Pubblicato in: Sab, Mag 2nd, 2015

Coscienza del Giornalista/Al servizio del Salento e della Chiesa

È possibile coniugare positiva­mente fede e professione gior­nalistica, cercando di essere al servizio dell’uomo e di Dio, della società e della Chiesa: costruen­do concreta solidarietà e frater­nità, raccogliendo con spirito di servizio i semi di libertà e verità interpretati secondo i valori della persona, leggendo le vicende quotidiane alla luce dell’umane­simo integrale. Occorre essere testimoni di una ricerca religiosa dell’“al di là delle cose”, con una comunicazione di speranza motivata. Oggi più di ieri, essere giornali­sta costituisce una forte respon­sabilità verso la comunità, cioè nei confronti di tutta la gente e di ogni individuo. Sempre con la missione di espri­mere efficacemente la demo­crazia, lottando contro l’attuale propagazione del disinteresse e raccontando gli eventi senza censura e nel contesto delle relazioni interpersonali. Si tratta di elaborare un’infor­mazione contrassegnata da attenzione globale e nello stesso tempo locale, poiché occorre dedicare diligente attenzione agli eventi mondiali e contempo­raneamente alle situazioni e ai fatti di un determinato territorio. Per il giornalista cattolico, poi, la comune deontologia professio­nale, supportata dal messaggio cristiano, deve essere arricchita innanzitutto dall’impegno per il rinnovamento morale e civile della comunità. Naturalmente, abitando sia la comunicazione cartacea, radica­ta sul territorio, sia l’informazione diffusa per mezzo del web e dei new media.

giornalismo

E verificando, con la necessaria professionalità, il valore di una notizia, unitamente all’opportunità e alle modalità di divulgazione. Dato per scontato, come prescrive l’art. 2 della legge professionale 69/1963 sui diritti e doveri dei giornalisti, che è “obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”, bisogna registrare pareri diversi tra chi sostiene che la mediazio­ne del giornalista deve essere semplice presenza di servizio tra evento e comunicazione e chi sostiene che egli non è chiama­to solo ad un freddo resoconto privo di atteggiamento critico, ma anche ad offrire un apporto educativo. Intanto, occorre prendere atto che l’enorme possibilità, offerta a buona parte dell’umanità tramite i social network, di divulgare dati e notizie, spesso privi di ade­guata analisi e valutazione, non significa concretamente mettere in circolo maggiori contenuti. E che, diversamente dalla velocissima informazione del web che passa attraverso le community, non sempre affida­bile, il giornalista è chiamato ad avvalorare e qualificare con criteri professionali la veridicità degli eventi annunciati. In ogni caso, rimane fondamen­tale offrire sempre un’esegesi protesa all’affermazione del rispetto integrale della persona, del bene comune e dei valori cristiani, senza preoccuparsi del successo ottenuto ad ogni costo. 

Adolfo Putignano

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