Pubblicato in: Ven, Lug 12th, 2013

Coppia e Famiglia: Scommettere sul matrimonio rinnovandolo di continuo

In molti giudicano il matrimonio con du­rezza oppure fuori moda. Eppure nel 2011 si sono celebrate circa 205mila nozze. Sono in tanti in Italia a scommettere su questa scelta. Forse ragionare sulle dimen­sioni dell’instabilità coniugale può confortarli invece che scoraggiarli, perché depotenzia dei “falsi” giudizi, oltre a individuare i punti nevralgici esistenti nel corso di vita a due.

La prima osservazione suggerisce di cir­coscrivere il fenomeno: appare fuorviante confrontare (come spesso accade nei grafici, anche quelli Istat) il numero dei matrimoni celebrati nell’anno con il numero delle sepa­razioni, perché le basi di partenza sono diver­se: le seconde nascono dal numero totale dei rapporti coniugali esistenti in Italia, i primi dal numero dei single che decidono di sposar­si. Quei grafici riproducono quindi soltanto le “entrate” e le “uscite” dalla vita matrimoniale: senza tale specifica, risultano ambigui.

La seconda osservazione conduce ad appro­fondire il tema della separazione, che coinvol­ge molte persone: quasi 59mila solo nel 2011. Innanzitutto si nota che anche nell’ultimo anno rilevato è un’esperienza in crescita dello 0,7%, al contrario dei divorzi – 0,7% (in calo per il secondo anno consecutivo).

matrimonio cristiano

Inoltre l’84,8% di esse si chiude in modo consensuale. Questi due elementi inducono a supporre che una quota delle separazioni sia esclusivamente “formale”. Nel caso specifico sostengono alcu­ni esperti, ci si separerebbe per motivi econo­mici: meno tasse da pagare; più contributi da ricevere; più agevolazioni da sfruttare rispetto a varie tipologie di servizi come asili nido e mense scolastiche per i figli.  In Italia conosciamo la separazione per interesse, poco romantica, come altrettanto lo era il più famoso e molto infelice matrimonio, per interesse.

La terza osservazione ci conduce a indicare alcuni punti nevralgici di una storia a due. Le ultime rilevazioni Istat descrivono l’instabi­lità coniugale spalmata nel tempo di vita co­mune, mentre in passato il fenomeno riguar­dava soprattutto quelli che si erano sposati di recente, rispetto agli sposi di lungo corso. Sebbene sia presente una quota di “separazio­ni bianche”, ne rimane un’altra estremamente consistente che deve interrogare. L’equa distribuzione lungo tutto l’arco della vita di coppia ci segnala almeno due conseguenze: non possiamo più parlare di superficialità o immaturità della scelta; non sono più princi­palmente i novelli sposi ad abbandonare la strada, sono coinvolti i quaranta-cinquantenni, ma anche gli ultrasessantenni.

Si tratta di drammatici cambi di vita per le persone. Diventa opportuno segna­lare le fragilità insite nella relazione di coppia. Alcuni consulenti familiari parlano di incapacità a motivare nuovi stati di vita comune: la nascita di un figlio che sposta il baricentro delle attenzioni nella coppia; l’uscita di casa dei figli oppure l’uscita dalla vita attiva quando una coppia deve rimodellare la sua vita trovando impre­parati i coniugi. Ne ricaviamo un suggerimento: quando si scommette sul matrimonio, non ci si può sedere, c’è bisogno di un rinnovamento co­stante nella coppia che dovrà sempre riposi­zionare i suoi equilibri. 

Andrea Casavecchia

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