Coscienza del Giornalista/Al servizio del Salento e della Chiesa
È possibile coniugare positivamente fede e professione giornalistica, cercando di essere al servizio dell’uomo e di Dio, della società e della Chiesa: costruendo concreta solidarietà e fraternità, raccogliendo con spirito di servizio i semi di libertà e verità interpretati secondo i valori della persona, leggendo le vicende quotidiane alla luce dell’umanesimo integrale. Occorre essere testimoni di una ricerca religiosa dell’“al di là delle cose”, con una comunicazione di speranza motivata. Oggi più di ieri, essere giornalista costituisce una forte responsabilità verso la comunità, cioè nei confronti di tutta la gente e di ogni individuo. Sempre con la missione di esprimere efficacemente la democrazia, lottando contro l’attuale propagazione del disinteresse e raccontando gli eventi senza censura e nel contesto delle relazioni interpersonali. Si tratta di elaborare un’informazione contrassegnata da attenzione globale e nello stesso tempo locale, poiché occorre dedicare diligente attenzione agli eventi mondiali e contemporaneamente alle situazioni e ai fatti di un determinato territorio. Per il giornalista cattolico, poi, la comune deontologia professionale, supportata dal messaggio cristiano, deve essere arricchita innanzitutto dall’impegno per il rinnovamento morale e civile della comunità. Naturalmente, abitando sia la comunicazione cartacea, radicata sul territorio, sia l’informazione diffusa per mezzo del web e dei new media.
E verificando, con la necessaria professionalità, il valore di una notizia, unitamente all’opportunità e alle modalità di divulgazione. Dato per scontato, come prescrive l’art. 2 della legge professionale 69/1963 sui diritti e doveri dei giornalisti, che è “obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”, bisogna registrare pareri diversi tra chi sostiene che la mediazione del giornalista deve essere semplice presenza di servizio tra evento e comunicazione e chi sostiene che egli non è chiamato solo ad un freddo resoconto privo di atteggiamento critico, ma anche ad offrire un apporto educativo. Intanto, occorre prendere atto che l’enorme possibilità, offerta a buona parte dell’umanità tramite i social network, di divulgare dati e notizie, spesso privi di adeguata analisi e valutazione, non significa concretamente mettere in circolo maggiori contenuti. E che, diversamente dalla velocissima informazione del web che passa attraverso le community, non sempre affidabile, il giornalista è chiamato ad avvalorare e qualificare con criteri professionali la veridicità degli eventi annunciati. In ogni caso, rimane fondamentale offrire sempre un’esegesi protesa all’affermazione del rispetto integrale della persona, del bene comune e dei valori cristiani, senza preoccuparsi del successo ottenuto ad ogni costo.
Adolfo Putignano
















