Conservare gli argenti antichi
È buona norma, quando si toccano, indossare sempre guanti di cotone.
Tra i problemi principali relativi alla conservazione degli oggetti in argento, silver plate, sheffield e argentati, vi è sicuramente quello dell’ossidazione del metallo, che determina la necessità delle periodiche e fastidiose operazioni di pulizia. L’argento si altera formando, in genere, una sottile patina di solfuri o uno strato più spesso costituito da cloruri di colore grigio. La patina di solfuri è spesso di colore nero-blu, a volte iridescente, e diventa più scura aumentando di spessore.
Galatina Chiesa SS. Pietro e Paolo Ostensorio dopo il restauro – 2004
Anche nelle leghe d’argento, come in quasi tutte le leghe, possono verificarsi fenomeni di alterazione selettiva dei componenti, soprattutto alla presenza di rame; questi si manifestano con la formazione di macchie di colore verde o rosso, rispettivamente di carbonati e di ossidi di rame. L’argento, infatti, si deve proteggere dalle azioni atmosferiche inquinanti, che determinano il veloce ingiallimento dell’argenteria.
Ossidazione – Ostensorio Particolare fusto, prima del restauro – 2004
Il problema della pulizia, inoltre, si complica ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad un argento antico, per il quale bisogna essere accorti nella conservazione della patina, per evitare un deprezzamento dell’oggetto. I prodotti esistenti in commercio, usati comunemente per la pulizia dell’argento, sono quasi tutti leggermente abrasivi e con il tempo lo aggrediscono. È buona norma, ogni qualvolta si è costretti a visionare da vicino un manufatto in argento antico, indossare guanti morbidi di cotone.

















