Crisi e territorio/Trepuzzi/230 Famiglie sotto la soglia della povertà
La Fotografia/Sono tanti i nuclei che ogni 15 giorni ricevono dal Comune o dalle Caritas Parrocchiali il pacco alimentare.
Situazione difficile/Sindaco e Assessori hanno deciso di tagliarsi le loro indennità del 20% e di destinare quel denaro ai servizi sociali.
I poveri non sono solo i componenti delle oltre 230 famiglie che ogni 15 giorni ricevono dal Comune o dalle Caritas parrocchiali i pacchi alimentari. La povertà a Trepuzzi è tanta e va al di là di ogni censimento laico o cattolico. La povertà è quella che ogni giorno si annida nelle piccole cose di sempre che non si fanno più; la povertà sono tutte quelle rinunce che le famiglie sono costrette a fare; la povertà è quella incosciente schiera di mamme che sempre di più puntano sui gratta e vinci o quel numero assurdo di padri che scommettono ai videogiochi. La povertà è una spirale dalla quale non si riesce più a tirarsi fuori e che fa sprofondare nell’abisso della disperazione che rischia di diventare depressione.
Non è facile combattere e soprattutto sconfiggere tutte queste povertà. Eppure a Trepuzzi ci provano in tanti, “perché – come dice don Sandro Scevola – il punto di forza dei trepuzzini è la generosità, è la voglia di condividere, è la capacità di fare rete a protezione di chi ha bisogno”. Si comincia dal Comune, dall’azione di un’Amministrazione civica, che al di là del colore politico, ha deciso di mettere le politiche sociali al primo punto del proprio programma amministrativo. Non per niente il vicesindaco Lucia Caretto che ha la delega alle Politiche sociali. È attiva sul campo per cercare di risolvere i problemi della povertà, soprattutto delle nuove povertà, quelle che dipendono dalle emergenze economiche nazionali, dalla crisi aziendale dell’Omfesa, dalla caduta del settore dell’edilizia, da un settore agricolo che non decolla neanche come occupazione di rifugio. “Spesso – dicono al Comune – la gente non ha neanche i 30 centesimi da pagare come diritti di segreteria per il rilascio dei documenti”.
La mancanza di risorse economiche è sempre più avvilente. Il Comune ha sempre meno fondi da destinare ai Servizi sociali, che continuano invece ad avere una richiesta sempre più massiccia e più pressante. Si ricorre per tutto al Comune: l’ufficio dei servizi sociali, che è retto da un assistente sociale, da un’impiegata amministrativa e da due “lavoratrici socialmente utili” a 20 ore settimanali, è il front-office più battuto, tanto da sembrare sotto assedio dei tanti bisognosi, tutti reali (purtroppo!) e con problemi urgenti da risolvere. Non si può non dare ascolto a chi non ha i soldi per pagare le bollette o le rate dei mutui o i canoni d’affitto o i ticket sanitari o la mensa scolastica, a chi è affetto da malattie gravi o è anziano e solo, a chi non ha una casa o non ha i soldi per comprare i vestiti e da mangiare: quasi tutti per una sola causa, la mancanza del lavoro. E l’assessore si ritrova sempre una coperta più corta: ecco perché tutti gli amministratori, a partire dal Sindaco, hanno deciso di tagliarsi le loro indennità del 20 per cento e di destinare quei soldi ai Servizi sociali.
E l’assessore, con i suoi uffici, ha imparato ad usare “i processi di autoriparazioni”, a raccogliere indumenti, a dare in casi estremi contributi in denaro, a distribuire i pacchi alimentari ritirati dal Banco delle Opere di Carità, a portare a domicilio i pasti caldi agli anziani ad un costo di 2 euro (il pasto fornito è tanto abbondante da bastare per il pranzo e per la cena), a fare assistenza domiciliare, ad esonerare dal pagamento della mensa scolastica i piccoli figli di chi non ha un reddito o ne ha uno troppo basso, a dare i “buoni lavoro” agli ex carcerati e alle donne sole e a collaborare con le parrocchie lì dove il Comune non può arrivare.
Si sono ben organizzate le tre parrocchie di Trepuzzi per portare soccorso ai vecchi e nuovi poveri, anche a quelli che, con un pizzico di “narcisismo”, mantengono sommerse le loro condizioni precarie, di tutto il territorio di un Comune che conta quasi 15.000 abitanti. Il coordinamento parrocchiale è nelle mani dei parroci, don Vincenzo Marinaci di Maria SS. Assunta, don Enrico Chirizzi di San Michele Arcangelo e don Sandro Scevola della Santa Famiglia, che hanno il loro “braccio armato” contro le povertà nelle responsabili delle tre Caritas: in Renata Schäffer per l’Assunta, Lucia Bianco per San Michele e Aurelia Filippi per la Santa Famiglia. Ogni parrocchia ha il suo buon Centro d’ascolto, un servizio che funziona bene e che porta i volontari ad arrivare a dare una mano a chi più ha bisogno.
Il lavoro delle Caritas non è solamente la distribuzione dei pacchi alimentari che ogni 15 giorni vengono distribuiti a più o meno 230 famiglie. “Il nostro – dicono all’unisono le tre responsabili Caritas – è un lavoro non facile e non semplice, perché spesso dobbiamo trattare con uomini immigrati che per loro cultura non sopportano neanche di confrontarsi con una donna o arrivare in abitazioni segnalate dalle forze dell’ordine e qualche volta abbiamo anche accompagnato le mogli in carcere”. Il volontariato sociale a Trepuzzi non è delegato solo alle parrocchie, ci sono anche molte organizzazioni laiche impegnate nel settore, fra le altre va ricordato il “Progetto Refuge”, che cura in particolare l’inserimento nella comunità cittadina di tutti gli immigrati, e il Centro di “Casa Connò”, che opera per aiutare i tossicodipendenti e gli alcolisti. “La cosa bella – dicono ancora alla Caritas – è che comincia ad esserci una vera rete fra il Comune e tutte le organizzazioni di volontariato, tanto che cominciano ad esserci scambi di presenze fra i vari gruppi. Si cominciano a vedere immigrati che vengono ad ascoltare nei gruppi di catechesi e i loro bambini che frequentano il doposcuola; la Caritas porta sostegno materiale a Casa Connò e i loro giovani vengono a partecipare alla nostra Messa domenicale”.


















