Pubblicato in: Gio, Feb 6th, 2014

“Cura Di Bella”/Carlo Madaro: nessuno può negare il diritto di sperare

Si tratta, allora, solo di garantire parità di eventuali possibilità di scelta?

Altrimenti, si creerebbe, infatti, una disparità di trattamento. Dovremmo sempre dare una spe­ranza, una chance di sopravvivenza a queste per­sone: tanto a chi può pagare, tanto a chi non può e che risulterebbe discriminato e credo che non vi sia discriminazione peggiore. Assicurare pari chance di trattamento, solo questo.

Nel 1998 c’è stata, comunque, la boccia­tura scientifica della “Terapia Di Bella” da parte del Ministero della Salute in seguito ad una sperimentazione clinica. Tra l’altro, sembra che si possano rilevare forti ana­logie con l’attuale vicenda “Stamina”…

Come la recente vicenda “Stamina”, la “Te­rapia Di Bella” ha moltissimi seguaci anche nella classe medica. Si tratta di un cocktail di medici­nali testati e che sono in commercio e il prof. Di Bella ha avuto solo l’intuizione di assemblarli e dalla loro combinazione ha tratto il convincimen­to sul campo, sulla base di sue esperienze pro­fessionali con risultati positivi, testandola sugli animali e poi somministrandola anche sui malati terminali che, di solito, la medicina tradizionale tende ad abbandonare. Lo Stato dovrebbe svi­luppare la propria sensibilità nello stare vicino ai malati e, su loro scelta come su consiglio dei me­dici di famiglia, dovrebbe aiutare i pazienti anche utilizzandola come terapia antidolorifica per un miglioramento della qualità della vita e soprattut­to per un potenziamento delle difese immunitarie. Tra l’altro, essa non è molto aggressiva, come po­trebbe essere invece la chemioterapia che a volte sortisce effetti collaterali molto pesanti ed estra­nei alla “Cura di Bella”.

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Che rimane priva di successo certo…

D’accordo, il risultato non è scientificamen­te prevedibile, poiché non si può conoscere sul­la base della sola teoria in quali casi funzionerà meglio che in altri. Tuttavia, dove essa trova una mappa genetica individuale positiva, dà risultati, a volte, eccezionali. È un metodo alquanto inno­vativo per affrontare la malattia oncologica, che come sosteneva lo stesso Di Bella serve ad aiutare l’organismo nel fronteggiare con le proprie for­ze il male che si sviluppa all’interno del corpo, senza invadere e aggredire maggiormente il me­tabolismo. Tutto ciò potrebbe valere anche per il metodo “Stamina”: come non ricordare quei casi in cui vi sono persone che prima erano paralizzate e ora iniziano a camminare e a muoversi… Non ci sbilanciamo nel dire che il metodo funziona, ma, rimane comunque, è un valido aiuto per chi è preda della malattia e della disperazione. Del resto la medicina non è una scienza esatta come la matematica, ma empirica. Necessita, comunque, di verifiche sul campo.

Lei personalmente, anche sulla base delle numerose esperienze che ha potuto cono­scere direttamente, ha maturato nel tempo convincimenti personali riguardo all’effi­cacia della cura anti-tumorale e ai diritti dei singoli malati?

Personalmente, pur non essendo medico, con­ stato che se i risultati a monte non sono preve­dibili… allora, la strada migliore è quella di iniziarli a proprie spese su se stessi. Non criti­co assolutamente il Ministero, poiché si sa che le risorse a disposizione o già impiegate sono economicamente limitate e che, quindi, non possono essere stanziate per terapie sulla cui efficacia vi sono dei dubbi. A volte si è verifica­to un certo tipo di rallentamento della progres­sione del male e di prolungamento dei tempi di sopravvivenza. Ho qualche esperienza riguar­do ai tumori al pancreas: sono i peggiori, i più aggressivi. Si muore nel giro di pochi mesi tra sofferenze indicibili, dove in alcuni casi si è verificato un prolungamento della vita sen­za sofferenze, perché l’organismo ha risposto positivamente. Nessun tribunale potrà negare tutto questo, perché anche il giudice ha una sua umanità e una sensibilità, per cui il Mini­stero o le Asl non dovrebbero contrapporsi, ma piuttosto favorire l’ammalato. Penso che sia una strada, ma anche un compromesso con le esigenze di bilancio ministeriale per distribuire equamente le proprie risorse.

L’EX PRETORE DI MAGLIE/FIN DALL’INIZIO DIFENSORE DEL DIRITTO DI CURA 

Carlo Madaro è stato magistrato di Cassazione e Pretore a Ma­glie. Nel 1998 è stato insignito del prestigioso premio “Livatino” (Premio Internazionale all’impegno sociale “Rosario Livatino”).

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È stato Consigliere provinciale e assessore comunale. Come do­cente universitario ha scritto un libro sulla cura contro il cancro del dott. Luigi di Bella, una controversia che lo vide protagonista e divise l’opinione pubblica negli anni novanta.

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