Crisi e Territorio… Monteroni/I molteplici volti della povertà
SACRO CUORE DI GESÙ/IL LAVORO PRIMA EMERGENZA
La nostra comunità parrocchiale è una realtà relativamente giovane, essendo nata circa 33 anni fa, e fin dall’inizio ha avuto grande rilievo lo sviluppo caritativo. Con l’avvento di profughi ed extracomunitari la Caritas parrocchiale ha assunto un ruolo determinante nell’accoglienza e nell’aiuto ai fratelli bisognosi. All’inizio si è fatto fronte alla richiesta di prodotti alimentari, prodotti d’igiene e materiali di corredo quali: coperte, lenzuola, materassi, mobili usati, ecc. Successivamente si è passati alla richiesta di lavoro e la comunità ha prodotto interventi a sistemare badanti, collaboratrici domestiche e quanto altro era possibile collocare. Con l’ avvento della crisi che ci sta colpendo anche queste realtà sono venute meno perché chi ha avuto bisogno di collaboratrici, oggi cerca di risolvere questi casi in famiglia , specialmente nell’assistenza agli anziani, campo che fino ad ora è stato abbastanza fiorente.
Ma oggi si nota anche un incremento di richiesta di aiuto anche da parte di nostri compaesani che hanno perso il posto di lavoro, e si trovano nella necessità di non avere più nemmeno il necessario per l’acquisto di generi di prima necessità. Si cerca quindi di stimolare tutte le comunità, come ci consiglia anche il nostro Papa Francesco, di dividere quello che abbiamo, con i fratelli bisognosi. In verità la nostra parrocchia, pur non essendo una realtà ricca, (è formata da operai, piccoli artigiani e pochi professionisti) risponde bene a questi inviti e quindi si cerca di alleviare le difficoltà che i bisognosi incontrano. Purtroppo non c’è molta collaborazione con le altre realtà locali, eccetto casi particolarmente gravi, dove si è cercato di coinvolgere le istituzioni locali. Questa è una lacuna a cui dobbiamo rimediare, perché come dice il proverbio “l’unione fa la forza”. Speriamo quindi, con l’aiuto di Dio, di poter intensificare quest’opera allo scopo di poter vedere un mondo più equo e meno persone che soffrono.
Carmelina Quarta
UNO SGUARDO AL SALENTO
SE ANCHE I GIOVANI PERDONO LA SPERANZA…
Tra le tante categorie e fasce sociali che stanno pagando le conseguenze della lunga e pesante crisi economica degli ultimi anni, spicca il triste record negativo dei giovani disoccupati meridionali. Il tasso di disoccupazione giovanile, nella fascia compresa tra i 15 e 24 anni, a gennaio 2014 è stato pari al 42,4%. L’attuale congiuntura economica continua a penalizzare soprattutto le nuove generazioni che sono costrette ad affrontare una missione quasi impossibile: entrare nel mondo del lavoro. La contrazione dei consumi, l’elevata tassazione, la scarsa competitività, non solo scoraggiano le imprese dall’assumere nuovi lavoratori, ma le inducono a ridurre il personale. La Camera di Commercio di Lecce nella sua relazione sulla nati-mortalità delle imprese nel 2013 attesta un tasso di crescita negativo dello 0,17%. Il 41% di esse è stato presente sul mercato per non più di cinque anni. Infatti, spesso l’apertura di una nuova attività è consistita in un tentativo di autoimpiego, una necessità dettata dalla mancanza di occupazione. Tali iniziative si caratterizzano per la loro fragilità derivante dal fatto che alla base, spesso, non c’è un vero e proprio progetto imprenditoriale capace di competere sul mercato.
Purtroppo cessano l’attività anche aziende “storiche”. La chiusura prematura di queste imprese comporta il venir meno della continuità aziendale intergenerazionale con evidenze ripercussioni negative non solo sulle dinamiche occupazionali ma anche sul tessuto economico. Molti giovani salentini emigrano all’estero in cerca di fortuna, ma non tutti riescono a coronare il proprio sogno perché anche all’estero il tasso di disoccupazione è elevato.
Perciò ci sono posti di lavoro soprattutto per figure altamente qualificate come i laureati in campo tecnico-scientifico. Il risultato è che nei decenni scorsi a partire erano braccianti e operai, oggi partono soprattutto i laureati e i ricercatori universitari. Queste risorse di intelligenza del Sud che vanno all’estero sono un patrimonio cognitivo che non può essere rimpiazzato.
Un vero e proprio: brain waste ovvero spreco di cervelli. Un’amara consolazione è che forse, tra qualche anno, non ci saranno più cervelli salentini da sprecare! Infatti, secondo i dati allarmanti diffusi dal Miur, l’Università del Salento ha registrato il 48% in meno delle immatricolazioni negli ultimi dieci anni, che tradotto in cifre significa 80 mila studenti in meno. I motivi di questo crollo delle iscrizioni all’ateneo salentino sono da ricercare da un lato nell’aumento delle tasse universitarie; da un altro lato nella convinzione, sempre più diffusa tra i giovani, che la Laurea non offra alcuna garanzia di lavoro. La maggior parte dei giovani non ha speranze per il futuro, né per la propria realizzazione personale né per quella lavorativa o professionale. Spetta alla classe politica prendere atto, seriamente e compiutamente, di questa situazione e porvi celermente rimedio.
Studio Franco Conte

















