Pubblicato in: Sab, Giu 30th, 2012

Confraternite in cammino/Laici Cristiani, risorsa della Chiesa…con l’impegno della carità

Continua il Cammino Nazionale. Dopo la tappa a Santa Maria di Leuca, dal 15 al 17 giugno scorsi, una delegazione leccese presente a Monreale con altri 15.000 confratelli.

Il Nuovo Statuto Diocesano/Semplicità e disponibilità ad accogliere e ad attuare il messaggio evangelico. In questo il Priore deve essere un esempio.

Il 1° giugno 2012 è en­trato in vigore, ad ex­perimentum fino al 31 dicembre 2015 e previa abrogazione dei pre­cedenti, il nuovo Statuto delle Confraternite della Arcidiocesi di Lecce. Fine evidente della nuova disciplina statutaria è il rilan­cio, con rinnovato vigore, dello spirito fondante delle Confra­ternite in un quadro di quanto mai necessaria uniformità rego­lamentare.

Ogni Confraternita ha la sua storia, preziosa ed irripe­tibile, costellata nei secoli da formidabili testimonianze di devozione e carità cristiana; pur nella peculiarità sua pro­pria, però, essa è parte della Chiesa Diocesana e della par­rocchia, alle cui scelte ed ini­ziative pastorali ha l’obbligo di partecipare aderendo con pieno ed entusiasta sostegno.

Da qui la necessità che la vita delle Confraternite ed il rapporto che geneticamente le lega alla Chiesa sia discipli­nato in maniera uniforme, ad evitare slanci interpretativi che sottraggano tali pie Associazio­ni al ruolo per cui nacquero ed agli scopi per i quali meritano di continuare ad esistere. L’entrata in vigore del nuo­vo Statuto, quindi, deve offrire lo spunto per meditate rifles­sioni sul ruolo del cristiano, sia come singolo sia nelle forma­zioni in cui esprime la sua fede e la sua opera; e, in particolare, sullo spirito che deve animare confratelli e consorelle perché si rendano, non solo nell’ambi­to della Associazione, interpreti del messaggio evangelico. Brevissime considerazioni sulla figura del Priore consen­tono di realizzare un primo approccio, in detta prospettiva, alla nuova disciplina.

Così recita l’art.20 del nuovo Statuto: “Il Priore diri­ge la vita della Confraternita nel rispetto dello Statuto e del Regolamento Attuativo ed ha la legale rappresentanza della Confraternita anche nelle rela­zioni esterne. Viene eletto dalla Assemblea straordinaria, dura in carica tre anni e può essere rieletto. La ricandidatura dopo il terzo mandato è subordinata all’approvazione della Federa­zione Diocesana delle Confra­ternite. L’art.9 del Regolamen­to attuativo chiarisce inoltre: “Può essere eletto Priore chi, in possesso almeno della licenza media inferiore, ha compiuto trent’anni di età e tre di iscri­zione alla Confraternita. Esso, sì come delineata nel­la nuova normativa, non può essere assimilato, in maniera piana, alla figura dell’ammini­stratore-legale rappresentante di una qualsiasi associazione.

E’ pur vero che gli com­petono importanti mansioni di carattere amministrativo, ge­stionale e rappresentativo della Confraternita. Tuttavia esse ri­sultano funzionalmente indiriz­zate, non solo al perseguimento degli scopi propri della Confra­ternita, ma anche – e soprattutto oserei dire – al raggiungimento degli obiettivi di carattere spiri­tuale che l’Associazione è chia­mata a raggiungere quale parte viva della Chiesa.

Sicché leggere l’elenco delle mansioni demandate al Priore senza collegarle teleolo­gicamente alle finalità fondan­ti della Confraternita è errore prospettico che, ove tradotto in comportamenti, rischia di con­durrela Confraternitastessa su un percorso sterile e – a ben vedere – estraneo allo spirito di carità cristiana.

Il priore che mantenessela Confraternitain perfetto ordine amministrativo e contabile, che rendesse pingui le sue casse, che ne abbellissela Chiesae le cappelle, che si rendesse benvo­luto da confratelli e consorelle, ma che trascurasse le finalità spirituali per cui l’associazione esiste avrebbe clamorosamen­te fallito. Ela Confraternitada egli amministrata, pur esempio di sana, prudente e corretta am­ministrazione, si porrebbe di fatto fuori dalla Chiesa non per­seguendo gli scopi primi per cui fu costituita: formare alla vita ed alla testimonianza cristiana attraverso la catechesi, la par­tecipazione alla santa liturgia, la preghiera; promuovere la comunione fraterna, soprattut­to nei momenti di sofferenza e bisogno; testimoniare la carità; partecipare e sostenere scelte ed iniziative pastorali della Chiesa diocesana e della parrocchia; promuovere, infine, l’annuncio della speranza cristiana con la sepoltura e la preghiera di suf­fragio per i defunti.

Il buon priore quindi dovrà esser innanzitutto buon confra­tello, ispirando la sua azione al messaggio evangelico che dovrà testimoniare in parole ed opere. Mi sia consentito al riguardo un richiamo ad uno scritto di Antonietta De Vitis (Nociglia 1936-2004; www.an­toniettadevitisonlus.it) datato1984 in cui si rivolge un appello accorato “per il rinnovamento interiore, spirituale, ascetico, di tutto il Clero, degli Ordini e del­le Congregazioni Religiose, di tutti i cristiani impegnati ai loro posti di lavoro, perché Clero, Religiosi e Religiose, popolo di Dio, siano testimoni in privato ed in pubblico, di fede vissuta e sincera. Si ritorni alla fede semplice, a meditare il Vangelo come prima, con naturalezza e semplicità, perché per questo ci è stato dato”.

 

Girolamo Vergine

Commissario di Confraternita

Il ruolo del Padre Spirituale/Educa alla fede e alla fraternità essendo testimone di comunione

Con voi fratello, per voi padre ed educatore nella fede! Potrebbe essere questa l’espressione del sacerdote chiamato e mandato dal Vescovo ad essere presenza di servizio per far lievitare la pasta di molti cristiani che hanno scelto la via della Confraternita per crescere nella vita cristiana oggi.

Si appartiene ad un pio sodalizio per orientare decisamente la propria vita al senso della chiesa universale, della Chiesa diocesana e della Chiesa particolare, qual è la comunità parrocchiale, per crescere nella comunione fraterna e nella testimonianza di carità in questa nostra società divisa e piena di tanta ingiustizia. In questo mondo anche la parola “fratello” cede il posto a quelle di “vicino”, di “amico”, di “conoscente” e spesso e da diverse fonti si misconosce anche quel sentire comune chiamato fraternità universale: basti vedere i gravi attentati alla dignità della persona! Il Presbitero, per chiamata divina, per natura, potrei dire, è persona che vive, annuncia, testimonia ed educa alla “Ecclesia”, cioè a questo mistero che è riflesso della comunione trinitaria nella storia e per la storia degli uomini. E’ educatore della comunità ecclesiale in quanto inserito sacramentalmente nel presbiterio di una Chiesa diocesana, nella comunione che lega i presbiteri tra di loro e con il Vescovo, al di là dell’età e della diversità tipica di ognuno e li fa essere uno.

Il sacerdote non è un isolato, non agisce da solo, porta in sé l’anelito alla comunione che vive nell’ubbidienza al Vescovo e nella fraternità presbiterale. Ne consegue che l’impegno primario di un sacerdote nella Confraternita non è tanto il culto quanto la formazione alla comunione come coscienza di dono che viene dall’Alto. Si è cristiani non da soli ma con i fratelli e per i fratelli; per la storia e nella storia perché il mondo creda. Quindi l’impegno del Padre spirituale è quello di educare alla fede in Cristo Gesù, alla fede della Chiesa che non è fondata sulle pur lodevoli pratiche devozionali, quanto sulla Parola: “fides ex auditu”, dice l’Apostolo Paolo. Educare alla fede è il grande e permanente impegno che la Chiesa rivolge a tutti i suoi figli. Educare alla fede è formare cristiani consapevoli di essere stati scelti per andare e portare il frutto della comunione, dell’unità. Il Papa Benedetto XVI ha indetto l’anno della fede perché convinto che questa debba essere riscoperta come risposta e adesione alla Parola di Dio che si esprime nelle Sacre Scritture e nella tradizione della Chiesa.

Credere è vedere la vita alla luce di Dio. Credere è relazione esistenziale che trasforma tutto l’uomo. Le Confraternite hanno ancora un compito nella Chiesa e nella società, che non è tanto l’opera di seppellire i morti, quanto la testimonianza della possibilità che i fratelli vivano insieme mostrando la bellezza di essere laici cristiani che offrono servizio all’uomo e soprattutto a questi povero, ammalato, carcerato, solo, affamato, disperato, ecc. consapevoli di rendere così lode a Cristo Signore, a nome della Chiesa che sentono come cuore pulsante del loro vivere; come maestra e Madre; come seno che accoglie gioie e dolori, fatiche e speranze; come “luogo” che genera la fraternità aiutando a vivere il tempo con la viva e gioiosa nostalgia dell’Oltre. Il presbitero che accompagna le Confraternite, non ha la funzione del priore,  ma è educatore della fede della Chiesa per questi adulti laici non solo con la catechesi,  ma primo di tutto attraverso la comunione che vive con il Vescovo e i fratelli presbiteri. Educa alla fede e alla fraternità condivisa essendo testimone di unità e di comunione. Questo suo impegno primario lo fa essere strumento di grazia, di crescita spirituale; punto di riferimento nella direzione spirituale, maestro di preghiera e sapiente guida di uomini e donne aperti al mondo e ai valori della verità, della giustizia, della pace, della condivisione per una società più attenta all’uomo. E’ datore dei doni di Dio, soprattutto nell’Eucaristia e nel sacramento della Penitenza, per i singoli fedeli e per l’intera Confraternita.

Un vero padre che trasmette ciò che ha attraverso il suo ministero; un fratello che fa “sentire” il desiderio, la passione di Dio Padre di avere figli che hanno la nostalgia di “vederlo”, come l’Apostolo Filippo chiese a Gesù; ma anche la nostalgia che Dio ha di “vedere” donne e uomini che vivono in fraterna comunione.

                                                                                     Pierino Liquori

Vicario Episcopale

Quali compiti?

Due sono gli aspetti più importanti­dell’essere Confraternita: l’incre­mento del culto pubblico; la testi­monianza nella società.  Questi scopi passano natural­mente attraverso: la formazione “L’Ordinario per l’aspetto pastorale e formativo, esercita la sua vigilanza at­traversola Fede­razione Diocesana delle Confraternite alle cui indicazioni ogni Confraternita è tenuta ad adeguarsi fedelmente in spirito di cooperazione, comunione e corresponsabi­lità ecclesiale”. (cfr art. 6); la cultura del bene e del bello; l’esercizio della carità “La con­fraternita partecipa alla vita della Comunità Parrocchiale collaborando alla sua missione pastorale e coordinando le proprie attività ed iniziative con quelle della Parrocchia. Il Priore e il Padre spirituale sono membri di diritto del Consiglio Pastorale Parrocchiale”. (cfr art 8)

Quale spiritualità?

“Imparate da me che sono mite ed umile di cuore” dice il Signore. Un Dio che si fa fratello, con­fratello, dell’umanità intera. Un Dio che si fa esempio per farci comprendere come raggiungere la mitezza, l’umiltà, la santità. Affermava Tertul­liano: “Cristiani non si nasce ma si diventa”, e la stra­da per diventarlo si percorre unicamente ascoltando con assi­duità la “bella noti­zia del Vangelo” accogliendolo nella nostra vita. È lì che nasce e cresce la nostra fede: dalla Parola di Dio! Essere innamorati di Cristo, amandolo fino in fondo aiutati dalla comunità dei suoi discepoli. Cosa bisogna fare? Innanzitutto “costruirla” comincian­do dalle fondamenta, e il fondamento del­la nostra vita cristiana è Gesù Cristo.

MONREALE 2012/Verso il Cammino Internazionale in programma a Roma il prossimo 5 maggio

Alcune Confraternite della Dio­cesi di Lecce hanno partecipato al XXI Cammino Nazionale, tenutosi nella città di Monreale dal 15 al 17 giugno. Al pellegri­naggio erano presenti oltre 15.000 Confra­telli e Consorelle che con fede e devozione hanno preso parte alla processione guidata dall’immagine del SS. Crocefisso venerato a Monreale per testimoniare come, oggi, le Confraternite sono una risorsa della Chiesa.

Emoziona sempre essere testimone di un evento che quest’anno si è dimostrato quanto mai ricco di contenuti e che hanno indotto i partecipanti della Diocesi di Lecce, guidati dal sacerdote don Piero Quarta, Assistente Diocesano delle Confra­ternite, a riflettere e di­battere sul tema indicato dalla Federazione Nazio­nale: “La Confraternita risorsa della Chiesa nella società attuale”. sono stati i momenti che hanno caratterizzato il Cam­mino appena concluso; anzitutto la presentazione alle Confraternite Italiane di S. E. R. mons. Mauro Parmeggiani, Vescovo di Tivoli, quale nuovo Assi­stente della Confederazione Nazionale delle Confraternite d’Italia e successore dell’in­dimenticato mons. Armando Brambilla. Egli, nel suo primo discorso ai Sodalizi ha precisato come le Confraternite sono l’aspetto visibile della Chiesa e come tali devono essere in armonia e in comunione con la stessa. Allo stesso tempo il presule di origini emiliane, ha incoraggiato a vivere la fede con la preghiera e ad essere accoglien­ti, affermando che per l’Apostolato dei Lai­ci ci sono già le Confraternite. Il secondo momento che ha contraddistinto il Cam­mino è stato la commemorazione di mons. Armando Brambilla, scomparso improvvisa­mente alla Vigilia di Natale, guida pastorale della Confederazione in questi ultimi anni.

Il Cammino, infine, è stato caratterizzato dalla comunicazione ufficiale di mons. Parmeg­giani, fatta durante la celebrazione della Santa Messa, con la quale ha annunciato che, in occasione dell’Anno della Fede, si terrà a Roma, domenica 5 maggio 2013, il II Cammino Internazionale delle Confraternite (il primo si tenne a Lourdes nel 2008) e che vedrà la presenza del Santo Padre Benedetto XVI a presiederela Santa Messa in piazza San Pietro. Un inatteso spunto di riflessione, infine, è stato la sosta ai cippi che ricorda­no la strage di Capaci e la contemporanea presenza nella ma Cattedrale Normanna di Monreale di alcune Confraternite provenienti dai alcuni ben noti centri siciliani.

Tutto que­sto fa riflettere e dimostra, ancora una volta, che le Confraternite, avendo radici profonde nelle tradizioni di fede, pietà popolare e carità, possono essere il lievito della società attuale. Questo Cammino di Fraternità ha di­mostrato a tutti noi che il rinnovamento delle Confraternite è necessario per meglio servirela Chiesa ela Diocesi di appartenenza nella continuità e nella tradizione. 

Giuseppe Mancarella

Priore

Quale Formazione?

Nell’articolo 9 si legge: “Al Padre spirituale è affidata la guida spi­rituale e pastorale della confra­ternita, in particolare la forma­zione cristiana dei membri. Egli ha, tra gli altri, il diritto/dovere di: curare la formazione cristiana dei confratelli con la catechesi periodica, se opportuno coor­dinata e inserita nel­la catechesi parroc­chiale per gli adulti, con la guida alla partecipazione as­sidua ai sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza; con la vi­gilanza sulla fedeltà della condotta cristiana nella vita confraternale, familiare, sociale … ”. Diceva il Beato Bartolo Longo: “Nella confraternita, i confrati e le consorelle si in­catenano nella vita comunitaria, formativa e permanente, come una vera famiglia, per raggiungere più facilmente la santità e la salvezza nel Regno di Dio”.

Quale Testimonianza?

“Voi venite impiegati come pietre vive per la costru­zione di un edificio spiri­tuale” (1 Pt 2,4-9). Nell’articolo 12 si legge che “possono essere confratelli e con­sorelle tutti i fedeli, i quali, condividendo la natura e i fini della confraternita si im­pegnano a realizzare un’esperienza co­munitaria di forma­zione cristiana e di servizio ecclesiale nel culto divino e nella carità fraterna … Insomma rispondo­no ad una speciale vocazione di servire e te­stimoniare il Risorto. L’articolo 13 parla del noviziato: “L’aspirante confratello o con­sorella inizia un periodo di noviziato della durata di un anno, durante il quale partecipa fedelmente alla vita della confraternita e ri­ceve una particolare formazione curata dal Padre Spirituale”.

Pagina a cura di Piero Quarta

Delegato Arcivescovile Confraternite

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