Pubblicato in: Sab, Apr 12th, 2014

Conferenza/Il Salento al tempo dei Briganti

D’ANTICO: IL CORAGGIO DELLE BRIGANTESSE

In occasione del recente dibattito su “Li­beralismo patriottico, brigantaggio e sue ripercussioni nel Salento”, orga­nizzato da “Paise Miu”, abbiamo posto alcune domande al prof. Aldo D’Anti­co, uno dei relatori del convegno.

Quale è la situazione del dibattito intorno alla questione discussa nell’incontro?

Ancora non ampia­mente discussa ed affron­tata. Sembra che un ge­nerale interesse tenda a rimuovere dagli approfon­dimenti storico-scientifici una questione che non da poco tempo si affronta e si discute, sebbene sia stata opportunamente e delibe­ratamente nascosta e, per certi versi, manipola­ta. Se leggessimo relazioni, tesi e pubblicazioni realizzate sin dalla seconda metà dell’Ottocen­to, ci accorgeremmo di quante alterazioni si sono succedute nello studio e nell’analisi del problema.

Il nodo centrale della questione?

Il modo cruento studiato e violento con cui si è realizzata l’Unità d’Italia nei confronti della quale non ci dovrebbero essere dubbi o perplessità, visto il secolare approfondimento intorno alla sua necessità. L’occupazione mili­tare contro le leggi internazionali e senza una formale dichiarazione di guerra, una annessio­ne mentre ancora i duosiciliani combattevano e resistevano (Gaeta per esempio), un plebiscito farsa appositamente organizzato in maniera che oggi definiremmo ridicola, le stragi, le distru­zioni di paesi, le fucilazioni, le violenze gratu­ite e spesso volontariamente perpetrate e tanto altro ancora hanno determinato una situazione non solo tragica e terribile, ma anche sociale ed economica. È così che nasce la “Questione Meridionale”.

D'Antico

Ma perché nasce in Italia questo problema?

Siamo alla seconda metà dell’Ottocento e nel mondo intero si sviluppano tali situazioni. La conquista del West in America, la coloniz­zazione dell’India con la strage dei Sepois, la nascita dello schiavismo, lo sviluppo del capi­talismo e la nascita della borghesia come nuova classe di potere, la colonizzazione, aprono uno scenario articolato nel mondo. In questo scena­rio si pone la necessità per il piccolo Regno di Sardegna, con l’appoggio e la tutele di grandi potenze per interessi socio-economici, di con­quistare nuovi mercati e nuove opportunità di arricchimento.

E il Brigantaggio?

Impropriamente definito tale. È il primo grande movimento popolare al potere indebita­mente sviluppatosi. L’abolizione degli usi civici con la messa in vendita di beni demaniali ed ecclesiastici, l’imposizione della leva milita­re, l’inasprimento della fiscalità, la chiusura e il trasferimento di straordinarie attività indu­striali commerciali e di sviluppo, l’occupazione violenta di paesi e contrade molti dei quali rasi al suolo e distrutti, la messa al bando dei conte­statori, mette nelle condizioni migliaia di conta­dini, artigiani, preti, lavoratori, intellettuali, a resistere ponendo mani alla reazione armata. Il grande problema che dovrebbe essere affronta­to con storiografica pazienza e lucidità profes­sionale è proprio il fenomeno del brigantaggio (parola strumentalmente usata dai Piemontesi) all’interno del quale sarebbe necessario porta­re all’attenzione la presenza delle “brigantes­se”, donne straordinarie che si oppongono con coraggio e determinazione a violenze, soprusi e distruzione. Un capitolo, insomma, tutto da scrivere ancora.

Marcella Negro

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