Dalle Ceneri alla Pasqua/Era un uomo cieco ora è nuova creatura
Come Gerusalemme fu la meta di tutta la vita di Gesù così Gerusalemme è la meta del cammino quaresimale di tutta la Chiesa. Oggi sostiamo proprio nella città santa precisamente a Siloe, estremità sud-orientale dell’abitato. Qui al tempo di Gesù scaturiva l’acqua della fonte omonima che la si riteneva terapeutica e perfino miracolosa. In questo piccolo spazio si colloca l’episodio della guarigione del cieco da parte di Gesù, evento registrato dall’evangelista Giovanni con molti particolari anche simbolici.
Evidenzio il facile accostamento tra quanto è accaduto presso la piscina di Siloe e quanto accade nell’amministrare il sacramento del battesimo: l’acqua della piscina (acqua del battesimo), il cieco (il catecumeno è un uomo vecchio), l’invito di Gesù al cieco di andarsi a immergere nell’acqua con l’esito positivo (il battesimo, per il dono della fede, ci fa nuove creature). L’accaduto narrato dall’evangelista Giovanni si carica di significato simbolico, pedagogico e con un evidente rimando al sacramento del battesimo nel rito di immersione.
Nicholas Poussin – La guarigione del cieco nato
Come per Gesù sul Tabor, così per ogni persona che si immerge nella vasca battesimale, si compie la metamorfosi o la trasformazione: si diventa “nuova creatura”. Il modo di essere della persona e le circostanze della vita inducono a far cadere l’accento ora sul dato fisico cioè sugli occhi che permettono di vedere fisicamente le persone, gli animali e le cose, ora in senso allegorico a far cadere l’accento sul dono della fede che è illuminazione della mente e del cuore.
L’auspicio è di poter disporre di una vista “acuta”, di una mente “lucida”, di un cuore “tenero e generoso”. Dopo aver ascoltato questo brano si accende la speranza in noi e la consapevolezza della nostra appartenenza a Cristo Signore, nel duplice significato: io sono parte di quel corpo, e quel corpo è parte di me. La preghiera trova le parole adatte che potrebbero essere proprio queste: “Signore conservami gli occhi per vedere la linea dell’orizzonte. Conservami la mente perché io possa comprendere e distinguere il bene e il male. Conservami il cuore perché sia capace di cogliere le gioie e le sofferenze degli altri, ed offrire, a chi ne ha bisogno, un sorriso ed una tenerezza.
Padre Antonio Febbraro
















