Crolla il mercato della Casa: non si costruisce, non si vende
L’analisi drammatica di Giampiero Rizzo, Presidente Provinciale dell’Associazione Costruttori Edili.
“Siamo nel mezzo della tempesta perfetta, perché alla mancanza di investimenti nel settore delle opere pubbliche si è aggiunta la crisi del settore immobiliare, residenziale e non residenziale”.
Fallimenti per crediti/“Gli enti locali devono rivedere le politiche di bilancio non riempiendo più i piani triennali delle opere pubbliche di lavori che non potranno essere pagati al momento della loro esecuzione. Secondo la direttiva europea sui pagamenti non si devono superare i 60 giorni per assolvere al debito”.
Un mercato stagnante che cerca un forte impulso per uscire dalla crisi: così si presenta nel Salento il settore edilizio. Una legislazione meno complessa e farraginosa, una diversa fiscalità, la riduzione del costo del lavoro sono solo alcune delle strategie proposte dal presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, Giampiero Rizzo, per ricostruire un nuovo volto dell’economia lupiense.
Qual è lo stato dell’edilizia oggi in Italia, e soprattutto nel Salento?
Il settore delle costruzioni è fra quelli che stanno pagando il prezzo più alto di questa crisi economica e finanziaria. Siamo nel mezzo della tempesta perfetta, perché alla mancanza di investimenti nel settore delle opere pubbliche si è aggiunta la crisi del settore immobiliare, residenziale e non. Nel passato, quando uno dei due comparti ha trovato difficoltà, l’altro ha tenuto e ciò ha consentito alle imprese di potere orientare e modificare le proprie attività. Nell’ultimo quinquennio il settore delle costruzioni avrà perduto, in termini reali, tra il 25 ed il 30%, con un forte calo dei lavori pubblici, per la carenza di risorse finanziarie, ed un risultato fortemente negativo nell’immobiliare perché l’economia è ferma, il credito non esiste per le famiglie e per le attività imprenditoriali.
L’ultimo ciclo di programmazione europea 2007-2013 ha registrato “un bilancio fortemente negativo in relazione alla capacità di assorbimento e investimento da parte del nostro Paese” ma, nonostante ciò, “la Regione Puglia ha raggiunto risultati abbastanza positivi”. Cosa è accaduto?
Al 31 ottobre 2013 la Regione Puglia nella gestione dei circa 4,5 miliardi di fondi strutturali Europei ad essa destinati dalla programmazione 2007/2013, ha raggiunto un livello di spesa certificato pari al 51%, mentre la media nazionale è del 47,5% e quella delle regioni meridionali è al di sotto del 37%. In questo contesto appare come un risultato apprezzabile che, però, al contempo sconcerta per quei miliardi che non si sono spesi e che andranno persi.
Cosa accadrà con la nuova programmazione europea 2014- 2020, che destinerà alla Puglia circa 6 miliardi di euro?
L’avvio del nuovo periodo di programmazione per il 2014-2020 è fondamentale per il recupero e l’utilizzo dei fondi europei in una fase di forte crisi dell’economia territoriale caratterizzata, tra l’altro, dalla scarsità di fondi pubblici. Qualsiasi proposta deve essere però anticipata da una sintetica osservazione dei motivi che hanno portato il Paese in generale al ritardo nell’assorbimento dei fondi disponibili nella programmazione che si sta per chiudere: lo scarso coordinamento tra istituzioni a livello statale, regionale, locale; il mancato coordinamento tra procedure di spesa, di governo del territorio, urbanistiche e ambientali.
Lei è appena divenuto il nuovo Presidente della sezione provinciale dell’Ance. Da quali criticità intende partire e come vorrebbe impostare la Sua “tabella di marcia” per risollevare il mercato dell’edilizia?
Il mio primo impegno sarà quello di lavorare per fare sempre più dell’Ance Lecce una associazione forte, affidabile, accreditata interlocutrice delle Istituzioni che governano e che operano nel territorio. Le criticità sono tante e purtroppo nascono a Roma. La mia Associazione Nazionale propone quotidianamente al Governo l’adozione di misure per il pagamento dei crediti della Pubblica Amministrazione, per una diversa politica del credito, per una legislazione meno farraginosa e complessa dell’attuale, per una sburocratizzazione ed accelerazione dei processi autorizzativi che interessano i cambiamenti del territorio, una diversa fiscalità e altro, una riduzione del costo del lavoro che in edilizia è altissimo. Gli enti locali certamente devono rivedere le politiche di bilancio non riempiendo più i piani triennali delle opere pubbliche di lavori che non potranno essere pagati al momento della loro esecuzione così come prevede peraltro la direttiva europea sui pagamenti delle transazioni, quella per cui non si devono superare i 60 giorni per assolvere al debito nei confronti del creditore. Manca il bilancio di cassa, ove si conoscono i flussi delle entrate per pagare i lavori al tempo giusto e non per il pagamento a tempo indefinito. Lo prevede una legge, lo ha ribadito la Corte dei Conti della Lombardia in un parere seppure consultivo. I Comuni sono stati richiamati su questo, ma risultati non ce ne sono. Si appaltano opere, di cui il territorio ha urgente bisogno ma che portano le imprese a fallire per crediti piuttosto che per debiti. Altro tema sarà quello dei progetti delle opere posti a gara, nella stragrande maggioranza con prezzi sottostimati rispetto ai reali costi di mercato. Anche qui esistono norme sempre ignorate. Mio impegno sarà anche favorire il recupero dell’edificato esistente, che si trova in uno stato di conservazione non ottimale, data anche la vetustà dello stesso. Molti immobili, pubblici e privati sono ammalorati e pretendono opportuni interventi di riqualificazione. Le prospettive di questo mercato sono di crescita ed il decisore locale deve favorirlo con meno burocrazia e meno carte, ma più controlli. E poi lotta al lavoro nero e l’urgenza di creare occasioni di lavoro che risolvano le emergenze abitative.
Quanto è importante la Valutazione Ambientale Strategica nel processo di elaborazione dei nuovi piani di sviluppo?
Il documento Ue di orientamento sulla valutazione ex ante di piani e programmi in vista della nuova programmazione, riserva un ruolo fondamentale alla Vas. Per evitare ritardi attuativi è necessario adottare un sistema che consenta la contemporaneità delle procedure e nel quale la Vas costituisca un sistema di valutazione volto al miglioramento progettuale di piano o programma e venga così scongiurato il ripetersi dell’errore italiano che la Vas si concluda con un diniego a procedere.


















