Pubblicato in: Dom, Dic 2nd, 2012

Crearsi un lavoro: l’ultima chance per tanti giovani

STORIE/TESTIMONIANZE DI PERSONE CHE SI SONO INVENTATE UN ESCAMOTAGE E CHE CON PAZIENZA E IMPEGNO SI REALIZZANO

Barbara: mi definisco chef a domicilio. Sono cresciuta nella cucina di mia nonna e le ho rubato il mestiere  

Il giornalista Marco Ferrari afferma in un suo contributo che con la crisi economica pervasiva uno degli argo­menti di discussione principale risul­ta il come creare un lavoro. Invece, purtroppo, la nostra società è sempre ancorata sul cercare lavoro. Pertanto, salgono sempre di più i malcontenti generali, le frustrazioni, le querimonie e i pensieri negativi. Le persone acri­moniosamente si lamentano, perché non c’è lavoro o perché i governi non sono in grado di assicurare un posto di lavoro. Questo fa parte di tutta quella serie di convinzioni limitanti e condi­zionanti, a cui si è sottoposti.

“Nella vita devi studiare, ti devi laureare, devi avere il posto fisso, i soldi si guadagnano solo con la fati­ca ecc.”. Tutte queste – dice il Ferra­ri – sono le convinzioni limitanti che mettono in testa dapprima i genitori e poi tutto il sistema fin da piccoli. Nes­suno, però, parla di come creare un la­voro che rispetti proprio le passioni e i personali talenti.

Pertanto, oggi, non si contano le ditte totalmente in crisi, costrette a lasciare a casa il persona­le in preda alla disperazione e senza certezze per il domani. Ma fonda­mentalmente quello che occorre alla stragrande maggioranza delle aziende sono i clienti. Ora se ci si presentasse a loro con la possibilità di far acquisi­re clienti e aumentare il loro fatturato, non guarderebbero il curriculum o gli studi fatti.

Il mestiere in argomento, l’acquisizione clienti, è solo un mo­dello di business, tra i tanti da adottare per il proprio nuovo lavoro. Sono utili le testimonianze di persone che hanno inventato un esca­motage per lavorare con ingegnosità anche in periodi di “vacche magre” e crisi.

Signor Massimo Urso di Lecce, perché ha aperto il suo “centro bibite”?

Ho lavorato in questo ambito per diversi anni, poi per lo stato economi­co precario delle aziende, da disoccu­pato ho avuto l’idea di operare nello stesso servizio in proprio. Lavoro da 12 anni per una sessantina di utenti, anziani per lo più.

Vendo bevande, bibite (special­mente coca-cola e aranciate, oltre na­turalmente all’acqua) soprattutto nei periodi di maggio-giugno e settembre-ottobre, rifornendomi all’ingrosso e maturando un 20% di guadagno, non di più, in quanto sono prodotti reperi­bili dappertutto.

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