Pubblicato in: Sab, Giu 13th, 2015

Cultura del Territorio… Per conoscere e valorizzare il nostro Patrimonio

A colloquio con Lino De Matteis, Direttore della Guida Turistica “Il Grande Salento” sull’originalità dei percorsi turistici. 

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“Amore per la propria terra, decoro dei beni e tutela delle bellezze naturali rendono possibile la magia che ammalia il turista”.  

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Morciano di Leuca-Barbarano, Santuario di Santa Maria del Belvedere, detto Leuca Piccola

[Foto Glocal Editrice]

Il Salento è una meta sempre più ambita in tut­to il mondo. Eppure, nono­stante la sua varietà ed estensione, le località proposte dai me­dia sono sempre le stes­se. Chiediamo a Lino De Matteis, direttore della guida turistica “Il Gran­de Salento”, quali sono i percorsi inconsueti che un turista può sperimen­tare qui?

Tutto il territorio salenti­no è uno scrigno inesauribi­le di luoghi da scoprire. La sua ricchezza maggiore sono proprio i piccoli borghi, dove basta lasciarsi andare per le viuzze dei centri storici per vivere un’atmosfera incan­tata. Particolarmente sug­gestivo è anche un percorso alla scoperta dei tantissimi ipogei, frantoi e chiese ru­pestri, che costellano la sua campagna.

Come promuovere que­sti luoghi perché siano valorizzati al pari di quel­li turisticamente più ap­petibili?

Bisogna insistere sullo sviluppo di una vera “cultura del territorio” per conoscere, tutelare e valorizzare quello che abbiamo, dal patrimo­nio monumentale e architet­tonico alle bellezze naturali, senza scordare le tradizioni folkloristiche ed enogastro­nomiche. Invece assistiamo a massicci investimenti su una miriade di eventi che lascia­no il tempo che trovano.

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Supersano, Cripta della Madonna Coelimanna  -[Foto Glocal Editrice]

Vuol dire che gli eventi non servono?

Certamente i microeventi che riempiono le strade e i centri storici fanno colore e calore e riempiono le serate di chi cerca qualche ora di svago, anche se poi, al mat­tino dopo, è tutto finito ed evaporato, avendo lasciato solo pochi spiccioli a qualche bancarella, bar o ristorante e tanta sporcizia per terra. L’e­sperienza degli anni scorsi insegna. Bisognerebbe invece insistere sul “turismo sostan­ziale” e individuare solo po­chi eventi legati alla cultura e alle tradizioni del territorio.

Cosa cerca un turista quando raggiunge il Sa­lento?

Il turista si reca in un luo­go principalmente per vedere e godere delle sue bellezze storico-architettoniche, ar­cheologiche e ambientali, conoscere le tradizioni e gustare i suoi cibi. Ma, sovente, ciò che rappresenta il pa­trimonio turistico primario, come chiese, palazzi, castelli, monumenti, centri storici … è mal conservato, sporco e tra­scurato.

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Specchia, centro storico – [Foto Glocal Editrice]

In che modo potremmo superare lo stereotipo che vede la nostra terra identificata esclusiva­mente con il mare e il cli­ma mite, destagionaliz­zando il flusso turistico?

Ma anche per destagiona­lizzare ci vuole più “cultura del territorio”, che vuol dire, naturalmente, tante cose: dall’amore per la propria terra alla sua valorizzazio­ne, dal decoro dei suoi beni monumentali alla tutela delle sue bellezze naturali, dall’ospitalità all’autenticità degli eventi … Tutti insieme questi elementi rendono possibile quella miscela magica che può ammaliare i turisti tutto l’anno e farli ritornare per riassaporarla meglio.

Le nuove tecnologie con­sentono di vivere il viag­gio come un’esperienza sempre più interattiva e multisensoriale. Questi strumenti rendono il visi­tatore più distratto o più consapevole della cultu­ra geografica con cui sta entrando in contatto?

Le tecnologie possono rappresentare un vantaggio operativo, ma la vera assimi­lazione di un luogo è quello di chi lo scopre e lo vive per­sonalmente.

Grazia Pia Licheri

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