Conferenza/Il Salento al tempo dei Briganti
D’ANTICO: IL CORAGGIO DELLE BRIGANTESSE
In occasione del recente dibattito su “Liberalismo patriottico, brigantaggio e sue ripercussioni nel Salento”, organizzato da “Paise Miu”, abbiamo posto alcune domande al prof. Aldo D’Antico, uno dei relatori del convegno.
Quale è la situazione del dibattito intorno alla questione discussa nell’incontro?
Ancora non ampiamente discussa ed affrontata. Sembra che un generale interesse tenda a rimuovere dagli approfondimenti storico-scientifici una questione che non da poco tempo si affronta e si discute, sebbene sia stata opportunamente e deliberatamente nascosta e, per certi versi, manipolata. Se leggessimo relazioni, tesi e pubblicazioni realizzate sin dalla seconda metà dell’Ottocento, ci accorgeremmo di quante alterazioni si sono succedute nello studio e nell’analisi del problema.
Il nodo centrale della questione?
Il modo cruento studiato e violento con cui si è realizzata l’Unità d’Italia nei confronti della quale non ci dovrebbero essere dubbi o perplessità, visto il secolare approfondimento intorno alla sua necessità. L’occupazione militare contro le leggi internazionali e senza una formale dichiarazione di guerra, una annessione mentre ancora i duosiciliani combattevano e resistevano (Gaeta per esempio), un plebiscito farsa appositamente organizzato in maniera che oggi definiremmo ridicola, le stragi, le distruzioni di paesi, le fucilazioni, le violenze gratuite e spesso volontariamente perpetrate e tanto altro ancora hanno determinato una situazione non solo tragica e terribile, ma anche sociale ed economica. È così che nasce la “Questione Meridionale”.
Ma perché nasce in Italia questo problema?
Siamo alla seconda metà dell’Ottocento e nel mondo intero si sviluppano tali situazioni. La conquista del West in America, la colonizzazione dell’India con la strage dei Sepois, la nascita dello schiavismo, lo sviluppo del capitalismo e la nascita della borghesia come nuova classe di potere, la colonizzazione, aprono uno scenario articolato nel mondo. In questo scenario si pone la necessità per il piccolo Regno di Sardegna, con l’appoggio e la tutele di grandi potenze per interessi socio-economici, di conquistare nuovi mercati e nuove opportunità di arricchimento.
E il Brigantaggio?
Impropriamente definito tale. È il primo grande movimento popolare al potere indebitamente sviluppatosi. L’abolizione degli usi civici con la messa in vendita di beni demaniali ed ecclesiastici, l’imposizione della leva militare, l’inasprimento della fiscalità, la chiusura e il trasferimento di straordinarie attività industriali commerciali e di sviluppo, l’occupazione violenta di paesi e contrade molti dei quali rasi al suolo e distrutti, la messa al bando dei contestatori, mette nelle condizioni migliaia di contadini, artigiani, preti, lavoratori, intellettuali, a resistere ponendo mani alla reazione armata. Il grande problema che dovrebbe essere affrontato con storiografica pazienza e lucidità professionale è proprio il fenomeno del brigantaggio (parola strumentalmente usata dai Piemontesi) all’interno del quale sarebbe necessario portare all’attenzione la presenza delle “brigantesse”, donne straordinarie che si oppongono con coraggio e determinazione a violenze, soprusi e distruzione. Un capitolo, insomma, tutto da scrivere ancora.
Marcella Negro
















