Comunicazione/TV e Carta Stampata resistono all’assalto della Rete
Il Prof. Marco Piccinno: I Social presentano una massa enorme di informazioni senza garanzia di professionalità.
EDUCARE ALLA FRUIZIONE DEI MEDIA
SCUOLA IN PRIMA FILA NELL’EDUCAZIONE DEI GIOVANI
Prof. Piccinno, come si informa oggi il grande pubblico?
Per comprendere come si informa il grande pubblico, bisogna riflettere sul mutamento che ha investito negli ultimi decenni il mondo dell’informazione. In realtà, radio, televisione, giornali, pur mantenendo un ruolo di fondamentale importanza nell’universo dell’informazione, devono oggi confrontarsi con l’emergere di un nuovo fenomeno: la diffusinoe della conoscenza che transita attraverso i social, i telefonini, i blog, ma anche attraverso le iniziative culturali che si moltiplicano con progressione geometrica.
Questo cambia qualcosa nell’universo dell’informazione?
Cambia moltissimo. Perché nei tempi passati a gestire questo settore della vita sociale erano soprattutto i professionisti che, senza trascurare evidentemente eccezioni, svolgevano il loro compito secondo i canoni e i protocolli richiesti dalla professione in ordine alla selezione delle fonti, il target cui si rivolgevano, l’opportunità o meno di pubblicare, e secondo quali modalità, determinate notizie.
Oggi non è più così?
Direi che oggi non è più così. In realtà, i social presentano una massa enorme di informazioni che vengono offerte al grande pubblico senza quella garanzia di professionalità che invece si può ritrovare nelle fonti tradizionali. Non sempre questo accade per malafede, ma per un fenomeno più complesso: il fatto, cioè, che questi contesti informativi, per quanto medino informazioni, non sono pensati appositamente per quello. Essi, rispodono, più che altro, a logiche di tipo espressivo: sono un modo per far arrivare al grande pubblico (che non è nemmeno percepito nella diversità delle sue specificazioni) il proprio modo di intendere le cose, le proprie opinioni, i propri pensieri. Cosa che è notevolemente diversa dal fare informazione.
Quindi?
Quindi, formare il pubblico a una corretta fruizione dei media significa anche questo: promuovere nella gente la consapevolezza che un contesto dal quale si possono reperire informazioni non è necessariamente una fonte informativa. In questo la scuola, ma anche il mondo dell’educazione, ha una grossa responsabilità. Paradossalmente, coloro che sono esposti di meno a questo rischio sono proprio quelli che non hanno dimestichezza con il mondo della virtualità. I cosiddetti analfabeti informatici, che continuano a reperire le loro informazioni dai contesti che svolgono questo compito per professione.

















