De Fabrizio: “Scuole insicure e senza soldi? Dai Dirigenti un’azione corale”
A colloquio con Il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Lecce…
Cambiamenti culturali/“Un percorso che possa determinare effetti concreti nella vita di tutti i giorni: strade più sicure, case più sicure, scuole più sicure, rete più sicura”.
La serrata auspicata/“La sofferenza di cassa degli istituti scolastici non può essere scaricata sul lavoro e sulle responsabilità dei professionisti della sicurezza”.
La sicurezza è fattore indicativo della crescita economica e sociale di un territorio, non elemento sovrastrutturale. Lo sviluppo del Paese è strettamente connesso alla sicurezza nei luoghi di lavoro, tuttavia, è opportuno, scegliere verso quale modello di sviluppo o quale crescita etico-sociale orientare la collettività e quindi la Nazione. Queste le considerazioni alla base dell’intervista con il Presidente dell’Ordine della Provincia di Lecce, Ing. Lorenzo Daniele De Fabrizio.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro… ma possiamo ritenerlo sicuro?
Direi di si, sostanzialmente si. Vorrei però porre alcune premesse per una valutazione quanto più serena e aderente alla realtà dei fatti. Il lavoro in Italia non è più quello di 40 o 50 anni fa o come è in alcune nazioni che non hanno una base normativa garantista per i lavoratori. È indubbio che il problema della sicurezza esiste e non possa essere azzerato nonostante il quadro normativo nazionale sia esauriente ed esaustivo: dal 1994 con la Lg. 626, poi la 494 del ‘96 (sicurezza nei cantieri prima del Testo Unico 81/08 e durante la 626 ndr), quindi il D. Lgs. 81 del 2008 e successive modifiche. Il problema non è certo dovuto alla mancanza di norme. Il problema della sicurezza, pertanto, è caratterizzato da vari fattori tra i quali quelli culturali e comportamentali, correlati alla specificità del lavoro; tali da non poter essere ritenuti secondari e sottovalutati.
Quindi, oltre alla rigorosa osservanza del T. U. 81/08 da parte del datore di lavoro e dei lavoratori, anche buon senso nel comportamento del singolo…
Può sembrare scontato, ai limiti della banalità, ma è proprio così. Penso a comportamenti non esattamente compatibili con la sicurezza come ad esempio, quella del giovane operaio che dopo aver fatto le ore piccole in discoteca, alle 7 della mattina successiva opera all’interno di un cantiere di costruzioni; stessa considerazione per il lavoratore in genere, sul proprio posto di lavoro senza la necessaria lucidità e presenza. Un comportamento che sottolinea una evidente mancanza sotto il profilo culturale e che può incidere sulla sicurezza per sé e per gli altri; ancor più se si tratta di attività che comportano elementi di rischio o sono inserite all’interno di processi produttivi che coinvolgono altri lavoratori.
Aspetti e circostanze che sfuggono al buon senso e alla Normativa incrementando così i fattori di rischio…
In considerazione della molteplicità degli aspetti e delle circostanze che rientrano in gioco, azzerare totalmente il rischio di incidente o di infortunio sui luoghi di lavoro, diventa praticamente impossibile, nonostante il legislatore, per intervenire in modo organico nell’ambito della sicurezza, abbia fissato procedure ben dettagliate quali la pianificazione della sicurezza, la formazione e l’informazione del lavoratore e del datore di lavoro, quindi il controllo.
Dove sono allora le criticità e punti di forza del sistema sicurezza?
La pianificazione, pur essendo la fase più complessa del processo non presenta difficoltà per il tecnico progettista, le prime criticità, invece, si manifestano quando le procedure di sicurezza previste per ogni specifica attività devono essere fatte proprie e attuate con rigore dai lavoratori e dal datore di lavoro. Altro aspetto che lascia quantomeno perplessi riguarda alcune forme di eccessiva burocratizzazione per non parlare poi delle sanzioni previste prevalentemente per adempimenti amministrativi: una sorta di caccia alle streghe che ritengo francamente inutile.
















