Dalle Ceneri alla Pasqua/Il Monte, inizio e fine della vita terrena
Il termine Quaresima indica un tempo liturgico, della durata di circa 40 giorni, collegato direttamente alla Pasqua di Gesù. Si caratterizza per un ascolto più coordinato della Parola di Dio, proposto dalla liturgia e orientato ad approfondire la Pasqua del Signore e gli effetti salutari del santo Battesimo.
I brani della Bibbia proclamati in ciascuna della cinque domeniche di Quaresima si memorizzano anche per l’uso di un linguaggio immaginifico e per il riferimento a dei luoghi specifici, reali e fortemente simbolici. Il cammino quaresimale si conclude con l’accostamento e il confronto tra la resurrezione di Lazzaro di Betania e la Resurrezione di Gesù di Nazareth.
SUL MONTE TABOR IL SUO VOLTO BRILLÒ COME IL SOLE (MT. 17,1-9)
I monti e il deserto hanno in comune il silenzio. Tutte le religioni considerano i monti come luoghi sacri. In Grecia, Zeus, dimorava sull’Olimpo in compagnia di tante altre divinità e semidivinità. La Bibbia riferisce che Dio sul monte Sinai promulgò le tavole della legge. Gesù promulgò la nuova alleanza sul monte delle Beatitudini. Sul monte delle Tentazioni Gesù si preparò alla vita pubblica, si trasfigurò sul monte Tabor e sul monte Calvario Gesù concluse la sua missione in croce. Anche l’uomo è affascinato dai monti, forse perché scalando il monte l’uomo si illude di sollevarsi verso il cielo nel tentativo di cogliere una voce che provenga dall’alto. Anche dopo la Pasqua di Gesù i monti sono stati considerati luoghi privilegiati dalla divinità. Lunga è la lista dei sacri monti. In Italia: Montecassino, Monte Vergine, Monte della Verna, Sacro monte di Varese, Sacro monte di Varano. Per la Grecia sono noti il Monte Athos e le Meteore.
La liturgia della II domenica di Quaresima ci invita a fermarci sul monte Tabor in Palestina. È alto 588 metri sul livello del mare Mediterraneo. Si innalza rapidamente su una estesa pianura tra Nazaret e il lago di Tiberiade. Qui si appartarono Gesù con i suoi tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni e la liturgia odierna rievoca quell’evento noto come la metamorfosi o la trasfigurazione di Gesù. Ad un certo punto egli mutò forma, cambiò aspetto. Il suo volto brillò come il sole. Dunque decisamente diverso da come e quanto appariva precedentemente. La trasfigurazione o la metamorfosi di Gesù sul monte Tabor è una anticipazione visiva della prossima risurrezione di Gesù: una reale trasformazione del suo essere non un semplice ritorno alla vita precedente come lo fu per Lazzaro. Un messaggio che tocca tutti e ciascuno: riferito alla Pasqua del Signore, riferito all’ultima Pasqua di ciascuno di noi. Quel giorno per ciascuno di noi inizierà un nuovo essere e ho difficoltà ad immaginarne la forma.
Padre Antonio Febbraro

















