Conservatorio/Quando la Musica è Cinema… Omaggio al Grande Schermo
A colloquio con Giovanni Pellegrini, Direttore dell’Orchestra di Fiati.
“La trascrizione rappresenta un veicolo di trasmissione e di divulgazione della grande musica concepita solo per le sale dei grandi teatri. Adottando tale forma di stesura della musica la banda ha portato questi grandi capolavori anche nelle piazze più decentrate”.
Negli appuntamenti musicali proposti dal Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce”, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale cittadina, si è voluto dare spazio all’Orchestra di Fiati del Conservatorio, diretta dal maestro Giovanni Pellegrini. La compagine strumentale ha presentato un suggestivo tema “Quando la musica è cinema”. Il concerto si è aperto con Cinecittà, suite in tre tempi (allegro-adagio-allegro) scritta da Daniele Carnevali; di seguito la Fantasia su temi tratti da colonne sonore di Nino Rota, La vita è bella di Nicola Piovani, Gonna Fly Now di Bill Conti e Ciao, Albertone: omaggio ad Alberto Sordi, una fantasia curata da Marco Marzi. Successivamente, il pubblico ha potuto ascoltare Schindler’s List di John Williams, Moment for Morricone arrangiato da Johan de Meij. L’omaggio a Giuseppe Piantoni, con l’esecuzione della marcia sinfonica Vita Pugliese, ha concluso l’intensa serata. “L’Ora del Salento” ha intervistato, in esclusiva, il maestro Giovanni Pellegrini.
Le colonne sonore di celebri film che hanno fatto storia costituiscono un interessante genere musicale, molto apprezzato dal pubblico. Quali autori di musica per il cinema non possono mancare nel repertorio di un’Orchestra di Fiati?
Soprattutto Nino Rota, compositore cui sono particolarmente legato anche perché il grande Maestro è stato Direttore del Conservatorio di Bari, dove ho compiuto i miei studi. Poi, quanto agli autori italiani, Ennio Morricone e Nicola Piovani. Per gli americani, senz’altro John Williams e Lloyd Webber.
Le Orchestre di Fiati si caratterizzano per il loro vasto e vario repertorio. Quale genere in particolare lei preferisce dirigere?
Il genere prettamente concepito per Orchestra di Fiati. Ultimamente questa formazione sta conoscendo palcoscenici sempre più importanti, data la particolare attenzione di musicisti di notevole spessore, specialmente dell’Europa del Nord: in particolar modo Johan de Meij e Jan de Haan. Questa particolare cura, condivisa pure dagli italiani Daniele Carnevali e Lorenzo Pusceddu, è dovuta sostanzialmente alla ricchezza di timbri e di colori che l’Orchestra di Fiati riesce ad esprimere.
C’è differenza tra il dirigere un’Orchestra di Fiati da un’Orchestra Sinfonica?
Indipendentemente da quale strumento si utilizza, riprodurre e realizzare un’opera d’arte è di per sé un impegno notevole. Certo, con l’Orchestra Sinfonica si ha a disposizione tutta la massa degli archi che, svolgendo un ruolo sostanziale, merita grande attenzione. Nell’Orchestra di Fiati, invece, sono i fiati per l’appunto e soprattutto le percussioni a rivestire un rilievo e un’importanza che non sempre sono loro assegnati nell’orchestra sinfonica.
Qual è il suo rapporto con la musica originale per Orchestra di Fiati di autori contemporanei, un patrimonio musicale immenso che si è sempre più evoluto verso elaborazioni di sicuro effetto?
È un patrimonio di grande interesse. Già nel Settecento un musicista italiano come Luigi Cherubini, che ha operato in Francia durante la Rivoluzione, ha avuto modo di comporre musiche per soli fiati. Insieme al musicista francese François Joseph Gossec, ha segnato questa epoca storica. Nel secolo scorso anche Igor Stravinskij ha mostrato una particolare predilezione per i complessi di fiati avendo scritto apposite sinfonie per questi strumenti e un concerto per pianoforte e fiati. Naturalmente, dopo Stravinskij un po’ tutti i musicisti si sono cimentati e hanno rivolto sempre più la loro attenzione ai fiati, grazie anche alle tecniche sempre più evolute che gli strumentisti hanno via via conosciuto e messo in atto.
Molto del repertorio praticato dalle bande è basato sulle trascrizioni di brani classici o operistici. Cosa pensa di questo tipo di musica per banda?
Da sempre la trascrizione ha rappresentato un veicolo di trasmissione e di divulgazione della grande musica concepita solo per le sale dei grandi teatri. Adottando tale forma di stesura della musica la banda ha portato questi grandi capolavori anche nelle piazze più decentrate, fa conoscere anche al pubblico meno colto che non era in grado di accedere a quei luoghi.
Nella sua carriera ha avuto modo di dirigere in molte “piazze”, esibendosi davanti a pubblici molto diversi. Quale performance ricorda con particolare emozione?
Ricordo, in particolare, il “Festival di Avignone” che ho avuto il piacere di inaugurare nel 2012 e l’esperienza vissuta nel 2013 a Shangai, in Cina, condivisa con l’ensemble del Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce.
Progetti didattici e artistici futuri?
C’è in progetto una messa in scena di Traviata in Cina nel 2016, con un cast e un regista tutti italiani.
Antonio Martino
















