Dalla Ceneri alla Pasqua/Cercando l’acqua che disseta per sempre
A mano a mano che si avanza verso la Pasqua del Signore si fa più esplicita la catechesi sul Sacramento del Battesimo: acqua che disseta (la samaritana al pozzo di Giacobbe), illuminazione della vita per la fede ricevuta (il cieco alla fonte di Siloe), passaggio dalla morte alla vita (Lazzaro già morto, torna in vita). Il contesto socio ambientale nel quale si svolge il dialogo tra la Samaritana e Gesù è quello della Samaria. Il territorio della Samaria si estende tra la Galilea e la Giudea di conseguenza per raggiungere Gerusalemme, partendo da Nazareth, si è obbligati ad attraversare la Samaria, a meno che non si percorre la strada che costeggia il lago di Tiberiade e prosegue lungo la sponda del Giordano, una volta giunti a Gerico si procede salendo a Gerusalemme.
Gli abitanti sono detti samaritani che si distinguevano all’interno dell’antico Israele per il fatto che mettevano in dubbio alcune tradizioni e non riconoscevano l’unicità del Tempio di Gerusalemme. I samaritani si recavano nel loro tempio sul Monte Corazim e qui celebravano il sacrificio pasquale per questi motivi i samaritani erano considerati dagli altri ebrei scismatici, malvisti, anzi proprio disprezzati. Il territorio di Israele scarseggiava e scarseggia di acqua. Questo il motivo che ha spinto la popolazione del luogo a scavare dovunque delle cisterne nelle quali raccogliere l’acqua piovana.
Si scavavano anche dei pozzi, impresa più difficile, a motivo della profondità dove poteva trovarsi una vena d’acqua. Il pozzo di Giacobbe è in territorio samaritano precisamente ai piedi del monte Corazim presso il quale avvenne l’incontro tra il giudeo Gesù e la donna samaritana. Molti sono i dettagli sul dialogo intercorso tra i due e riportato dal vangelo di Giovanni.
La conversazione inizia dalle appartenenze poi dai luoghi, dai riti, dalle e subito si sposta sull’umanità ferita e bisognosa di guarigione, sull’adorazione di un Dio “spirito e verità” attento ai cuori delle persone e premuroso per le loro ferite. Gesù si presenta alla samaritana non come un fedele osservante di ritualità ma come profeta che allarga l’orizzonte visivo, della mente e del cuore. Egli afferma che Dio è “spirito e verità” per cui non ha bisogno di spazi chiusi. Nel dialogo Gesù introduce un nuovissimo elemento dalle proprietà sorprendenti, infatti Gesù parla di “acqua nuova” che disseta per sempre (riferimento all’acqua del battesimo), nello stesso tempo smorza l’importanza della provenienza etnica delle persone e svuota di contenuto il sacrificio di tori e agnelli. Il battesimo ci fa nuove creature e nuovo è pure l’atteggiamento che dobbiamo assumere verso i samaritani, in particolare “verso una samaritana, donna e peccatrice”.
Padre Antonio Febbraro
















