Pubblicato in: Dom, Mar 18th, 2012

Confetti e conflitti/Matrimoni falliti perché “leggeri”, nozze nulle perché mai nate

Annullamenti in Puglia/Centinaia di “libelli” presentati al Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese.

I dati inquietanti resi in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2012

Il fatto: Sfatato il mito dei sette anni

La famiglia è in crisi. E non occorre attendere i proverbiali 7 anni … A volte è sufficiente una sola settimana per voltarsi le spalle. Nel bollettino pubblicato dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, è questo il dato che più sconvolge: 7 giorni è, infatti, il record di durata della convivenza matrimoniale di due coppi e che hanno introdotto il libello nel 2011. Delusi, stanchi, impauriti, spesso arrabbiati da così tanto tempo da non ricordarne più il motivo, ma soprattutto incapaci di perdonare.

Nel 2011 sono state discusse 239 cause di annullamento del matrimonio, in leggero calo rispetto all’anno precedente che contava ben 251 procedimenti. In totale, considerando quelle pendenti, sono 476 le cause all’attenzione del Tribunale Ecclesiastico. Tra le 237 cause concluse con decisione, 191 hanno dichiarato la nullità del matrimonio e 46, invece, ne hanno riconosciuto la validità.

I capi di nullità fortemente in ascesa sono da ricercarsi soprattutto in quella che è definita “esclusione di indissolubilità”, ovvero la leggerezza con cui i coniugi valutano la possibilità di divorzio ancor prima del matrimonio. Un’altra causa è “per grave difetto di discrezione di giudizio o per incapacità ad assumere gli obblighi coniugali per cause di natura psichica da parte di uno dei coniugi”; in una sola parola, immaturità.

Intervista a Don Antonio Sozzo, Giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese:

La convivenza, deludente via di fuga

All’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, era presente anche don Antonio Sozzo, giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale e parroco di Arnesano (LE), che ai nostri microfoni ha sottolineato come non si possa fare a meno di “rivolgere l’attenzione all’allarmante incapacità di compiere scelte importanti mentre dilaga ovunque la pratica, ormai ritenuta normale, della convivenza che esula da qualsiasi vincolo unitivo”. La sacralità del vincolo del matrimonio, infatti, è sempre più messa a dura prova dai cambiamenti sociali e culturali che inducono a considerare l’unione religiosa come un fastidioso ostacolo da superare con sempre maggiore disinvoltura.

“Lo spropositato aumento delle convivenze stimato in Italia, denota la preferenza a sperimentare la vita insieme ritardando l’impegno. La paura del futuro – continua don Antonio – porta al bisogno di lasciare in ogni relazione una porta aperta per essere liberi di ‘scappare’ in qualsiasi momento … la convivenza dà l’illusione di garantire questa via di fuga”. Minore impegno c’è, poi, nelle cosiddette “convivenze del week-end” oggi molto in voga soprattutto tra le giovani generazioni che, da una parte, sentono il desiderio di condividere la vita con la persona amata, dall’altra avvertono pesantemente la paura di legarsi definitivamente ad essa. Molti finiscono per convivere in modo permanente quasi per caso, spinti  dalle circostanze o, ancor peggio, dall’abitudine acquisita nel frequentarsi. Ma, in tutto questo, manca l’elemento sostanziale e fondante per il futuro matrimonio: la promessa.

L’azione pastorale per prevenire le nullità matrimoniali

Responsabilità, compiti e impegni: un vero cammino di formazione

Appena una settimana fa, Benedetto XVI ha ricordato ai Vescovi cattolici il dovere di opporsi all’indebolirsi dell’indissolubilità del patto matrimoniale. Difendere l’istituzione del matrimonio “è una  questione di giustizia” perché in tal modo si salvaguarda il bene della società, oltre che i diritti di genitori e figli. In pieno accordo con le parole del Santo Padre, S.E. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo della Diocesi di Bari-Bitonto, a margine dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2012 del Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese tenutasi il 10 marzo scorso, ha sottolineato il compito importantissimo della Chiesa, tema del Convegno di quest’anno. “I matrimoni devono difendersi sempre più dagli attacchi esterni e dalla precarietà economica delle famiglie. – ha ammonito l’Arcivescovo – Per questo è importante il ruolo della Pastorale per rendere robusto il rapporto di coppia”. Ha poi continuato facendo luce sull’esigenza di supportare la famiglia all’interno della società, tanto più in una ‘società liquida’ come quella che caratterizza i nostri tempi: “La famiglia è sostanzialmente non solo la cellula della società su un piano strutturale, ma anche su un piano del sostegno sotto il profilo economico. Sappiamo come le famiglie diventano, di fatto, il primo ammortizzatore sociale. Ecco perché un sostegno a una famiglia è un sostegno alla società tutta”.

Le statistiche parlano chiaro. Il numero dei matrimoni scende, l’età media degli sposi aumenta di pari passo con la percentuale di giovani che permangono in coabitazione con i genitori, rimandando la propria autonomia. Ci si sposa tardi e, in molti casi, lo si fa spinti dagli stonati rintocchi dell’orologio biologico. Ci si sposa con leggerezza, “accontentandosi” del partner del momento, ma non si riesce più a dar vita ad una convivenza serena perché si è oramai prigionieri di una personalità forgiata da proprie abitudini, da un proprio modus vivendi. Ci si sposa senza comprendere pienamente il significato del matrimonio, le responsabilità, i compiti, gli impegni. In molti casi, si giunge all’altare dopo anni di “prova” e, in poco tempo, si finisce con l’accusarsi vicendevolmente davanti ad un giudice. Stando ai numeri, il lavoro del Tribunale Ecclesiastico è tutt’altro che marginale. Ogni anno, vengono presentati centinaia di esposti (cosiddetti “libelli”) per ottenere la dichiarazione di nullità matrimoniale. Ma è bene chiarire che non si tratta di metter fine ad un contratto, come nel caso del divorzio; piuttosto, è compito del Tribuna le, ascoltare le parti e capire se il matrimonio sia mai nato.

Serena Carbone

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