La Regina di Svezia e due intagliatori Leccesi
Dall’Archivio Diocesano…
Un aspetto importante nella ricostruzione della storia del Barocco Pugliese, e di quello di Terra d’Otranto in particolare, è lo scambio, soprattutto culturale, fra le città del Sud, Lecce in questo caso, e il resto della penisola (con particolare riferimento a quelli che erano i centri vitali dell’epoca come Napoli e Roma). Una serie di testimonianze, documentate nel Fondo Matrimoni dell’Archivio diocesano leccese e rilasciate tra il 9 e il 22 novembre 1669, gettano una nuova luce proprio su questo aspetto. Gli scambi, i viaggi culturali non erano inconsueti all’epoca (benché più complessi degli attuali) e questo tipo di documenti, oltre a dimostrarlo, aiutano anche a capire come il Sud artistico fosse meno periferico e isolato di quanto si possa immaginare oggi. Geronimo Grande – figlio di Giuseppe, di Lecce, 32 anni circa – mastro scultore di legname, dichiara di essere tornato a Lecce da Roma da circa due anni. L’intagliatore visse due anni e mezzo nella capitale della cristianità con il fratello, il chierico Francesco Maria. Entrambi, continua la dichiarazione, stavano assieme ed esercitavano la loro “virtù” di scultura e “altre galanterie”. Lo stesso Geronimo specifica ulteriormente di essere stato a Roma per perfezionarsi nella sua “virtù” d’intagliare il legno.
Jacob Ferdinand Voet – Cristina di Svezia
Nel fascicolo segue poi la dichiarazione del fratello il quale aggiunge che nel periodo romano abitavano in Piazza di Spagna. Anche il padre dei due, Giuseppe – di circa sessanta anni, figlio del defunto Marino – di professione scultore di legname, rilascia la sua testimonianza sottoscrivendola, a differenza dei figli, con il “Signum Crucis” tipico di chi non è in grado di scrivere. Ciò che rende maggiormente interessante la vicenda è che la presenza in Roma dei due fratelli artisti sembrerebbe essere collegata con quella della Regina di Svezia citata nella testimonianza. La Regina cui si riferisce il documento è evidentemente Cristina di Svezia e fu celebre per essere stata una delle figure più attive e significative della Roma Barocca. I due giovani artisti leccesi, sulla base di questi documenti, sarebbero arrivati a Roma a circa metà del 1664 per poi ripartirne nel 1667 quando cioè anche la sovrana svedese ripartì per la sua terra natale. Tale coincidenza non è da sottovalutare e la vicenda è tutta da approfondire.
Fabio Grasso
















