interrompersi vicendevolmente, con l’intento di far prevalere un determinato punto di vista nei confronti degli altri partecipanti alla discussione.
Ormai la litigiosità non si verifica solo in occasione dei dibattiti politici: la violenza nella comunicazione si è trasferita anche quando si discute di altri argomenti. Dalle discussioni su avvenimenti sportivi (vedi soprattutto partite di calcio ed i relativi arbitraggi), alle esibizioni di aspiranti cantanti o ballerini (dove i componenti della giuria finiscono con l’offendersi a vicenda per sostenere uno o l’altro artista). Per finire ai più disparati argomenti (anche quelli che purtroppo riguardano clamorosi fatti di cronaca dove spesso si parla di femminicidi).
Prendiamo, come esempi, tre trasmissioni televisive particolarmente seguite. “Porta a porta”, “Ballarò” e “Quarto grado”. Nella prima, condotta da Bruno Vespa, vengono affrontati svariati argomenti di attualità, ma soprattutto dibattiti sulla politica. Anche per effetto della par condicio, devono essere presenti esponenti dei vari gruppi parlamentari, oppure ospiti di ben definita collocazione politica. E qui si alimenta più che un dibattito sereno e propositivo, una sorta di continua schermaglia. Una sorta di prevaricazione durante l’intervento dell’avversario. Tanto che spesso si accavallano le voci e chi è in casa davanti al teleschermo non capisce più nulla.
Tanto meno il conduttore riporta la discussione su un piano di reciproca corettezza. Il più delle volte si ha l’impressione che il dibattito aspro e le continue interruzioni facciano piacere ai produttori dei programma perché potrebbero far aumentare l’indice di ascolto. Potrebbero. Personalmente sono convinto che tale gazzarra negli studi televisivi finisca con il far disamorare i telespettatori invogliati a cambiare programma. Proprio come faccio quando si sovrappongono tante voci. Cambio canale e mi soffermo su trasmissioni meno “urlate”. Purtroppo il cattivo esempio fornito in diretta dalla televisione finisce con il trovare tanti imitatori in occasione di incontri pubblici e privati.
Pensiamo, per esempio, ad una riunione condominiale. Proprio come fanno politici e commentatori, le voci si sovrappongono, la discussione degenera. Spesso proprio in tali riunioni di condominio diventa tanto acceso il dibattito che ognuno dice la sua, contemporaneamente agli altri. Quindi, c’è chi da una parte della stanza parla dei posti macchina, mentre dall’altra c’è chi alza la voce per sostenere la necessità di installare la video sorveglianza allo stabile. Sono stato testimone anche di una “intrusione” verbale perfino in chiesa, durante l’omelia. Una signora ha commentato ad alta voce un passaggio del sacerdote che si è fermato per un attimo lanciando un’occhiataccia.
Toti Gentile
Giornalista















