“Lazzaro vieni fuori”… anticipo della Pasqua
Sul Monte degli Ulivi sorge Betania. È un semplice villaggio a circa tre chilometri da Gerusalemme. Da qui, guardando verso est, godi un bel panorama e scorgi all’orizzonte il Mar Morto e sullo sfondo il deserto. I tre fratelli amici di Gesù, Lazzaro, Marta e Maria, avevano a Betania la loro casa, qui Gesù si fermava spesso e proprio qui Gesù compì il miracolo strepitoso della rianimazione dell’amico Lazzaro.
Ancora a Betania Gesù partecipò ad un pranzo in compagnia del risuscitato Lazzaro. Dopo la giornata trionfale vissuta da Gesù a Gerusalemme nella giornata, detta “delle Palme”, alla sera egli si ritirò presso gli amici di Betania. Betania è un luogo diventato nel tempo molto caro alla pietà dei cristiani. Da Betania parte ogni anno la processione delle palme che raduna tutti i cristiani dell’area e si snoda solennemente per le vie di Gerusalemme. Il vangelo di Giovanni 11,1- 45 riferisce della morte e del risveglio di Lazzaro. Un evento quello riguardante Lazzaro anticipatore della Pasqua del Signore un po’ nascosto e un po’ svelato, evento anche un po’ simbolico perché evoca la liturgia battesimale. Il racconto di Giovanni riguardante Lazzaro si sviluppa in due distinte scene, la prima è data dal dialogo tra Gesù e Marta la sorella di Lazzaro che ha per oggetto la morte del fratello; la seconda è data dalla visita di Gesù alla tomba di Lazzaro.
Giotto di Bondone, La Risurrezione di Lazzaro, XIV sec.
Il culmine delle due scene è raggiunto nel comando di Gesù detto a gran voce: “Lazzaro vieni fuori!” e l’amico morto da quattro giorni si leva e torna alla sua casa con grande stupore dei presenti. Le parole “nuove” che annunciano il “nuovo contenuto” della Pasqua di Gesù sono indirizzate a Marta e a tutti i credenti: “Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà. Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. Il “nuovo” della Pasqua di Gesù avverrà sulla sua persona quando per propria virtù (quindi da solo) quell’uomo di Nazareth, morto in croce e tumulato nella tomba scavata nella roccia, al terzo giorno dalla sua morte, si leverà vivo e vivente per sempre, lasciando vuota quella tomba e apparendo in modo tangibile e inequivocabile alle donne, alla madre, ai discepoli, aiutando loro e pure noi che siamo venuti dopo, a credere in Dio che è “Spirito e verità” e a non cercare “tra i morti colui che è vivo”.
La liturgia battesimale ha riflettuto tanto sulla morte e sul ritorno alla vita di Lazzaro confrontandola con la morte-risurrezione di Gesù e legando la fede della Chiesa alla passione-morte-risurrezione di Gesù condividendo le parole di San Paolo riferite al battesimo ricevuto, siamo stati tutti “con-sepolti in Cristo e con-risuscitati in Cristo”. Questa fede è stata tradotta in forma visiva negli antichi battisteri dei secoli V e VI: essi sono scavati per terra a forma di croce a bracci uguali, nello scavo si compone una vasca-tomba colma d’acqua dove si accede per tre gradini per poi immergersi e ancora per tre gradini si riemerge e si risale dall’acqua diventati per pura grazia nuove creature appena “risorte” .
Padre Antonio Febbraro
















