Copertino/Presenza domenicana tra storia, fede e tradizione
Convegno presso la chiesa dedicata alla Vergine del Rosario…
“Vogliamo conoscere il nostro passato, non per nostalgia, ma per comprendere meglio il presente e fondare consapevolmente il nostro futuro”. Con queste parole don Eugenio Bruno, parroco della Beata Vergine del SS. Rosario, a Copertino, ha avviato il convegno di studio su “I Domenicani nel Salento e a Copertino, tra espansione e declino, dal XV al XIX secolo”, che si è svolto il 17 e 18 ottobre scorsi nella sala dedicata a mons. Antonio Mennonna, vescovo di Nardò. All’avvio dei lavori era presente anche mons. Fernando Filograna, novello Pastore della Diocesi Neretina, che, nel porgere il suo saluto, ha incoraggiato l’iniziativa sottolineando come essa “tende a rifondare la nostra fede, nelle radici che i nostri padri hanno vissuto”.
Come, in effetti, è accaduto per la chiesa di Copertino, ora intitolata alla Vergine del Rosario, ma nota in città come “la chiesa dei Domenicani”. Furono proprio questi, veri araldi della predicazione del Vangelo e della devozione alla Vergine attraverso l’instancabile diffusione del Santo Rosario, che, a poco tempo dalla conclusione del Concilio di Trento (1563) e della vittoria dei Cristiani sui Turchi nella battaglia di Lepanto (17 ottobre 1571), per volontà dell’allora vescovo di Nardò mons. Ambrogio Salvo, nello stesso 1571 fondarono a Copertino un tempietto intitolato alla Madonna dell’Idria, posto alla periferia della città in un boschetto denominato Idri, dove, appunto, oggi sorge la chiesa del Rosario.
L’insediamento domenicano divenne subito un polo di fede e di devozione all’interno della comunità copertinese, ma anche notevole punto di riferimento per la futura espansione edilizia della città. E tale esso è rimasto, pur con alterne e contrastate vicende, sino alla soppressione degli ordini monastici del 1809. Poi, il declino e l’abbandono.
Sino agli inizi del 1900, quando, ancora per interessamento dei Vescovi di Nardò (Giuseppe Ricciardi, prima e, subito dopo, Nicola Giannattasio), ne fu avviata la rinascita: Giannattasio ottenne dal Comune di Copertino la cessione della chiesa, smembrò il territorio dell’unica vetusta parrocchia cittadina di Santa Maria ad Nives, cambiò l’intitolazione dell’antica chiesa dei Domenicani dedicandola alla Vergine del Rosario, la istituì come parrocchia e il 7 aprile del 1921 insediò il primo parroco, don Salvatore Nestola (1890-1972).
Il 30 novembre del 1927 – come testimonia la lapide marmorea posta sulla parete a destra della porta centrale – una “improvvisa sciagura” fece crollare la volta del tempio, che però il 20 ottobre del 1928 – si legge nella stessa lapide – “più grande e più bello”, esso fu restituito alla gloria di Maria. Le vicende di questa chiesa, “domenicana” di Copertino, impastate di storia e di fede, nel corso del convegno hanno costituito un esempio di quanto accaduto nel più vasto territorio salentino, da sempre terra di frontiera tra oriente e occidente, tra mondo cattolico-romano e mondo islamico.
Qui i Domenicani sono stati a lungo protagonisti di una evangelizzazione diffusa e capillare, che però è andata consumandosi nella precarietà economica del primo Seicento, risorgendo in parte nel corso del Settecento, per affievolirsi poi a seguito della soppressione degli ordini religiosi nell’800. Al termine del convegno don Eugenio ha ringraziato i dieci docenti e ricercatori intervenuti, soprattutto il prof. Mario Spedicato dell’Università del Salento, “che – ha detto – ha magistralmente coordinato le ricerche, rivestendo di dignità accademica gli stimolanti contributi dei vari relatori”. Numerosi e qualificati gli uditori. È prevista la pubblicazione degli atti.
Corrado Galignano
















