De Castro: “Xylella Fastidiosa, situazione drammatica perché inedita”
A colloquio con l’ex Ministro delle Politiche Agricole e attuale Presidente della Commissione Europea Agricoltura e Sviluppo Rurale.
Si naviga a vista/ “I tecnici ancora non hanno le idee chiare, poiché ancora non si ha una precisa cognizione: ad Alezio, ad esempio, ci sono alcune strade con campi completamente essiccati e a pochi metri vi sono degli ulivi in ottime condizioni”.
La mappatura del fenomeno/“La prima cosa da fare è un fortissimo e urgentissimo intervento a tappeto per fare la mappatura, trappole sui vettori e conoscenza della diffusione del batterio”.
Il batterio che sta distruggendo tanta parte degli ulivi del Salento, la “Xylella Fastidiosa”, costituisce uno dei più grossi problemi che sta affliggendo il nostro territorio e che potrebbe coinvolgere in tempi brevi anche altri luoghi e regioni italiane.
Incontriamo, pertanto, l’onorevole Paolo De Castro, parlamentare europeo e presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale che, si sta impegnando con molto vigore e con la consueta perizia a sollevare in sede europea questo particolare ed inedito caso di malattia dei nostri ulivi per cercare di trovare quanto prima una soluzione che possa sconfiggere l’agente patogeno, tutelare piccoli e grandi imprenditori agricoli, salvaguardare l’economia del territorio.
Da sempre il Salento si è caratterizzato come territorio nel quale l’agricoltura ha avuto un ruolo rilevante per il sistema produttivo e lo sviluppo. Si può prevedere quanto il problema della “Xylella Fastidiosa” potrà compromettere tale importante attività delle nostre campagne?
Intanto, occorre dire che, dal punto di vista scientifico, sono in corso le analisi per comprendere meglio la situazione. L’unico dato certo che abbiamo è che la Xylella fastidiosa è presente, ma c’è ancora la necessità di approfondire i vettori. Si parla di Coccinellide, ma, a detta dei patologi, dell’osservatorio del laboratorio fitopatologico regionale e degli esperti che ho avuto modo di ascoltare in questi giorni, vi sono anche alcune concause. Emergono molti dubbi sulle varie tipologie di Xylella Fastidiosa, sui vari cloni di questo batterio e soprattutto sulla concausa di una serie di altre fitopatie che indebolirebbero in qualche modo gli ulivi e che renderebbero poi possibile questo tipo di presenza.
Bisogna, pertanto, affrontare ancora, ed in maniera molto seria, alcuni problemi riguardanti le dalità con cui si sviluppa e si diffonde questo patogeno, l’individuazione delle concause, la presenza di alcuni attacchi fungini e di alcune coltivazioni deboli a motivo di altre ragioni tipo il carattere climatico o di non cura in alcune zone della coltivazione. La prima attività da compiere è una mappatura della diffusione di tale batterio da realizzare, a mio avviso, in maniera molto massiccia, poiché ritengo che ora sia arrivato il momento in cui il problema non possa essere affrontato con dei test a campione, ma debba essere affrontato mediante il Corpo forestale dello Stato, attraverso l’ispettorato e una quantità di uomini che, seguendo istruzioni tecniche agronomiche precise, devono poter fare una mappatura della diffusione. Anche perché la Xylella Fastidiosa potrebbe anche esserci in altri areali e non manifestarsi.
Il quadro esaminato sembra davvero carico di molte preoccupazioni…
Per tutti i suddetti motivi e tenendo pure conto che noi oggi non abbiamo alcuna nozione sulla diffusione, considero la situazione, drammatica. Inoltre, potrebbero essere attaccate una serie di altre piante, come quelle forestali, il leccio, l’oleandro o alcune sue tipologie o varietà L’unico caso che si conosce è quello californiano dove tale agente infettivo aveva attaccato anche i vigneti. C’è ancora la necessità di capirne di più dal punto di vista tecnico e quindi ritengo che sia molto utile una mappatura non solo a livello salentino: qualora si riscontrasse il batterio anche in altri areali, magari molto distanti, il tipo di gestione del problema assumerebbe evidentemente una rilevanza e un approccio completamente diverso rispetto all’esclusiva concentrazione del fenomeno in alcuni comuni.
Un caso così complesso ed importante non può non coinvolgere attivamente l’Europa…
Dal punto di vista europeo si può rilevare che sicuramente, insieme con la ministra Nunzia De Girolamo, ci si è attivati immediatamente: ci siamo messi in contatto con il commissario Tonio Borg, con il commissario Dacian Ciolos e non ci sono dubbi che esistano percorsi sotto il profilo regolamentare europeo per chiedere e ottenere dall’Europa una compartecipazione che deve riguardare le spese di eradicazione della malattia e quindi riguardanti il lavoro che bisognerà compiere, le attività in ambito tecnico per trattare o eradicare trattando la relativa gestione delle attività insieme allo stato membro.
arancio dolce affetto da Xylella Fastidiosa
Bisogna poi annotare che ci sono anche risorse per riparare il danno subito dagli agricoltori, danno che come i tecnici confermano, porterebbe allo sradicamento degli ulivi. Ciò comporterebbe un costo enorme sia per gli agricoltori sia per l’intera collettività, in quanto si tratta di zone con ulivi secolari con una valenza paesaggistica ambientale straordinaria… Doverli sradicare per ragioni sanitarie e reimpiantarli costituirebbe effettivamente un problema drammatico. Non c’è dubbio che la malattia va fermata e il batterio, per quelle pochissime esperienze in letteratura che si hanno sulla sua diffusione o per lo meno sui cloni in cui si è verificato, è certamente molto insidioso e pericoloso.
La Regione Puglia ha varato un piano d’emergenza disponendo la classificazione dei territori colpiti, l’estirpazione delle piante infettate, la bruciatura della vicina vegetazione di piccole dimensioni e interventi fitosanitari. Finora, questi, sono gli unici rimedi?
Su questo ancora stiamo lavorando con la Regione. Io stesso ho sentito più volte Fabrizio Nardoni. Purtroppo, i tecnici ancora non hanno le idee chiare, poiché ancora non si ha una precisa cognizione dell’articolata situazione di malattia: ad Alezio, ad esempio, ci sono alcune strade con campi completamente essiccati e a pochi metri vi sono degli ulivi in ottime condizioni. Perché solamente quegli alberi e non gli altri? Quali sono le concause che determinano la diffusione così forte in alcune superfici e meno in altre? L’attacco nocivo sta per arrivare o ci sono altre condizioni, come ad esempio la robustezza delle piante, per cui l’ulivo riesce da solo a difendersi? Nessuno sa rispondere a questo.
E per quanto concerne i trattamenti?
È evidente che la situazione è ancora più incerta, poiché non si può colpire il batterio, ma si deve individuare il vettore che sposta il batterio. Si parla delle Coccinellidi, ma ancora non è stata ricavata una mappatura con delle trappole che le individuino attraverso la conoscenza dei voli.
La situazione è caratterizzata da drammaticità anche perché è una malattia dell’ulivo completamente nuova…
Non c’è nulla nei testi e non ci sono casi analoghi che ci aiutano a capire come comportarci poiché l’unica esperienza è in altre piante con areali produttivi completamente distanti dal nostro, come Stati Uniti, Asia ecc.… In tale contesto, ribadisco che la prima cosa da fare è un fortissimo e urgentissimo intervento a tappeto per fare la mappatura, trappole sui vettori e conoscenza della diffusione del batterio. È chiaro che il batterio in sé non si può eliminare, ma c’è bisogno di antibiotici. Com’è noto, tali trattamenti antibiotici possono essere eseguiti anche nelle piante, ma sono pericolosissimi; eventualmente si potrebbero effettuare su alcuni ulivi secolari di particolare valenza, ma si tratta di operazioni molto complesse sul piano tecnico, perché riguardano interventi costosissimi e che poi incidono relativamente.



















