Consacrazione di Mons. Verrienti/Prima volta in Cattedrale
Pochi anni orsono, ho trovato nell’Archivio parrocchiale della Matrice di Sant’Irene di Veglie una primizia leccese di Ordinazione Episcopale ‘extra Romanam Curiam’. Ho approfondito la ricerca con interessanti risultati. Si tratta di un testo stampato ad Acquaviva delle Fonti in un fascicolo edito per la consacrazione episcopale del Verrienti, celebrata per la prima volta nella cattedrale di Lecce.
Innanzi tutto si può fare riferimento a due fonti fondamentali. La Hierarchia Catholica dell’Heubel, medii et recensiori aevi, posseduta da quasi tutte le curie diocesane, indica il luogo della consacrazione dei singoli Vescovi. L’ultimo nostro Annuario diocesano (febbraio 2008), che riporta “di peso” quanto l’Heubel attesta, ci lascia poi perplessi in soli due casi che ci riguardano: quello di mons. Nicola Caputo avvenuto il 3 gennaio del 1819, quando, dopo un ventennio di sede vacante a causa delle vicende napoleoniche, e quello dell’ausiliare di mons. Luigi Zola mons. Giovanni Gigante, titolare di Himeria, la cui consacrazione non viene ricordata per quanto attiene la sede comunque avvenuta a Roma il 20 febbraio 1898, con nomina del 5 antecedente e menzionata dalla citata Hierarchia Catholica.
La giustificazione di detta omissione è da individuare probabilmente nelle precarie condizioni di salute dello Zola, che, rimanendo affiancato dall’ausiliare mons. Gigante solo in 66 giorni di episcopato si spense il 27 aprile del ‘98. Più complicata sembra invece l’ingiustificabile omissione della sede consacratoria di mons. Nicola Caputo, eletto Vescovo di Lecce nel Concistoro del 21 dicembre 1818 uno dei primi presuli dopo il concordato borbonico tra Ferdinando I (ex IV) e il Papa Pio VII Barnaba Chiaramonti.
A compensare l’omissione dell’VIII volume della preziosa fonte archivistica romana ci sono ‘due puntelli’. Il primo è lo stesso Annuario diocesano che sempre ricorda una lettera personale del Caputo in cui si legge che egli, a concordato avvenuto, segnalato dal re di Napoli, fu ‘consecrato’ da Papa Pio VII.
Il secondo è la preziosa attestazione di mons. Luigi Paladini “La Chiesa di Lecce nel glorioso volgere dei secoli” (1996, pag. 137), in cui si legge “Egli (il Caputo) si decise a partire per Roma con altri eletti al medesimo ufficio per ricevere la Consacrazione episcopale il 3 gennaio 1819”. Sgombrato così il campo per attestare una consacrazione episcopale avvenuta in Lecce prima dell’11 settembre 1910, quella del Verrienti, possiamo brevemente esaminare il rogito della consacrazione medesima che troviamo in bella forma nel Libro delle sacre ordinazioni dell’Archivio Diocesano, vol. III (1839- 1950, p. 285).
La celebrazione avvenne l’11 settembre 1910, XVII domenica dopo la Pentecoste. Fu non il 12 ma l’11, perché coincidente con la seconda di settembre, giorno in cui si celebra la festa del nome di Maria. Nel documento, si parla di vescovi assistenti e non conconsacranti, come al presente. Così come prescritto dalla Congregazione concistoriale, allorché era obbligatorio indossare il solo piviale senza la stola, attualmente obbligatoria per il conferimento di un ordine sacro.
Assistenti in quella ordinazione furono mons. Carlo Cecchini, Arcivescovo di Taranto e immediato antecessore nella prelatura di Altamura e Acquaviva delle Fonti, e mons. Tommaso Valeri, neoarcivescovo di Brindisi, consacrato appena il 5 giugno antecedente. Il mandato apostolico conferito dal S. Padre al presule mons. Gennaro Trama recava la data del 1° settembre 1910. Faceva esplicito riferimento alla consacrazione presbiterale conferita al neovescovo dallo stesso Zola nella cattedrale di Lecce il 18 maggio 1894 e alla pietà e alla scienza di cui l’eletto si era reso meritevole nella stessa Lecce. A conclusione del Rogito, viene notato che la consacrazione avvenne ‘coram clero populoque e locis diversis magno concursu convento’.
Certamente secondo prassi e diritto, la lettura sarà stata eseguita dal neocancelliere di Curia, non ancora quarantenne il canonico Cesare Augusto Corona, che avrebbe consegnato 12 anni più tardi la sua bell’anima a Dio, quando secondo quanto acclarato da clero e fedeli, il vescovo Trama gli aveva già comunicato la sua promozione all’ordine episcopale. Il mandato apostolico, come ancor oggi si usa, l’avrà letto il primo dei due presuli assistenti, l’Arcivescovo Cecchini di Taranto, a norma del Pontificale Romano, secondo quanto recepito sette anni dopo, dal can. 954 del primo codice di diritto canonico.
Oronzo De Simone
















