DALLA CONFUSIONE DELLE LINGUE ALLA MULTICULTURALITÀ DELLA VITA
ORTODOSSI A COSTANTINOPOLI E A LECCE
Isabelle Oztasciyan Bernardini, Delegata per l’ecumenismo della chiesa greco-ortodossa, ha raccontato come ha sviluppato questa funzione ponte nel suo piccolo, viaggiando spesso tra Lecce e Costantinopoli in cui è nata.
Nel suo intervento “Essere ortodossi a Costantinopoli e a Lecce”, ha infatti informato come, per gli stretti contatti che la sua famiglia ha con la sede patriarcale, è stata testimone da vicino dei passi preparatori a storici incontri che hanno fatto maturare personalmente uno spirito ecumenico che con fervore trasmette non solo a Lecce in cui vive, ma in tutte le realtà in cui svolge il suo mandato di rappresentante della Chiesa Ortodossa.
RIFLESSIONI ECUMENICHE/PERCORSI EDUCATIVI INTERRELIGIOSI
Nel contesto dell’itinerario formativo all’esperienza multiculturalità mediante l’osservazione, l’analisi e lo studio, approfondito nell’iniziativa, il prof. Biagini, ebreo e docente dell’università di Lecce, ha riferito su “Bruno Ussar e l’esperienza di Nevé Shalom/Wahat al-Salam”, il villaggio cooperativo non lontano da Gerusalemme nel quale da diversi decenni vivono insieme cristiani, ebrei e palestinesi di cittadinanza israeliana. Questi ha fatto costatare agli uditori la concreta possibilità di una pacifica convivenza quando una comunità basa la propria vita sull’accettazione, il rispetto reciproco e la cooperazione.
Il sogno di Nevè Shalom è quello di comunicare in una forma di vita associata, in una comunità, dove pur fedeli ciascuno alla propria fede e alle proprie tradizioni, si può vivere pienamente se si è rispettosi l’uno dell’ altro, trovando in questa diversità una fonte di arricchimento personale. “Un modello da esportare e far conoscere” ci ha detto il relatore, “perché traduce in pratica gli orientamenti ideali della pace nei vari settori in cui va articolata una struttura di vita comune con le sue funzioni basate assolutamente sulla fiducia dell’altro”. Su questa scia di pace si è innescato il secondo relatore della serata, Saiffedine Maaroufi, Imam della Comunità islamica di Lecce.
Partendo dalla comune espressione, titolo anche del suo intervento,“ Come se parlasse arabo!…”, per indicare incomprensione, egli ci ha fatto gustare invece come a Lecce si respiri finalmente un’aria assolutamente nuova riguardo all’accettazione della sua comunità. Dopo un cammino difficile e fatto per lo più di pregiudizi, una serie di esperienze di amicizia ha fatto si che la comunità si senta oggi accettata e comunque inserita in un percorso di dialogo e di conoscenza che fa scoprire i volti veri della religione, lontani da quelli più estremisti che i mezzi mediatici offrono. Ciò che la città comunque richiede nel suo cammino evolutivo, è puntare ad una serie di percorsi educativi già nelle scuole, basati sull’incontro multiculturale e interdisciplinare. I programmi sono ancorati a modelli scolastici non aggiornati che creano incomprensione e per molti versi confusione. A chiarire questi punti è stato il prof. Renato Di Chiara Stanca, formatore di Puglia e Basilicata, Ass. AFS Intercultura Onlus, proponendo una riflessione appunto su: “L’inteculturalità di base negli adolescenti: l’esperienza di “AFS Intercultura onlus”.
Oggi in Albania come in Grecia, attraverso contatti sempre più assidui ed ufficiali diventa mediatrice di un dialogo non indifferente. Dialogo è la parola chiave anche nell’articolato intervento del P. Paolo Gamberini, S.J., della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli che, ispirato al libro degli Atti degli Apostoli, volle tradurre questa parola con “Iniziare a parlare la lingua degli altri” (cf At 2,4). Il clima pentecostale della Chiesa va verso questo senso crescente di sensibilità, quello cioè di non bastarsi sino a quando non si incarnano le situazioni, a volte difficili, del fratello. Esperienza d’amore che in Cristo trovano il suo apice e nelle nostre quotidianità le singole potenzialità ispirate di rinnovamento. Tappe di rinnovamento, che a partire dal dolore delle divisioni pian piano hanno costruito un cammino che interroga tutti universalmente, ecumenicamente e che da più di un secolo proprio in ambito protestante trovano un risveglio e una organizzazione che presto sarà chiamata Cec, il Consiglio ecumenico delle chiese. Puntuale nell’excursus di tali passaggi è stato il Pastore della Comunità Evangelica Luterana, Bari; Helmut Schwalbe parlando de “L’Ecumene – ponte verso l’apertura multiculturale”.
Pagine a cura di Nick Pace

















