Crisi nel Salento… Edilizia in ginocchio
Drammatico calo del mercato immobiliare…
A colloquio con Giampiero Rizzo, Presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili della Provincia di Lecce.
“In Provincia di Lecce variazioni negative nelle compravendite sia nel comune capoluogo (-10,8%), sia negli altri Comuni Salentini (-12%)”.
“Circa i lavori pubblici si avverte un piccolo cambio di passo rappresentato dalla rapida attuazione ai programmi infrastrutturali: 7mld”.
“Il rilancio della crescita passa per il miglioramento di due fattori determinanti per l’economia, ovvero il potenziamento delle esportazioni e la spinta del mercato interno attraverso la ripresa del settore delle costruzioni” così l’Associazione Nazionale Costruttori Edili. Analizziamo la crisi nel nostro territorio con il dottor Giampiero Rizzo, presidente dell’Ance di Lecce e provincia.
Dott. Rizzo, dall’ultimo rapporto della FederCostruttori risulta che c’è stata una contrazione del mercato dell’edilizia del 25%. Qual è la situazione in provincia di Lecce?
Nel 2013, per il sesto anno consecutivo, il settore delle costruzioni è stato caratterizzato da una drammatica crisi, sia nella componente privata che in quella pubblica. Le previsioni per il 2014 sono ancora negative e sullo sfondo c’è la perdita di quel patrimonio che sono le imprese e le maestranze salentine. In sei anni, dal 2008 al 2013 gli investimenti in costruzioni hanno subito una riduzione del 30%, collocandosi su un livello paragonabile a quello del 1967. La nuova edilizia abitativa segna un calo del 53,9%, l’edilizia non residenziale privata del 33,4%, mentre le opere pubbliche registrano una caduta del 45,2%.
Quali sono i fattori che incidono nella crisi del settore?
Certamente il forte contenimento della spesa pubblica con la conseguente riduzione dei trasferimenti alle Amministrazioni del territorio che hanno tagliato gli investimenti. Investire in edilizia vuole dire creare un circolo virtuoso, in quanto i vantaggi dell’indotto si diffondono con maggiore rapidità rispetto a quanto avviene negli altri settori produttivi. Va infatti evidenziato come un milione di euro investito in edilizia attivi un giro di affari quasi doppio e che ogni miliardo consente di creare tra i 20 ed i 25.000 posti di lavoro. Alla carenza di investimenti si accompagnano gli effetti del Patto di Stabilità Interno che incidono non solo sulla capacità di spesa degli Enti locali ma provocano anche fortissimi ritardi nei pagamenti alle imprese. L’obbligo di far quadrare i conti pubblici è stato ribaltato sulle imprese che, oramai, corrono il rischio di fallire più per crediti che per debiti . Ed è questo un paradosso tutto italiano. Come lo è il prevalere nella attività della burocrazia della cultura dell’adempimento contro la cultura del risultato. Voglio dire che quando le scelte sono state approvate ed i percorsi decisionali hanno eseguito i corretti iter istituzionali, non ha senso che si fermi la fase ultima, quella della operatività. Dobbiamo fare sistema, promuovere sinergia tra pubblico e privato per cogliere l’obiettivo comune dalla crescita. Un altro fattore non secondario riguarda il rapporto tra credito, imprese e potenziali clienti. Abbiamo un sistema creditizio che attua nei confronti del settore edile una politica di restrizione che non ha precedenti nella storia del nostro Paese. L’impresa edile viene guardata con sospetto ed ogni richiesta di finanziamento che avanzano viene analizzato con il bilancino del farmacista. La dose di rischio delle imprese viene ritenuta oltremodo eccessiva e quindi il finanziamento difficilmente concedibile.
Esiste al momento attuale un segmento che ha tenuto rispetto al negativo andamento generale?
Solo gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo dal 2008 al 2013 mostrano un aumento del 16,5% grazie anche agli effetti di stimolo degli incentivi fiscali legati alla riqualificazione ed all’efficientamento energetico. Senza l’apporto di questo comparto, che ormai rappresenta il 37,3% del mercato, la caduta degli investimenti in costruzioni raggiunge il 43,6%. Le previsioni Ance per il 2014 segnalano ancora una flessione degli investimenti in costruzioni del 2,5% in termini reali. L’attenuazione della caduta rispetto agli anni precedenti è legata alla proroga ed al potenziamento degli incentivi fiscali per gli interventi di riqualificazione del patrimonio abitativo ed alle misure di rilancio del mercato dei mutui.
Quali sono le soluzioni politiche e di iniziativa privata attuabili per rilanciare il settore?
Per un effettivo rilancio del settore, occorre, inoltre, utilizzare rapidamente le risorse disponibili per le infrastrutture dando rapida attuazione ai programmi di opere medio-piccole finanziati con particolare riferimento alle risorse destinate alle scuole, alla riduzione del rischio idrogeologico, alla riqualificazione delle città e ai “6.000 campanili”.
Qual è la situazione generale in Puglia?
Complessivamente, nell’arco dei sei anni 2008-2013, il Pil della Regione si è ridotto dell’11,6% in termini reali contro l’8,9% rilevato per l’Italia. Per l’anno in corso si prevede un lieve segnale positivo dell’attività economica regionale (Pil +0,1% rispetto al 2013 in Puglia; +0,7% in Italia).
Nello specifico, come si presenta l’ambito delle costruzioni?
Per il settore delle costruzioni, in particolare, il quadro regionale risulta fortemente negativo. I dati Istat sul valore aggiunto delle costruzioni indicano per il 2012, una accentuazione della caduta, registrando un forte calo del 9,4% in termini reali su base annua. Nell’arco dei cinque anni 2008- 2012, il valore aggiunto delle costruzioni si è ridotto del 26,1% in termini reali, risultando il settore economico più penalizzato dalla crisi. Nello stesso periodo, infatti, l’industria in senso stretto evidenzia un calo del 18,5% del valore aggiunto, l’agricoltura del 14,1% ed i servizi registrano una flessione più contenuta del 3,1%.
Le ultime analisi di mercato rivelano che un segnale evidente della crisi imperante è la pesante riduzione delle nuove iniziative cantierabili nel comparto abitativo. Cosa palesano i dati relativi alla provincia di Lecce?
Nella provincia di Lecce, in particolare, i permessi di costruire su abitazioni hanno iniziato a ridursi progressivamente dal 2008 e in quattro anni (2008-2011) la flessione è stata del 48,7%.
Qual è la situazione nel settore delle opere pubbliche?
Sul fronte delle opere pubbliche, i risultati provenienti dal sondaggio congiunturale condotto dalla Banca d’Italia confermano per il 2013 situazioni di difficoltà del comparto, sebbene con una valutazione meno negativa rispetto al resto del settore. Il sondaggio evidenzia una prevalenza di 30 punti percentuali della quota di imprese che dichiara una riduzione di attività rispetto a quelle che stimano un aumento. Il monitoraggio Ance Infoplus sui bandi per lavori pubblicati rileva, in Puglia, nel 2013, un calo dell’importo posto in gara del 13,9% su base annua.
Quali i motivi di questo calo?
Tale risultato è dovuto all’assenza di bandi di taglio superiore ai 50 milioni di euro contro le tre pubblicazioni dell’anno precedente (per complessivi 223 milioni di euro). Per i lavori di importo inferiore ai 50 milioni di euro si registra un aumento tendenziale del 5,6%.
Questa difficile realtà grava in modo preponderante sul mondo dell’occupazione. Quali sono i numeri della crisi?
L’occupazione continua a risentire pesantemente della crisi settoriale: i dati delle Casse edili evidenziano, per la Puglia, flessioni marcate nel quadriennio 2009-2012: il numero di ore lavorate subisce un calo del 35,9%, gli operai iscritti sono diminuiti del 29,2% e le imprese iscritte del 17,6%. Anche nei primi undici mesi del 2013 si registrano flessioni tendenziali significative, con ulteriori riduzioni del 18,3% per le ore lavorate, del 19,6% per gli operai iscritti e del 13,9% per le imprese. Anche dai dati Istat sulle forze di lavoro emerge una situazione drammatica: gli occupati nel settore in Puglia hanno visto riduzioni progressive a partire dal 2009 e nel 2013 l’intensità della flessione si è ulteriormente rafforzata: nei primi 9 mesi dello scorso anno infatti il numero di occupati nelle costruzioni nella regione è diminuito del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente contro il -5,8% del 2012. Complessivamente tra il picco del secondo trimestre 2008 (circa 138mila occupati nel settore) e il terzo trimestre 2013 (83mila) in Puglia le costruzioni hanno perso 54.600 occupati che corrispondono ad un calo in termini percentuali del 39,6%. Anche nella provincia di Lecce l’occupazione nelle costruzioni evidenzia una dinamica negativa: tra il 2008 e il 2012 (ultimo dato disponibile a livello provinciale) i lavoratori operanti nelle costruzioni si sono ridotti di circa 8.400 unità, per una flessione in termini percentuali di circa il 30%.
Il mercato immobiliare è in calo dal biennio 2007-2008 e sino ad oggi abbiamo raggiunto il minimo storico, questa discesa continuerà ancora?
Innanzitutto si conferma il trend negativo in atto dal 2007. Il mercato immobiliare residenziale in Puglia continua ad essere caratterizzato da una riduzione delle unità abitative scambiate, confermando il trend negativo in atto dal 2007. Il numero di abitazioni compravendute, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, registra nel secondo trimestre 2013, un’ulteriore flessione del 6,7% nel confronto con lo stesso periodo del 2012, che segue il calo del 6,5% rilevato nel primo trimestre. Complessivamente nel periodo gennaio-giugno 2013 si rileva una diminuzione tendenziale del 6,5%. In sei anni (2007-2012) il numero di unità abitative compravendute si è ridotto del 44,7% passando da 48.226 a 26.675.
Quali i motivi principali di questo trend?
La diminuzione delle compravendite di abitazioni rilevata nei primi sei mesi del 2013, è da ascrivere esclusivamente al proseguimento del trend negativo dei comuni non capoluoghi (dove si concentra circa il 75% degli scambi), nei quali si rileva un’ulteriore diminuzione del 9,1% del numero di transazioni effettuate (-43,3% dal 2007 al 2012). Di contro nei comuni capoluogo si registra un aumento del 2,9% rispetto al primo semestre 2012 (-49,5% dal 2007 al 2012). In particolare, la provincia di Lecce continua a manifestare variazioni negative sia nel comune capoluogo (-10,8% nel confronto con il primo semestre 2012) sia negli altri comuni della provincia (-12%).
Si può individuare, in particolare, un elemento penalizzante?
Sicuramente si può imputare buona parte del problema al razionamento del credito da parte delle banche alle imprese e alle famiglie. In Puglia nei primi nove mesi del 2013 i mutui erogati per investimenti in edilizia residenziale si sono ridotti del 38,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo la rilevante caduta del 47,8% nel periodo compreso tra il 2007 ed il 2012. Per il comparto non residenziale i finanziamenti erogati registrano una flessione del 19% nel confronto con i primi nove mesi del 2012 (già -57,3% tra il 2007 ed il 2012). Anche nella provincia di Lecce si registrano cali significativi nei mutui erogati alle imprese. Nei primi nove mesi del 2013 il flusso di nuovi mutui per investimenti nel residenziale registra un calo del 20,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-57,2% tra il 2007 ed il 2012), mentre nel non residenziale la flessione si attesta al 20,2% (-55,5% nei cinque anni precedenti).
Quali le soluzioni a questa crisi?
È necessario un cambio di passo nelle politiche di bilancio che consenta un riequilibrio delle componenti della spesa pubblica. Solo così sarà possibile ricavare spazi nel bilancio per potenziare i flussi di spesa da destinare alla realizzazione di infrastrutture necessarie al Paese, sostenendo lo sviluppo e la crescita economica. In particolare, è urgente mettere in sicurezza il territorio dai frequenti dissesti idrogeologici, riqualificare e ammodernare il patrimonio scolastico, oltre che realizzare piccole e medie opere funzionali alla riqualificazione delle città. Un buon punto di partenza è rappresentato dalla rapida attuazione ai programmi infrastrutturali già autorizzati in termini di cassa, per un importo di circa 7 miliardi di euro. I frequenti eventi catastrofici che hanno interessato il nostro territorio negli ultimi tempi dimostrano, infatti, come il risanamento idrogeologico del territorio e la messa in sicurezza del patrimonio siano questioni prioritarie per il Paese.
Pensa che oltre alle negative analisi di mercato e ai fiduciosi progetti di superamento della crisi ci siano dati concreti di ripresa reale?
Qualche timidissimo segnale di attenzione al settore si comincia a vedere nell’azione politica. Mi riferisco ai finanziamenti che interessano le riqualificazioni e l’ammodernamento del patrimonio scolastico di cui anche la nostra provincia è beneficiaria. E a riguardo mi è stato detto che dovrebbero arrivare ancora dei fondi. Abbiamo poi la nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020 che dovrebbero mettere in campo risorse disponibili per le infrastrutture di rete. Ed è agli enti locali, Regione in primis, che tocca i compito di saper intercettare i fondi attraverso una progettazione veramente reale. Mi faccia concludere con una sommersa nota di ottimismo perché vogliamo essere orgogliosi nelle condizioni del mestiere che facciamo, che è poi di creatori dello sviluppo del territorio. Ma vogliamo essere messi nelle condizioni di farlo. Perché sappiamo di avere la capacità di innovare, di trovare nuova soluzione costruttiva. Perché crediamo che molto ci sia da fare soprattutto in un politica edilizia rivolta alla ristrutturazione, riutilizzando e valorizzando il patrimonio edilizio esistente, riprogettando i nostri paesi per essere luogo di incontro, di vita lavorativa e sociale e non di traffico. Il romanziere Paulo Coelho ha detto “nessuna notte è tanto lunga da non permettere al sole di sorgere”. In sostanza c’è un tempo per soffrire, ma anche un tempo per raccogliere i frutti dell’impegno e della tenacia.


















